meloni tajani crosetto garavaglia giorgetti salvini conte

DAGOREPORT - NON SOLO SALVINI MA ANCHE I COSIDDETTI ''RIBELLI LEGHISTI'' APPARTENGONO ALL'IMMORTALE COMMEDIA ITALIANA: SCALPITANO, BRIGANO, ANNUNCIANO, MA NEL MOMENTO DELLA VERITÀ SI DIMOSTRANO SEMPRE I MEJO “CAGHETTA” DELLA PADANIA - IL CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA LEGA, CHE HA MANTENUTO AL VERTICE IL MALCONCIO SALVINI, È L’ULTIMO, LAMPANTE ESEMPIO - TUTTO IL CORAGGIO DI GIORGETTI E' STATO QUELLO DI MANDARE ALLO SBARAGLIO IL FIDO GARAVAGLIA: SE FEDRIGA NON SI E' NEMMENO PRESENTATO (SCUSA CRESIMA DEL FIGLIO), QUEL CUOR DI CONIGLIO DI ZAIA SI E' LIMITATO A FARE CIAO-CIAO CON LA MANINA: COSI', GARAVAGLIA SI E' RITROVATO AL FIANCO SOLO FONTANA (E ROMEO) – LA SPARATA ANTI-UCRAINA DI SALVINI (“DIRÒ STOP ALLE ARMI A KIEV”) DEFLAGHERA' NEL PROSSIMO CDM CHE DOVRA' DARE IL VIA AL PACCHETTO DI AIUTI A ZELENSKY DI 4 MILIARDI, FERMI DA GIUGNO – SUL RIPETUTO NO DI SALVINI, LA MELONI NICCHIA, MENTRE TAJANI PREME PER VOTARLA - TANTA FIBRILLAZIONE, PUR ESSENDO L'ITALIA IN FONDO ALLA CLASSICA DEI CONTRIBUTORI EUROPEI DI AIUTI ALL'UCRAINA, LA SVELO' CROSETTO IN UN'INTERVISTA ALLA BBC: "LA MAGGIORANZA DELL'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E' CONTRARIA A SOSTENERE L'UCRAINA" - E MICA SOLO A DESTRA: SE IL M5S DI CONTE DA SEMPRE SBERTUCCIA I "CESSI D'ORO" DI ZELENSKY, ANCHE PER IL 70% DEGLI ELETTORI DEL PD SERPEGGIA UNA FORTE INSOFFERENZA (EUFEMISMO) PER LE SORTI DELLA DISGRAZIATA UCRAINA... - VIDEO

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

 

 

matteo salvini congresso straordinario della lega foto lapresse 6

DAGOREPORT

I cosiddetti "ribelli leghisti" ormai sono un genere cinematografico. Comico. Scalpitano, fanno trapelare, brigano, ma nel momento della verità si dimostrano sempre dei “caghetta”. Il congresso straordinario della Lega, che si è svolto nel weekend a Milano, è l’ultimo, lampante esempio.

 

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha mandato avanti il suo fedelissimo Massimo Garavaglia, presidente della Commissione finanze del Senato ed ex ministro del Turismo, che ha ottenuto 146 voti su 465 (il 24% dei consensi).

 

GARAVAGLIA GIORGETTI

Garavaglia non era solo il candidato di Giorgetti, ma anche di tutto il fronte nordista (lo sostenevano anche i “lumbard” Attilio Fontana e Massimiliano Romeo).

 

L’ex governatore del Veneto, Luca Zaia si è presentato, ha fatto da lontano ciao-ciao con la manina a Garavaglia e si è lasciato chiamare in causa da Durigon per un ruolo nella nuova segreteria politica (massimo nove membri nominati dal segretario). Ma, pavido come sempre, non ha affondato il colpo. Il suo “collega” Massimiliano Fedriga non si è nemmeno presentato, con la scusa della cresima del figlio.

 

Maurizio Fugatti - Luca Zaia - Attilio Fontana - Massimiliano Fedriga

Attilio Fontana ha firmato per Garavaglia e ha rivendicato di aver visto accolte le istanze del territorio, ma nulla più. Alla fine Matteo Salvini ha ottenuto la sua vittoria, che gli permetterà un controllo ancora più stretto del partito.

 

Oltre alle piccole beghe interne, la notizia più rilevante del congresso leghista è stata la frase del segretario sull’Ucraina: “Al prossimo consiglio dei ministri chiederò lo stop agli aiuti a Kiev”. Una frase poi corretta, dopo una telefonata furiosa di Giorgia Meloni.

 

Il prossimo pacchetto di aiuti dovrà essere votato presto: l’autorizzazione alle forniture scade a fine 2026 e servirà un nuovo atto parlamentare per il 2027. L’Italia è tra i contributori più bassi sul piano bilaterale militare (stime IAI e Kiel collocano gli aiuti militari diretti intorno ai 3-4 miliardi, con il Paese spesso in fondo alle classifiche).

 

SALVINI PUTIN

Nella Lega la maggioranza dei dirigenti e dei parlamentari, sul piano pragmatico di governo, è più vicina alla linea di continuità che allo stop secco. Salvini però ha usato il congresso per titillare la base e inseguire quello spara-putinate di Roberto Vannacci, che l’ha superato a destra.

 

Ma la percezione è comune un po’ a tutti i partiti: la popolazione italiana, in maggioranza, è scettica sugli aiuti all’Ucraina e ha in forte antipatia Zelensky.

 

Dimenticando la storia, peraltro: se durante la seconda guerra mondiale i cittadini americani si fossero opposti ad aiutare militarmente (anche al costo di migliaia di morti) il nostro Paese, il fascismo non sarebbe mai caduto.

 

Ma evidentemente l’esperienza non insegna. E così, anche la gran parte dell’elettorato Pd è contraria a fornire aiuti all’Ucraina (soprattutto i vetero-comunisti, rimasti ancora fedeli all’Unione sovietica che ha foraggiato il Pci per mezzo secolo).

 

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse 10

In Fratelli d’Italia la leadership (Meloni-Crosetto e Fazzolari, sposato con una donna ucraina) tiene la linea atlantista, ma anche lì la base è più fredda. Il Movimento 5 Stelle è nettamente contrario.

 

Sondaggi recenti (Eumetra settembre 2026: 61% no alle armi; Ixè: solo 18% per il sostegno militare «finché necessario») mostrano una netta maggioranza contraria.

 

Crosetto stesso, in un’intervista alla BBC, ha ammesso che «la maggioranza dell’opinione pubblica è contro». È passata la narrazione dei «cessi d’oro» e degli sprechi a Kiev, mentre in Italia si discute di sanità, liste d’attesa e priorità domestiche. Ed è su questo scollamento che si gioca tutta la propaganda “pacifista” by Conte-Travaglio.

marco travaglio e giuseppe conte foto lapresse Timur Mindich

matteo salvini giancarlo giorgetti - foto lapresse

 

 

 

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse 6Timur Mindich

MATTEO SALVINI