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FINE VITA MAI - GIORGIA MELONI, PER LISCIARE IL PELO AI “PRO VITA”, DECIDE DI RICORRERE ALLA CONSULTA CONTRO LA LEGGE VARATA DAL VENETO A GUIDA LEGA. L’ASSOCIAZIONE "LUCA COSCIONI" RICORDA CHE “LA CORTE HA GIÀ AFFERMATO LA PIENA COMPETENZA DELLE REGIONI” - IN CONSIGLIO DEI MINISTRI LA SOLITA SCENEGGIATA: MELONI DECIDE, SALVINI SI ASTIENE, CALDEROLI VOTA CONTRO E TAJANI FA IL PESCE IN BARILE, INVOCANDO UNA LEGGE NAZIONALE FERMA DA OLTRE UN ANNO IN COMMISSIONE - IL NODO DA SCIOGLIERE E’ IL RUOLO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: LA MAGGIORANZA NON VUOLE SIANO I MEDICI A EROGARE “IL FINE VITA”, IL CENTROSINISTRA NON TRANSIGE SUL COINVOLGIMENTO DI PRIVATI...

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Estratto dall’articolo di Conchita Sannino per “la Repubblica”

 

ANTONIO TAJANI - GIORGIA MELONI - MATTEO SALVINI - FOTO LAPRESSE

Giorgia Meloni non contempla deroghe e decide: impugniamo. La Lega è sulla barricata opposta, con Matteo Salvini che si astiene e Roberto Calderoli che vota contro. Forza Italia ci tiene a mostrare che è un sì a denti stretti, con Antonio Tajani che detta a verbale: ora una legge nazionale. Sul fine vita, l'esecutivo sceglie di ricorrere dinanzi alla Consulta contro la legge varata dal Veneto. E lo scontro si consuma direttamente al tavolo del Consiglio dei ministri (…)

 

marco cappato

Dall'associazione Luca Coscioni lo ricordano Filomena Gallo e Marco Cappato: «La Corte ha già affermato la piena competenza delle Regioni» ad applicare il diritto, in specifiche gravissime condizioni, «all'aiuto medico alla morte volontaria da parte del Servizio sanitario nazionale».

 

E a meno che «la Corte non smentisca la sua consolidata giurisprudenza, potrà solo rendere più evidente l'impotenza della stessa maggioranza».

Nessuna eccezione per il Veneto insomma (anche qualcuno ci sperava, vista la scadenza dei termini così vicina). Quando al tavolo del cdm la decisione è annunciata, Salvini si stacca, non partecipa alla discussione né al voto, nero in volto: l'impugnazione è uno smacco e vuole esibirlo.

 

ANTONIO TAJANI - GIORGIA MELONI - MATTEO SALVINI - FOTO LAPRESSE

Calderoli mette nero su bianco che è contrario. Tajani sottolinea: «Una materia tanto delicata deve essere disciplinata dalle Camere, occorre una normativa nazionale». E così anche Anna Maria Bernini: «Non aiuta purtroppo lo "spezzatino" regionale, ci vuole un quadro normativo organico».

 

La premier Meloni usa poche parole per motivare l'impugnazione: in queste materie «deve essere il Parlamento e non altri, a legiferare. Lo avevo già detto in passato: serve una legge nazionale». Eppure è ferma da oltre un anno per i veti della destra, "congelata" in commissione al Senato, obiettano le opposizioni. Lo scontro è tutto sul ruolo del Servizio sanitario. La maggioranza non vuole siano i medici a erogare «il fine vita»; il centrosinistra non transige sull'impiego di figure ibride o sul coinvolgimento di privati (…)

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