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Era lui od un suo sosia? Fatto sta che uno che somiglia come una goccia d’acqua a Matteo Renzi è stato visto dalle parti di Doha, Qatar. E sempre la stessa persona è stata vista entrare nella residenza ufficiale dell’emiro, Tamim Al Thani. Da quelle parti dicono che i due abbiano avuto un “lungo e cordiale” colloquio.
Ma che ci stava a fare in Qatar il Ducetto? Escluso un intervento sul Montepaschi: a lungo s’era favoleggiata una partecipazione di Qia (Qatar investment Authority) nell’aumento di capitale di Siena. Ormai, però, Mps è controllato dal Tesoro. Forse potrebbe convincere l’emiro a sottoscrivere i bond che verranno emessi dalla banca, e garantiti dallo Stato. Ma per una cosa del genere non si muove un ex premier.
In via ipotetica potrebbe aver discusso con Al Thani della situazione libica, e più in generale del Medio Oriente: area che vede i qatarini particolarmente sensibili (ed attivi) in vista dei futuri equilibri. Oppure, dell’interesse di Doha a portare gas liquefatto in Italia, magari immettendolo in un degassificatore spagnolo.
Oppure ancora, Renzi sta mantenendo fede ad un suo personale impegno: diventare il “nuovo” Blair. Visto che non è riuscito a restare a Palazzo Chigi quanto Tony è rimasto a Downing Street, pensa di emularlo nell’attività di conferenziere e lobbista ad altissimo livello. E quest’ultima ipotesi sembra la più probabile. Magari il primo impegno potrebbe essere quello di risolvere i problemi burocratici del Qatar in Sardegna.
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