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“CHI VOTA 'NO' OGGI RISCHIA DI METTERE IL TIMBRO SULLA SINISTRA CHE SI ORGANIZZA SULL’ASSE LANDINI-CONTE” – DALL’EX PRESIDENTE RAI PETRUCCIOLI ALL’EX MINISTRO CESARE SALVI FINO ALLA RIFORMISTA DEM PINA PICIERNO E AL PROFESSOR CECCANTI, C’E’ UNA SINISTRA CHE VOTERA’ SI’ AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA (FACENDO, DI FATTO, DA STAMPELLA AL GOVERNO MELONI) - A SPOSARE LE RAGIONI DEL "SÌ", CI SONO ANCHE "PIÙ EUROPA", IL PARTITO SOCIALISTA DI ENZO MARAIO E UN BEL PEZZO DI ITALIA VIVA MENTRE MATTEO RENZI, SUL SUO VOTO, PRENDE TEMPO...

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1 - DA CECCANTI A SALVI E C’È ANCHE PICIERNO LA SINISTRA PER IL SÌ: NOI SIAMO COERENTI 

Claudio Bozza per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Sul palco ci sono tanti esponenti storici di una sinistra un po’ âgée , rigorosamente a filiera corta Pci-Pds-Ds, che però, all’unanimità, rivendicano «coerenza». Il Pd dice di votare No al referendum sulla Giustizia? «Questa riforma appartiene a un patrimonio del centrosinistra: è il completamento ineludibile della riforma Vassalli», va subito al punto Augusto Barbera. 

cesare salvi

 

Il presidente emerito della Corte costituzionale, già 4 volte deputato con Pci e Pds, è il profilo più alto tra le decine di persone arrivate a Firenze per «La Sinistra che dice sì», l’iniziativa lanciata dal costituzionalista Stefano Ceccanti e da Enrico Morando, il tandem che guida i riformisti di Libertà eguale, con il professor Carlo Fusaro. 

 

Barbera pesa ogni parola, ma è deciso: «A marzo non si vota né a favore del governo Meloni né contro — avverte —. Ci saranno altre occasioni per poter giudicare questo governo, a partire dalle elezioni politiche del prossimo anno». 

 

Parole che fotografano meglio di altre il conflitto irrisolto all’interno della sinistra e del Pd, la cui anima garantista fatica ancora a prevalere rispetto a quella più giustizialista. «La riforma della corte disciplinare per i magistrati era nel programma del 2022 del Pd», incalza infatti Ceccanti, ex senatore dem riformista. In sala arriva anche Cesare Salvi, ex ministro che dopo una storia a sinistra rifiutò di confluire nel Pd: «Chi dice di votare No per mandare a casa Meloni ha un atteggiamento sbagliato. E lo dice uno che è nettamente all’opposizione di questo governo — riflette —. Io dico no al derby della premier contro i magistrati. Oggi dobbiamo assumere il punto di vista del cittadino, il suo diritto alla difesa, che con questa riforma sarà ancora più garantito». 

 

stefano ceccanti

Sferzanti le parole di Claudio Petruccioli, altro volto storico del Pci ed ex presidente della Rai, che la mette così: «È vero che chi vota Sì rischia di confondersi con Meloni, ma chi vota No oggi rischia di mettere il timbro sulla sinistra che si organizza sull’asse Landini-Conte». Applausi. 

 

 

(..)  Pina Picierno, prima linea dei riformisti dem, i conti con il suo partito dovrà farli nel 2029 e da Bruxelles va ancora una volta controcorrente rispetto alla sua segretaria Elly Schlein: «Occorre uscire dalla tenaglia ideologica che soffoca il dibattito italiano, quella fra garantismo e giustizialismo — incalza la vicepresidente del Parlamento Ue —. La stagione delle riforme del processo penale è stata una battaglia della sinistra riformista da sempre. Perché senza giustizia credibile non c’è coesione sociale e non c’è democrazia». 

(...) Mentre Matteo Renzi, sul suo voto, continua a prendere tempo . 

 

2 - REFERENDUM QUEL PEZZO DI SINISTRA PER IL SÌ EX COMUNISTI E ISCRITTI PD A FIANCO DI NORDIO 

Niccolò Carratelli per “la Stampa” - Estratti

achille occhetto massimo d'alema claudio petruccioli

 

"La sinistra che vota sì". (...)

«La posizione ufficiale del Pd non è in linea con la sua storia, vedo una continuità assoluta tra la riforma del 1999 (governo D'Alema, ndr) e quella odierna – dice Salvi – l'allarme sui magistrati assoggettati al governo e sul tradimento della Costituzione è privo di senso».

 

Anche Petruccioli ricorda il lavoro fatto durante la commissione Bicamerale D'Alema: «Da sempre sono favorevole alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente – sottolinea –. Mi pare che il Pd guardi più a un obiettivo politico, far cadere Meloni, che al merito della riforma». 

 

Chissà se ha ragione un altro relatore del convegno fiorentino, il professor Augusto Barbera, presidente emerito della Corte costituzionale e per un ventennio parlamentare Pci e Pds, quando dice che «nel Pd molti sono a favore, ma non lo dicono. Io rimango coerente con il voto che diedi, da parlamentare comunista, a favore del nuovo processo».

 

claudio petruccioli

Anna Paola Concia, attivista ed ex deputata Pd, anche lei oggi a Firenze e in prima linea nel comitato "Sì Separa" promosso dalla Fondazione Einaudi, la mette giù così: «I referendum non si fanno per provare a mandare a casa i governi, ma per far esprimere i cittadini sulle leggi – avverte –. La separazione delle carriere era una delle proposte della sinistra, è falso che l'indipendenza della magistratura venga messa a rischio, consiglio un approccio meno ideologico». Insomma, con il suo "no" Schlein starebbe rimuovendo un pezzo di storia della sinistra, visto che a sostenere la separazione delle carriere era anche un «socialista, riformista e partigiano come Giuliano Vassalli», ricorda Ceccanti, e queste posizioni «erano largamente maggioritarie nella legislatura 1996-2001 dei governi dell'Ulivo».

 

PINA PICIERNO

Un'altra era politica, risponderebbero probabilmente dal Nazareno, dove, però, questi movimenti non passano inosservati. Come il fatto che al convegno fiorentino di oggi manderà un messaggio video di supporto anche Pina Picierno. Non una ex dal passato illustre, ma attuale eurodeputata dem e vicepresidente del Parlamento europeo, oltre che tra i principali oppositori interni di Schlein. «Il tema va affrontato senza demonizzazioni e senza propaganda – spiega a La Stampa – con l'obiettivo di rendere più chiari i ruoli nel processo e più forte l'imparzialità del giudice, aumentando la fiducia dei cittadini nella giustizia». Difficile dire quanto seguito abbia l'impostazione di Picierno nella base Pd, più facile fotografare la spaccatura del campo largo sul referendum. 

 

MATTEO RENZI - FOTO LAPRESSE

A sposare le ragioni del "sì", infatti, ci sono anche Più Europa (a Firenze ci sarà Benedetto Della Vedova), il Partito socialista di Enzo Maraio e un bel pezzo di Italia Viva: Matteo Renzi ufficialmente lascia libertà di voto per non indispettire gli alleati, ma oggi all'iniziativa fiorentina arriverà la sua capogruppo al Senato, Raffaella Paita, che dice di sentirsi «coerente con quello che ho sempre sostenuto e che la sinistra ha sempre sostenuto». Parole che lasciano pochi dubbi sull'orientamento dei renziani e certificano, dunque, la divisione della coalizione che ha stravinto, ad esempio, le ultime elezioni regionali in Campania: Pd, M5s e Avs da una parte, IV, Più Europa e Psi dall'altra.

 

CECCANTIpina picierno elly schleingiorgio gori lorenzo guerini filippo sensi marianna madia pina picierno lia quartapelle

 

(…)

carlo calenda e pina picierno manifestazione due popoli due stati un destino a milano foto lapresse