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GIORGIA MELONI VA DI CORSA SULLA LEGGE ELETTORALE PER EVITARE LA CONSULTA (E ANDARE A VOTARE IN PRIMAVERA) – I GIURISTI HANNO GIA’ PRONTI I RICORSI E LA DUCETTA TEME CHE LA CORTE COSTITUZIONALE AFFOSSI LA LEGGE – QUALCUNO DEI COSTITUZIONALISTI SPERA CHE SIA SERGIO MATTARELLA A RIMANDARE LA LEGGE ALLE CAMERA (“IL PARADOSSO È CHE MELONI REALIZZEREBBE SOSTANZIALMENTE VIA LEGGE ORDINARIA IL PREMIERATO, CIOÈ QUELLO CHE NON È RIUSCITA A FARE CON UNA RIFORMA COSTITUZIONALE”) - MAGI (+EUROPA) IN SCIOPERO DELLA FAME PARLA DI "INCOSTITUZIONALITÀ PALESE" SULLA RACCOLTA DELLE FIRME E SULLA...

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Ilario Lombardo per “la Stampa” - Estratti

 

I tempi, adesso, sono tutto. E bisogna fare di corsa. Vale sia per chi questa legge elettorale la vuole a tutti i costi, sia per chi pensa che vada fermata per manifesta incostituzionalità. Come l'esercito di giuristi che ha già pronti i ricorsi. Ieri alla Camera, dove il testo è arrivato dopo l'approvazione in Senato, la maggioranza di centrodestra ha respinto le questioni di incostituzionalità. Si procede veloci. 

GIORGIA MELONI - CINQUE MINUTI - FOTO LAPRESSE

 

Una prova di forza in attesa del voto più importante: l'8 ottobre quando i deputati si esprimeranno sulla fiducia imposta da Giorgia Meloni per blindare la legge. La premier scommette sul fatto che il voto segreto filerà liscio. Ha minacciato la crisi di governo se dovesse finire come il 14 luglio, quando i franchi tiratori affossarono l'emendamento sulle semi-preferenze.

 

Meloni è convinta di farcela perché quasi la metà dei parlamentari sono alla prima legislatura e hanno bisogno di arrivare a marzo per agganciare il diritto alla pensione. Subito dopo il via libera si ragionerà sulla data delle elezioni. L'ideale per lei, confermato da più fonti di Fratelli d'Italia, sarebbe aprile. Il prima possibile, alle condizioni date. Ma c'è una variabile che assilla la presidente del Consiglio: la Consulta che sarà inondata di ricorsi. 

 

GIORGIA MELONI - SERGIO MATTARELLA - A PORTA A PORTA - FOTO LAPRESSE

Il Coordinamento dei costituzionalisti guidato da Roberto Zaccaria e da Enrico Grosso ha già preparato tutto. Il 12 ottobre – dunque verosimilmente quattro giorni dopo l'approvazione, se non ci saranno sorprese – verranno illustrati i ricorsi sollevati nei Tribunali dei 29 distretti di Corte d'Appello. La speranza è che la Corte costituzionale possa poi arrivare a una bocciatura il prima possibile. Qualcuno dei costituzionalisti, in realtà, spera che sia Sergio Mattarella a rimandare la legge alle Camera. Di motivi ce ne sarebbero, secondo Antonio D'Andrea, docente all'Università di Brescia e membro del coordinamento: «Il principale, a mio avviso, è il vincolo giuridico con cui obblighi una coalizione a individuare preventivamente un capo, che in linea teorica sarà premier in caso di vittoria. 

 

GIORGIA MELONI A PORTA A PORTA - FOTO LAPRESSE

Ai tempi del Porcellum la Corte non bocciò l'indicazione del capo della coalizione perché era facoltativo. Per come invece è formulata la legge Meloni, nel caso in cui si raggiunge il 42% e si incassa il premio di maggioranza, di fatto si introduce surrettiziamente l'elezione diretta del presidente del Consiglio». La norma decreta l'inammissibilità della lista che non presenta il nome del candidato premier. 

 

Il paradosso, secondo i costituzionalisti, è che Meloni «realizzerebbe sostanzialmente via legge ordinaria il premierato, cioè quello che non è riuscita a fare con una riforma costituzionale». Ovviamente, non c'è alcun automatismo. I giudici della Consulta devono convincersi, Carta alla mano, che sia così. E tra di loro dal febbraio 2025 siede il padre del premierato, Francesco Saverio Marini, ex consigliere giuridico di Meloni e da lei voluto alla Corte. I punti potenzialmente incostituzionali su cui si batterà il Coordinamento dei giuristi sono anche altri. 

 

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CORTE COSTITUZIONALE

L'altro capitolo della legge che una parte delle opposizioni sta disperatamente cercando di cambiare è quello che prevede la raccolta di 6-7 mila firma a collegio per i partiti non presenti in Parlamento. 

 

Con il Rosatellum, legge attualmente in vigore erano 1500-2 mila. Riccardo Magi, segretario di Più Europa, è al terzo giorno di sciopero della fame, come atto di protesta: «Dicono che lo fanno per evitare la proliferazione di piccoli partiti e liste civetta. Ma non fanno i conti con la realtà: perché alle ultime elezioni, nel 2022, c'è stato il dato più basso nella storia di liste ammesse, dopo il 1976. Quindi dove sarebbe questa proliferazione?». Magi confida nell'incostituzionalità «palese» di questo passaggio che andrebbe contro gli standard internazionali sulla partecipazione: «Che prevedono sì delle barriere ma precisando che devono essere ragionevoli e non discriminatorie». Inoltre, a rendere più complicata l'impresa, la raccolta non sarà possibile sui supporti digitali.

 

GIORGIA MELONI

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