giorgia meloni referendum sulla giustizia

DOMENICA NON SI VOTA SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, MA PER INIZIARE A SEPARARE L'ARMATA BRANCA-MELONI DA PALAZZO CHIGI - “POLITICO.EU”, IL SITO PIÙ INFLUENTE NEI PALAZZI EUROPEI: "UNA SCONFITTA RAPPRESENTEREBBE IL SUO PRIMO GRANDE PASSO FALSO'' - LA FOLLE GUERRA ALL'IRAN DEL SUO ''AMICO DONALD'' STA DIVENTANDO UNA SERIA MINACCIA A "QUELL’AURA DI INVINCIBILITÀ POLITICA CHE EMANA NON SOLO A ROMA MA ANCHE A BRUXELLES" - “GLI ITALIANI, CHE NON AMANO L’ALLEATO TRUMP, TEMONO CHE LA GUERRA ALL'IRAN FACCIA ESPLODERE UNA CRISI ECONOMICA MONDIALE, ERODENDO IL LORO TENORE DI VITA" – L'OPPORTUNISMO CAMALEONTICO DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA E' GIUNTO A UN PUNTO DI SVOLTA CRUCIALE ANCHE PER IL “FINANCIAL TIMES”: “IL VOTO SI E' TRASFORMATO IN UN TEST DI FIDUCIA SU MELONI E IL SUO GOVERNO. UNA SCONFITTA GALVANIZZEREBBE L'OPPOSIZIONE DI PD E M5S E POTREBBE AVERE IMPLICAZIONI ANCHE PER IL SUO STATUS INTERNAZIONALE…”

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GIORGIA MELONI STA OTTENENDO NUMEROSI SUCCESSI A ROMA E BRUXELLES. IL REFERENDUM POTREBBE PORVI FINE

Traduzione di un estratto dell’articolo di Carlo Martuscelli e Jacopo Barigazzi per www.politico.eu

 

GIORGIA MELONI AL COMIZIO PER IL SI AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

Quando la premier italiana Giorgia Meloni partecipò al suo primo vertice dei leader europei a Bruxelles nel dicembre 2022, pochi avrebbero […] previsto che sarebbe rimasta lì così a lungo, dato che i leader italiani sono notoriamente di breve durata.

 

Sorprendentemente, il suo partito di destra Fratelli d’Italia appare solido nei sondaggi come quattro anni fa, e lei punta ora al record di permanenza più lunga per un premier italiano — un traguardo che dovrebbe raggiungere a settembre.

 

Una sconfitta nel referendum, previsto il 22 e 23 marzo su una questione amara e complessa come la riforma della giustizia, rappresenterebbe il suo primo grande passo falso — e incrinerebbe quell’aura di invincibilità politica che emana non solo a Roma ma anche a Bruxelles.

 

manifesto con Giorgia Meloni e Carlo Nordio bruciato alla manifestazione per il no al referendum a roma

Meloni ha prosperato sulla scena europea ed è diventata abile nell’utilizzare i meccanismi dell’Ue a proprio vantaggio. Solo negli ultimi mesi ha compiuto interventi decisivi sui principali dossier europei, come gli asset russi, l’accordo commerciale Mercosur e i mercati del carbonio, sfruttando il peso dell’Italia per ottenere concessioni in ambiti come i sussidi agricoli.

 

[…] Per qualche giorno ancora, almeno, Meloni appare come una leader italiana eccezionalmente stabile e influente. […] Ma i critici della premier sostengono che una sconfitta nel referendum segnerebbe un punto di svolta cruciale. I suoi rivali individuerebbero finalmente una crepa nella sua armatura e inizierebbero ad attaccare il suo operato, in particolare sulle debolezze economiche interne.

 

GIORGIA MELONI SELFIE AL TEATRO PARENTI - COMIZIO PER IL SI AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

Il messaggio, inatteso, agli altri leader europei sarebbe chiaro: non resterà per sempre.

 

[…] Meloni deve gran parte del suo successo sulla scena europea a un opportunismo politico accorto. All’inizio dell’anno ha individuato con abilità un’opportunità - mettendo improvvisamente in discussione l’accordo Mercosur, che Roma aveva a lungo sostenuto - per ottenere più fondi per gli agricoltori, accontentando le potenti lobby agricole interne.

 

Ha però evitato di affossare definitivamente l’accordo, cosa che le avrebbe fatto perdere alleati tra le altre capitali. La leader italiana «sa leggere molto bene la situazione», ha affermato un diplomatico europeo, che ha chiesto l’anonimato per discutere le dinamiche del Consiglio europeo.

 

GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY ROLLI IL GIORNALONE - LA STAMPA

[…] La forza di Meloni spiega in parte perché abbia osato indire il referendum. La destra italiana denuncia da decenni un sistema giudiziario sbilanciato a sinistra, in una disputa che risale a Mani Pulite negli anni ’90 e ai processi contro Silvio Berlusconi.

 

La proposta del referendum è ristrutturare la magistratura. Ma si tratta di una scommessa ad alto rischio, anche perché le riforme sono altamente tecniche e — secondo lo stesso governo — non accelereranno realmente i tempi dei processi. Il voto si è trasformato in un test di fiducia su Meloni e il suo governo.

 

Il momento è delicato: gli italiani non amano l’alleato Donald Trump e temono che la guerra in Iran faccia aumentare i prezzi dell’energia. Meloni però insiste che non si dimetterà anche in caso di sconfitta. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che il referendum «non ha assolutamente nulla a che fare con la stabilità del governo». «Questo governo durerà fino alle prossime elezioni», ha aggiunto.

 

giorgia meloni 5

Una vittoria rafforzerebbe Meloni in vista delle elezioni del 2027 e aprirebbe la strada ad altre riforme, come un sistema più presidenziale con elezione diretta del premier. Una sconfitta, invece, galvanizzerebbe l’opposizione — divisa tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Il rischio è che i rivali la attacchino soprattutto sull’economia: la crescita resta debole, sotto l’1%, scesa allo 0,5% nel 2025.

 

«Il Paese sta andando verso la stagnazione», ha detto Enrico Borghi di Italia Viva. Procaccini ha difeso la premier: «Potrebbe andare meglio, ma parliamo comunque di crescita, a differenza di Paesi come la Germania».

 

LA GRANDE SCOMMESSA DI MELONI

giorgia meloni ospite di pulp podcast 3

Traduzione di un estratto dell’articolo di Amy Kazmin per il “Financial Times”

 

[…] Nella più grande scommessa del suo governo finora, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiede agli elettori di approvare modifiche costituzionali che riorganizzano la magistratura italiana, fortemente indipendente, in un referendum di due giorni che inizia domenica.

 

Meloni insiste che la riforma è necessaria per correggere «il malfunzionamento del sistema giudiziario», noto in Europa per la sua lentezza e imprevedibilità. «Se la giustizia non funziona, se è lenta, inefficiente, ingiusta, allora l’intero sistema si blocca e tutti ne soffrono», ha dichiarato Meloni in un comizio a Milano la scorsa settimana.

 

GIORGIA MELONI - VIKTOR ORBAN - FOTO LAPRESSE

Ma la prospettiva che un primo ministro con radici politiche neofasciste modifichi l’assetto giuridico della costituzione antifascista italiana è altamente controversa. Gli oppositori avvertono che i cambiamenti eroderanno i pesi e contrappesi della democrazia e suggeriscono che Meloni voglia portare l’Italia sulla strada tracciata dal suo vecchio amico Viktor Orbán, che ha assunto un maggiore controllo sui tribunali per consolidare il proprio potere.

 

[…] Se gli elettori accoglieranno o respingeranno la riforma, le conseguenze andranno ben oltre il sistema giudiziario, mentre Meloni si prepara alle elezioni parlamentari del prossimo anno, che i sondaggi indicano come a lei favorevoli.

GIORGIA MELONI E LA MAGISTRATURA BY ALTAN

 

Un successo la incoraggerebbe probabilmente a proseguire in un eventuale secondo mandato con altre modifiche costituzionali, come l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Una sconfitta la indebolirebbe, nonostante la sua lunga permanenza in carica rispetto agli standard italiani.

 

Potrebbe avere implicazioni anche per il suo status internazionale. Al governo, Meloni ha preso le distanze dal suo passato di populista di estrema destra e ha ottenuto l’accettazione come conservatrice pragmatica con cui l’Europa può fare affari. Ma se la riorganizzazione della magistratura sarà percepita come una subordinazione dei giudici, potrebbe riaccendere vecchie preoccupazioni su un’agenda politica illiberale latente.

 

giorgia meloni al comizio per il si al referendum sulla giustizia teatro parenti di milano foto lapresse 4

I referendum costituzionali hanno già fatto cadere primi ministri in passato. Un decennio fa, il governo riformista di Matteo Renzi terminò bruscamente dopo che gli elettori respinsero la sua proposta di profonde modifiche costituzionali e parlamentari. Sebbene Meloni insista che non si dimetterà comunque vada, i suoi alleati ammettono che una vittoria del “No” — guidata da magistrati e partiti di opposizione — potrebbe cambiare le dinamiche politiche italiane.

 

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