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FUGA DAL BANANA - FITTO SALUTA IL VECCHIETTO DELLA PASCALE E LANCIA IL GRUPPO “CONSERVATORI E RIFORMISTI”, UNA MINI-PATTUGLIA CON 14 DEPUTATI CERTI E 9 IN BILICO, 13 SENATORI ARRUOLATI E 4 INCERTI - SI UNIRÀ ANCHE VERDINI?

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1 - BERLUSCONI SNOBBA I RIBELLI «CHI SE NE VA CI TOGLIE UN PESO E NON FINISCE MAI BENE»

M.Cre. per il “Corriere della Sera”

 

FABIO E MINGO CON RAFFAELE FITTOFABIO E MINGO CON RAFFAELE FITTO

«Vadano! C’è sempre stato qualcuno che va via da Forza Italia. Questi qualcuno, poi, non sono mai finiti bene. Via!» Di più: «Ci siamo tolti un peso. Ne siamo felici». Silvio Berlusconi liquida l’ex delfino Raffaele Fitto e nella dolce domenica di maggio sembra un pesce che ritrova la sua acqua, si ritrova nel suo elemento come ormai forse gli capita poco. Una piazza piena, quella centralissima di Lecco, le bandiere del suo partito, dame che cantano «Meno male che Silvio c’è» incuranti degli sguardi severi delle figlie.

raffaele fittoraffaele fitto

 

Ci sono persino alcuni militanti che portano i colori leghisti, come accadeva nei giorni belli della Casa delle libertà: su quel ramo del lago di Como, il candidato sindaco Alberto Negrini mette insieme tutta la vecchia coalizione, o quasi. E pazienza se i maligni attribuiscono la folla in strada più al dì di festa sul lungolago che al fascino del leader. Speculazioni. L’importante è una piazza piena e intorno tutte le donne che gli vogliono bene: Francesca Pascale e Mariarosaria Rossi, Michela Vittoria Brambilla — da queste parti a casa sua — e l’entry più recente, Alessia Ardesi.

 

Fitto non è solo un «qualcuno». È anche il simbolo più recente dei «marpioni che vivono di politica», i «mestieranti che non hanno mai lavorato». Come Matteo Renzi, come gli esponenti di Ncd: «Loro mi stanno qui. Sono i vecchi ciellini cooperativisti ma, dato che sono in piazza, non posso dire come li considero». Mica male, nella città di Roberto Formigoni. E non proprio conciliante, se l’obiettivo dichiarato è quello costruire «il nuovo partito dei moderati, il nostro partito».

 

fitto berlusconifitto berlusconi

Il primo di tutti i «mestieranti» è Matteo Renzi: «Quando l’ho conosciuto, ho provato un senso di superiorità, aveva preso da sindaco di Firenze 108 mila voti, io ne avevo presi 120 milioni in vent’anni». Però, attenzione: «È un dritto, uno capace di convincere, uno straordinario comunicatore». Il problema è che «non ha mai lavorato». E quando «queste persone devono risolvere i problemi», non sono capaci: «Hin minga bun», non sono buoni. Ma dell’attualità l’ex premier parla poco. Giusto una battuta sul rimborso una tantum promesso da Renzi ai pensionati: «Non credo sia una cosa corretta, dopo la sentenza della Corte costituzionale tutti i pensionati devono vedersi restituire i soldi».

 

Il problema per lui resta quello della «democrazia sospesa». Non soltanto perché siamo al «terzo governo non eletto». Non soltanto per i 130 deputati figli «di un premio di maggioranza che la Consulta ha dichiarato incostituzionale, che però fanno la riforma costituzionale». Il fatto è che alle elezioni del 2013 la sinistra «con la sua antica professionalità nei brogli», avrebbe usurpato il risultato: «Un amico democristiano mi ha portato una relazione sul voto: ci hanno tolto 23 voti in media in ogni sezione. Sono 600 mila voti in tutta Italia. Quando loro hanno vinto solo per 100 mila».

raffaele fitto karaoke radio rockraffaele fitto karaoke radio rock

 

E dunque, pur sperando che il centrodestra «trovi qualcuno che abbia il carisma per mandare in pensione questo vecchio signore», lui nel prossimo anno e mezzo «andrà in tutte le province d’Italia» a suonare la carica: «Un voto sbagliato è un voto contro se stessi, contro i propri figli e contro la Patria». Dopo il bagno di folla, l’ex premier va a cena con fan e militanti al PalaTaurus. La gente non manca e lui ne è felice: «D’altronde, i miei nonni venivano da Lecco».

 

2 - LA SCISSIONE PARTE ALLA CAMERA. PRONTI I GRUPPI PARLAMENTARI

Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

ALFANO - FITTO - VERDINIALFANO - FITTO - VERDINI

Il gruppo si chiamerà “Conservatori e riformisti”. È lo stesso nome dell’associazione che Raffaele Fitto lancerà domani, in una conferenza stampa convocata per sancire l’addio a Forza Italia. Anche la scissione nei gruppi parlamentari è certa. L’idea, a dire il vero, era quella di ufficializzarla il primo giugno, un minuto dopo le Regionali. Il violento ping pong polemico con Silvio Berlusconi, però, ha messo il turbo ai dissidenti azzurri.

 

«Tenetevi pronti per questa settimana», è il messaggio recapitato ieri sera dal capo dei frondisti. Tra i fittiani, in realtà, non tutti condividono l’accelerazione e in molti preferirebbero rompere dopo le amministrative. Comunque vada, esiste già un elenco degli scissionisti aggiornato a domenica sera. Che recita: 14 deputati certi e 9 in bilico, 13 senatori arruolati e 4 incerti. Nel frattempo le diplomazie anti berlusconiane sono in fermento. L’ultima novità è che un nuovo faccia a faccia tra Fitto e Denis Verdini è stato fissato per domani a pranzo, ma dopo le ultime tensioni attende la conferma definitiva.

VERDINI BRUNETTAVERDINI BRUNETTA

 

La road map del nemico numero uno di Berlusconi è pronta. Ed è tutta a trazione continentale. Il passo decisivo è l’adesione ai conservatori dell’europarlamento. Toccherà a Fitto, domani stesso, spiegarne le ragioni alla stampa. L’appuntamento, come è ovvio, mostrerà all’esterno la forza delle truppe parlamentari fittiane e sarà anche il trampolino di lancio della nuova associazione. Nel week end, poi, è in agenda un viaggio del capocorrente a Londra, per partecipare a un evento dei conservatori europei.

 

Capezzone Capezzone

Quindi l’ultimo passo, nella settimana di vigilia delle Regionali: il capogruppo dei conservatori Ue accoglierà ufficialmente gli scissionisti, nel corso di una visita in Italia. «E l’eventuale “benedizione” di Cameron, uno che ha appena stravinto le elezioni - pregusta il successo Fitto - non mi sembra un fatto del tutto marginale...».

 

I “candidati” all’addio sono incolonnati nei quadernoni di Daniele Capezzone. È sempre lui, l’ex portavoce di FI, a mettere a disposizione lo studio parlamentare per ospitare i summit di corrente. I deputati pronti allo strappo sono i sette pugliesi (esclusi Sisto e Savino) e il nucleo “storico” di dissidenti composto da Romano e Galati, Bianconi e Castiello, Latronico e Laffranco. Con Capezzone fanno 14, ai quali vanno aggiunti i “possibilisti”.

 

Anna Cinzia Bonfrisco article Anna Cinzia Bonfrisco article

Sono in corso colloqui, ad esempio, con Antonio Marotta, Alberto Giorgetti e Massimo Corsaro. Non mancano i contatti con i verdiniani, naturalmente. E se anche Fitto continua a ripetere che le strade non si incroceranno, i due capicorrente continuano a confrontarsi. Dalle parti di Arcore, per dire, prevedono il peggio. «Alla fine Denis mi tradirà», mastica amaro Berlusconi. Al Senato il quadro è migliore, almeno dal punto di vista di Fitto. Lì il conto lo tiene Lucio Tarquinio. E il pallottoliere sorride ai frondisti: tredici senatori certi (Bonfrisco, Zizza, Lettieri, Perrone, Liuzzi, Longo, Pagnoncelli, Milo, Falanga, Ruvolo e Scavone), senza contare gli insoddisfatti che bussano alla porta.

 

LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI DENIS VERDINI LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI DENIS VERDINI

Non tutto, naturalmente, fila liscio. Il balzo in avanti di Fitto ha spiazzato i “moderati” della sua componente. C’è chi, ad esempio la senatrice Bonfrisco, è in piena campagna elettorale per sostenere alle imminenti amministrative candidati in lista con Forza Italia. Una scissione a pochi giorni dal voto comprometterebbe la gara. Altre “colombe”, poi, invitano Fitto a raggiungere un compromesso con Verdini per allargare il consenso a Montecitorio.

 

Servono infatti venti deputati per far nascere un gruppo e immaginare una start up con numeri ballerini non sembra l’idea migliore. «Berlusconi vedrà quanta gente riuscirò a convincere», ostenta sicurezza Fitto. Con Verdini, in ogni caso, potrebbe incontrarsi nuovamente domani, anche se le ultime stoccate dell’eurodeputato pugliese hanno complicato i rapporti.

 

SILVIO BERLUSCONI DENIS VERDINI SILVIO BERLUSCONI DENIS VERDINI

Lo scontro con Berlusconi, destinato a crescere nei prossimi giorni, resta il fattore decisivo che influenzerà il timing della scissione. L’orizzonte, in ogni caso, è una costituente dei conservatori italiani. «Berlusconi continuerà ad attaccarmi perché ha sempre bisogno di un nemico - è la previsione che Fitto consegna ai suoi - Noi però guardiamo oltre, perché abbiamo il tempo dalla nostra parte ».