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“SIAMO STATI TRADITI, I CONTI SI FARANNO ALLE URNE” - ENRICO CARRARO LANCIA LA CAMPAGNA PER LA PROSSIMA PRESIDENZA DI CONFINDUSTRIA! IL LEADER DEGLI IMPRENDITORI VENETI ROMPE LA LINEA DAL SILENZIO IMPOSTA DA CARLO BONOMI, CANDIDATO MINISTRO IN UN GOVERNO MELONI, E SI FA ALFIERE DEL MALCONTENTO DELLE IMPRESE CON IL CENTRODESTRA: “PENSAVO CHE IL SENSO DI RESPONSABILITÀ FOSSE SUPERIORE ALL’INTERESSE PER LE POLTRONE. GLI UNICI COERENTI SONO STATI PD E FRATELLI D’ITALIA”. E SU ZAIA E BONOMI…
Roberta Paolini per “La Stampa”
«Si sciacquano la bocca parlando delle imprese e poi si disinteressano di quello che diciamo. Qui in Veneto c’era una parte vicina al centrodestra e alla Lega. Siamo stati traditi, i conti si faranno alle urne». Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, è molto amareggiato.
Cosa ha pensato quando Mattarella ha deciso per lo scioglimento delle Camere?
«Sono stato particolarmente scosso, stiamo affrontando un momento durissimo. Il senso di responsabilità pensavo fosse superiore all’interesse per le poltrone e invece si è aperta una crisi al buio. Sento parlare di mille euro al mese di pensione e non so… sarà questa la prospettiva? In questi giorni molti colleghi ci stanno spingendo a prendere posizione per criticare quanto avvenuto».
Oggi ci sarà una riunione straordinaria del Consiglio di Confindustria. La vostra associazione ha taciuto in questi giorni.
«C’è stato un senso di sbigottimento, bisognava metabolizzare».
Si è aperta una crepa tra il mondo dell’impresa e il centrodestra?
«Fa comodo millantare interesse, ma poi quando l’impresa parla non viene ascoltata. Conosco bene Luca Zaia, so come la pensa, è una persona responsabile, aveva fatto anche qualche dichiarazione di presa di distanza da quel che stava avvenendo. Mi sarei aspettato che non solo la Lega veneta, ma l’insieme della politica del Veneto facesse pressione ai propri colleghi romani per andare avanti.
Di sicuro mi pare evidente che non riusciamo a esprimere la nostra pressione come territorio. Gli unici partiti coerenti sono stati il Pd e Fratelli d’Italia. Mentre molti colleghi che vedevano il centrodestra come un’area che avrebbe interpretato il buon governo sono stati smentiti dai fatti. Ma questo è problema che verrà risolto alle urne».
Il centrodestra è dato in vantaggio: come pensa finirà?
«Non lo so, ma non vorrei ci rimettessero i cittadini. C’era un bisogno innegabile di tornare al voto, ma si potevano aspettare quattro mesi, così si faceva la legge di bilancio. Poi si sta parlando di razionamento dell’energia, c’è un settembre complicato, dove potrebbe essere messa a terra l’inflazione con aggravio pesante per i cittadini. E noi abbiamo un buco fino a fine ottobre».
Dall’estero si stanno sollevando molti dubbi su un centrodestra di governo a guida Meloni. Li condivide?
«Se c’è una pregiudiziale sul nuovo governo è che dovrà essere evidente il carattere europeo e atlantista. Non posso pensare che chi vada al governo domani possa avere ancora ammiccamenti sovranisti, di questo non ce n’è bisogno soprattutto per le imprese. Devo dare atto a Meloni che sull’alleanza atlantica è stata più determinata di altri partiti».
C’è la possibilità che il vostro presidente Carlo Bonomi possa avere un ruolo politico?
«Non c’è evidenza di nulla. Bonomi è stato eletto per supportare le imprese e spero che fino alle ore 24 del suo ultimo giorno da presidente lavori per le imprese».
Chi vorrebbe vedere come premier?
«Una persona che sappia interpretare i bisogni del Paese, una persona delle istituzioni, perché nei momenti di possibile crisi sociale bisogna tenere unito il Paese e le minoranze, serve una chiara visione internazionale, che riconosca i valori del nostro Paese e che abbia una forte reputazione soprattutto in Europa. È il profilo di Draghi, chiunque vinca deve interpretare questi bisogni».
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