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MARIO DRAGHI IN AUDIZIONE ALLA CAMERA
Da "Teleborsa"
Il numero uno della BCE Mario Draghi torna a sollecitare più coesione in Europa, addirittura una condivisione della sovranità, ormai necessaria in risposta a sfide che oltrepassano i confini nazionali.
Un passo ulteriore rispetto alla prima versione nata dal Trattato di Maastricht ed alla seconda versione, lanciata durante la crisi con il Patto di stabilità e crescita (la versione 2.0) e l'Unione bancaria.
Una sorta di provocazione da parte dell'ex di Bankitalia, ora a capo dell'istituto di Francoforte, avanzata durante un intervento a Trento, dove è stato consegnato il premio Alcide De Gasperi.
Secondo il banchiere, questa è l'unica strada per "far sentire la voce degli uomini e delle donne europei in un contesto globale", poiché la condivisione della sovranità nell'ambito dell'UE ha sinora funzionato come un "moltiplicatore della nostra forza nazionale".
Draghi ha poi ribadito che l'Unione Europea è solida e che i suoi valori fondamentali ne restano la base, ma il processo di integrazione deve evolvere verso "esiti che siano più efficienti e più direttamente mirati alla gente, ai loro bisogni e alle loro paure, ed essere meno concentrato sulla costruzione delle istituzioni", che oggi sono percepite come qualcosa di estraneo.
Di qui, il presidente della BCE ha citato la figura di Alcide De Gasperi, come esempio per superare le resistenze nazionali ed arrivare ad una maggiore integrazione.
Draghi ha precisato ovviamente che l'azione dei governi non basta e che il nuovo scatto in avanti deve prevedere una unione non solo economico-finanziaria e fiscale, ma relativa a difesa, migrazione e sicurezza.
In tali ambiti, ha sottolineato, l'azione dei singoli Stati e governi non è sufficiente, come nel caso dei migranti, che avrebbe dovuto prevedere un'azione unitaria di difesa delle frontiere esterne e gestione dei flussi migratori, invece è stata non gestita (o mal gestita) dai singoli governi, riducendo la fiducia verso l'UE. Un esempio ne è la Brexit, che conferma il fallimento delle istituzioni nell'essere accettate dai cittadini.
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