IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL…
Marianna Aprile per Oggi
Vado via, mi ritiro. Anzi no, resto e do battaglia. Con Silvio Berlusconi persino la Storia fa calcoli inutili. La scorsa settimana in tre giorni il Cavaliere ha sparigliato conti e fronti della politica italiana. Mercoledì 24 ottobre, l'annuncio del ritiro dalla corsa alla leadership del Pdl, con annuncio delle primarie di partito il 16 dicembre. Sabato 26 ottobre una conferenza stampa fiume per annunciare la ridiscesa in campo.
In mezzo, la condanna in primo grado a 4 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici emessa dal Tribunale di Milano nel processo sui diritti tv di Mediaset. Una sequenza di eventi che nei più sospettosi ha fatto pensare a una mossa elettorale studiata a tavolino e in anticipo sugli avversari. «Non credo fosse studiata», dice Emilio Fede, purista del berlusconismo, fedelissimo del Cavaliere e suo compagno di sventure nelle aule milanesi in cui si celebra il processo Ruby. «L'ho visto la domenica prima dell'annuncio del ritiro ed era ancora sinceramente dubbioso e indeciso».
Tra cosa?
«Tra il lasciare il ruolo in prima linea nel Pdl, e diventarne il padre nobile, o tornare in campo con l'amata Forza Italia. La decisione è maturata nei giorni scorsi e la condanna a quattro anni ha fatto traboccare il vaso. Per la magistratura, è stato un autogol: facessimo un sondaggio ora, scopriremmo che è risalito di 3 punti. Quando sei troppo "sotto mortaio" riscuoti solidarietà . Mica è un capomafia, è un imprenditore, e un politico di primo piano non lo si può trattare così. Ha reagito con uno scatto: "adesso basta"».
Un colpo di reni davvero inatteso?
«Ma certo! Non puoi accompagnare così all'uscita di scena un personaggio come lui. L'informazione non ha speso una parola per riconoscergli meriti. Hanno insistito anche sull'aspetto fisico: il trucco, il viso, la cravatta sbagliata. Solo la stampa amica l'ha sostenuto».
Ultimamente anche quella pareva voler prendere le distanze.
SILVIO BERLUSCONI ED EMILIO FEDE
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