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Anna Lombardi per la Repubblica
Betsy DeVos ce l’ha fatta: il Senato degli Stati Uniti ha confermato ieri la sua nomina a segretario all’Istruzione con un voto sul filo determinato dall’irrituale intervento del vicepresidente Mike Pence. Sarà dunque la controversa paladina degli istituti religiosi e privati a scrivere la riforma della scuola di Trump: proponendo su scala nazionale quel sistema di voucher contributi pubblici alle famiglie che scelgono di mandare i figli in scuole private - che per anni ha tentato di introdurre senza fortuna nel suo Michigan.
Elizabeth DeVos, 59 anni, è stata fin dall’inizio la più controversa nomina del gabinetto politico di Trump. Figlia, moglie e sorella di miliardari, appartiene ad una famiglia conservatrice e fautrice del creazionismo come alternativa al darwinismo, sostiene il diritto a portare armi anche a scuola («Possono sempre servire a difendersi dai Grizzly» ha detto durante la sua recente audizione al Senato facendo amaramente sorridere l’aula) e ha finanziato terapie anti gay. Una figura talmente estremista da essere riuscita a dividere perfino la solida maggioranza repubblicana.
Ai 48 voti contro di lei dei democratici, si sono infatti aggiunti quelli di due repubblicane, Susan Collins del Maine e Lisa Murkowski dell’Alaska che proprio non se la sono sentita di votare chi da anni propone di depotenziare la scuola pubblica in favore della privata. E pazienza se a fermarla non è bastata la maratona di interventi dei democratici in Senato durata 24 ore. Né gli appelli dei sindacati degli insegnanti o le migliaia di mail, telefonate e manifestazioni che hanno mandato in tilt gli uffici dei senatori repubblicani.
In campo repubblicano nessun altro ha fatto un passo indietro e per sbloccare il voto finito 50 a 50 è stato necessario l’intervento di Mike Pence: che passa così alla storia come il primo vicepresidente che usufruisce dei suoi poteri per confermare un ministro. Scelta da lui difesa con veemenza su Twitter: «Il mio voto per costruire un sistema di istruzione d’eccellenza ».
Non la pensano così i sindacati degli insegnanti che alla nuova ministra promettono già di dare battaglia: la National Education Association fa infatti sapere di avere già allertato tutti gli avvocati che si occupano di scuola. «Le terremo gli occhi addosso. Alla prima mossa contro la scuola pubblica la trascineremo in tribunale ».
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