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Rocco Cotroneo per il Corriere della Sera
Le due settimane più difficili della vita politica di Dilma Rousseff non si concluderanno con una partita di calcio e un bagno di folla, ma in famiglia a Brasilia, lontana da rischi e riflettori. La presidente del Brasile non sarà presente alla finale con la Spagna, e il motivo è scontato: evitare i possibili fischi degli 80.000 del Maracanã, e il ripetersi di una situazione imbarazzante come quella vissuta a Brasilia, nella cerimonia di apertura della Confederations Cup, quando un lungo buuuu della folla ha accolto lei e il presidente della Fifa, Joseph Blatter.
L'ALTRA COPPA
La decisione avrà anche effetto sul protocollo, perché sarebbe stata la Rousseff a consegnare la coppa al capitano della squadra vincitrice. Quindici giorni da dimenticare per la «presidenta», e roventi per il Brasile. Dai fischi del Mané Garrincha, seguiti alle prime proteste a San Paolo contro gli aumenti nei mezzi pubblici, sono sorte le manifestazioni popolari in tutto il Paese contro il governo e la classe politica. Le città del torneo sono state prese d'assedio in quasi tutte le giornate delle partite, al punto che in Brasile si è iniziata a chiamarla «Copa das manifestações».
MAZZATA
Sabato, infine, la mazzata politica per la donna voluta da Lula alla guida del Paese. Un sondaggio ha rivelato un crollo di ben 27 punti nell'indice di approvazione della Rousseff, che ormai viaggia attorno ad un povero 30 per cento. La sua rielezione, ad ottobre del prossimo anno, non appare affatto scontata come appena poche settimane fa. E in mezzo ci sono ancora i Mondiali di calcio.
DILMA ROUSEFF CON LA CAXIROLAS FOTO LAPRESSE
brasile festeggia
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