alessandro alfieri filippo sensi

ANCHE I RIFORMISTI, NEL LORO PICCOLO, S'INCAZZANO - IL CASO GASPARRI FA LITIGARE I SENATORI ALESSANDRO ALFIERI E FILIPPO SENSI CHE ARRIVANO QUASI ALLE MANI: “CHE CAZZO DICI?”; “ALESSANDRO VATTI A SEDERE, VAI AL POSTO TUO...” – A SCATENARE LA GAZZARRA, IL VOTO DEI DEM A FAVORE DELL'ELEZIONE DI MAURIZIO GASPARRI A PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ESTERI - LA DISCUSSIONE DURANTE UNA RIUNIONE INTERNA DEL GRUPPO PD SI E' ACCESA QUANDO SENSI HA CHIESTO LE DIMISSIONI DI ALFIERI (ORA VICINO A BONACCINI) DA CAPOGRUPPO IN COMMISSIONE ESTERI - NEL POMERIGGIO ALFIERI SI SAREBBE AVVICINATO ALL’EX PORTAVOCE DI RENZI E AVREBBE INIZIATO A INVEIRE CONTRO DI LUI. I DUE SONO STATI OCCHI NEGLI OCCHI PER DUE MINUTI - "IL CAPOGRUPPO HA LA CODA DI PAGLIA", RACCONTA CHI HA VISTO LA SCENA….

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Nicolò Zambelli per ilfoglio.it - Estratti

 

alessandro alfieri

Rissa sfiorata in Senato. Nel pomeriggio di oggi i due parlamentari del Partito democratico Alessandro Alfieri e Filippo Sensi hanno avuto un confronto vivace, si fa per dire, nell'aula di Palazzo Madama.

 

Il motivo? Maurizio Gasparri. O meglio, i voti degli onorevoli del Pd in favore dell'azzurro come nuovo presidente della commissione Esteri (nella votazione della scorsa settimana). Voci parlano di un intervento degli assistenti parlamentari, ma fonti dem al Foglio smentiscono e parlano di un "dibattito molto acceso".

 

Tutto è partito da una riunione interna del gruppo del Pd che si è tenuta questa mattina, dove Boccia ha parlato del voto che alcuni dem hanno dato a Gasparri come nuovo presidente della commissione Esteri. A ricostruire l’accaduto sono stati diversi senatori e, in particolare, nel corso dell’intervento di Bazoli, è emerso che i sì del Pd all’azzurro sono arrivati per un errore alla Chiara Ferragni, cioè un errore di comunicazione (…)

 

filippo sensi

Alfieri, che è capogruppo in commissione Esteri, avrebbe contestato quella ricostruzione, bollandola come sbagliata (nonostante non fosse presente durante il voto). Fonti al Foglio raccontano che nel suo intervento Sensi ha dato ragione a Bazoli, spiegando che il qui pro quo è sintomo di un problema più grande. Ma ciò che avrebbe mandato su tutte le furie Alfieri sarebbe stata un'altra cosa: una non velata richiesta di dimissioni dal ruolo di capogruppo, avanzata proprio da Sensi. Da lì, apriti cielo.

 

E quindi dalla riunione interna si arriva poi all'Aula. Nel pomeriggio Alfieri si sarebbe avvicinato al senatore e avrebbe iniziato a inveire contro di lui. Chi c'era preferisce non ripetere la sequela di insulti, ma sono quasi volati schiaffi. "Il capogruppo ha la coda di paglia", racconta al Foglio chi ha visto la scena. (...)

 

SCONTRO (CON INSULTI) TRA ALFIERI E SENSI 

LA GALASSIA DELLE CORRENTI DEL PD

Maria Teresa Meli per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Il Pd sarà pure «unito, anzi unitissimo», come ripetono la segretaria Elly Schlein e i suoi fedelissimi, ma fino a un certo punto... Di certo non è stata una scenetta idilliaca quella a cui hanno assistito ieri, nell’aula di palazzo Madama, i senatori presenti. Qualcuno (tra gli alleati dei dem) ha sgranato gli occhi, qualche altro (nel centrodestra) ha sorriso e si è dato di gomito quando Alessandro Alfieri ha raggiunto a grandi falcate Filippo Sensi e lo ha apostrofato duramente: «Che c...dici...». E giù insulti. 

FILIPPO SENSI – PROTESTA DEI SENATORI DELL OPPOSIZIONE CONTRO IL DECRETO SICUREZZA

 

I due, occhi negli occhi, si sono fronteggiati tra i banchi per due minuti interi, che, a dispetto del numero, sono tanto tempo. Uno insultava, l’altro irridente replicava: «Alessandro vatti a sedere, vai al posto tuo...». 

 

Fosse successo per strada, a Roma, si sarebbe definita una «scena di coatteria», siccome è accaduto nell’aula di palazzo Madama quella lite è diventata «un acceso confronto». 

Ma che mai era accaduto per arrivare a quel pubblico scontro? Per capire come è andata bisogna tornare indietro, a qualche ora prima. Assemblea del gruppo Pd indetta, come da tradizione, alla vigilia del discorso della premier. Introduce il capogruppo Francesco Boccia, che esorta: «Questo governo è allo sbando, perciò è importante per noi restare uniti. Errori come quello della votazione in Commissione Esteri non si devono più ripetere».

 

giovanni diamanti filippo sensi

Il riferimento è alla decisione dei 4 senatori dem presenti in quell’organismo parlamentare (tra cui Graziano Delrio e Pier Ferdinando Casini) di votare a favore della presidenza di Maurizio Gasparri. 

 

(...)

L’attacco di Sensi, come era ovvio, viene puntualmente riferito al capogruppo dem in Commissione Esteri, che chiede conto in aula al compagno di partito, davanti a tutti. 

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