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GIORGIA, LO BALLI IL TOGA TOGA? - CHE ROGNA IL TEMA GIUSTIZIA PER LA MELONI: IL MINISTRO NORDIO SI E’ LANCIATO IN UNA CROCIATA CONTRO I PM E L’ABUSO DELLE INTERCETTAZIONI, SALVINI VUOLE UNA TREGUA CON LE TOGHE IN VISTA DEI SUOI PROCESSI, L’ALA GIUSTIZIALISTA DI FRATELLI D’ITALIA SOFFIA SUL FUOCO - E LEI NON VUOLE ESSERE ACCUSATA DI VOLER “SEGARE” LE INTERCETTAZIONI RELEGANDOLE AL CRIMINE ORGANIZZATO NÉ INTENDE SCHIERARSI CONTRO LE TOGHE. COME USCIRNE?
DAGOREPORT
Afferrare il bandolo della matassa giustizia, non sarà un compito semplice per la Giorgia d’Italia. Ad aggrovigliarla troviamo naturalmente l’opposizione ma soprattutto gli alleati di governo, a cui bisogna aggiungere il ministro Carlo Nordio, imposto personalmente da Giorgia, che con dichiarazioni a dir poco inopportune sta mettendo in scena tutta la sua inesperienza politica.
(Invece di godere il rimbalzo mediatico l’arresto di Matteo Messina Denaro, l’ex magistrato veneziano ha scoperchiato il vaso di pandora dell’uso e abuso delle intercettazioni: un tempismo catastrofico).
MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI
In casa, a mettere i bastoni tra le ruote alla macchina del governo, brilla quello che resta di Matteo Salvini, che ha tanto bisogno di non inimicarsi la magistratura in vista dei suoi processi (Tommaso Ciriaco su ‘’La Repubblica’’ aggiunge anche l’elezione del vicepresidente del Csm. In corsa, c’è anche Fabio Pinelli, scelto dal Carroccio pochi giorni fa come uno dei membri laici del Consiglio).
Allo schiaffo del suo vice premier Salvini (“Spero che sia finito il tempo dei contrasti tra politica e magistratura. C’è bisogno di serenità e tranquillità e la politica deve evitare lo scontro con la magistratura e viceversa”), occorre aggiungere i calci sotto il tavolo di quella metà apertamente giustizialista di Fratelli d’Italia (dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano). A consolare la premier, in nome del garantismo, c’è l’appoggio di Berlusconi e di Renzi, uniti nella lotta.
alfredo mantovano giorgia meloni
Da parte sua, Giorgia Meloni non vuole essere accusata di voler “segare” le intercettazioni relegandole al crimine organizzato né tantomeno di schierarsi contro le toghe. Eppure ci sono pochi dubbi sul fatto che sia necessaria una riforma sulla materia vulcanica delle intercettazioni: a parte il costo (213 milioni nel 2021), è inquietante che vengano appaltate a società private. Poi, ovviamente, c’è il sempiterno “nodo gordiano” dell’uso e abuso mediatico con i Pm che girano i verbali ai giornali…
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