LE MARATONETE CHE CI PIACCIONO: QUELLE CHE CORRONO CON LE POPPE AL VENTO! - LA 33ENNE LAUREN SPIEZIA, CHE E' GUARITA DA UN CANCRO AL SENO, HA TERMINATO LA MARATONA DI NEW YORK CON LE MAMMELLA IN BELLA VISTA - LA DONNA LO HA FATTO PER SENSIBILIZZARE L'OPINIONE PUBBLICA SULLA MALATTIA - QUANDO AVEVA 31 ANNI, LAUREN SPIEZIA HA EFFETTUATO 16 CICLI DI CHEMIOTERAPIA: "ORA IL MIO OBIETTIVO È DARE SPERANZA ALLE DONNE E AGLI UOMINI CHE STANNO AFFRONTANDO LE CURE" - LE POLEMICHE: "È INAPPROPRIATO" (LASCIATE LIBERI I SUOI CAPEZZOLI!)

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Traduzione dell’articolo di Naomi Kaplan per https://nypost.com/

 

LAUREN SPIEZIA

Una maratoneta che ha attirato l’attenzione correndo la durissima maratona di New York completamente a torso nudo ha raccontato la storia straziante che si cela dietro il suo gesto diventato virale.

 

Lauren Spiezia, residente nel New Jersey, ha completato la massacrante gara di 42 chilometri (26 miglia) a seno scoperto per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tumore al seno, dopo essere sopravvissuta lei stessa alla malattia.

 

Alla donna, oggi 33enne, è stato diagnosticato un tumore al seno al secondo stadio quando aveva appena 31 anni, dopo che due medici avevano sottovalutato i suoi sintomi perché era «troppo giovane».

 

La devastante diagnosi l’ha costretta a sottoporsi a 16 durissimi cicli di chemioterapia, sei cicli di immunoterapia, un intervento per rimuovere il tessuto mammario da entrambi i seni, un intervento di ricostruzione e all’asportazione delle tube di Falloppio a causa di una mutazione genetica legata al cancro.

 

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Durante tutto il suo estenuante percorso di cure, ha promesso a se stessa che avrebbe corso la celebre maratona, ponendosi questo traguardo come obiettivo personale.

 

«C’è stato un momento, dopo la mastectomia, in cui mi sentivo insicura per le cicatrici sul petto, e detestavo il fatto di aver permesso che mi facessero stare male con me stessa, quando in realtà erano soltanto un segno di forza», ha raccontato a news.com.au.

 

«È stato allora che mi è venuta l’idea di correre a torso nudo».

 

«Il mio obiettivo era dare speranza e coraggio alle donne e agli uomini che stanno affrontando le cure, affinché trovassero la forza di perseverare e si sentissero meno soli durante questo percorso», ha spiegato.

 

«Si è trattato di un movimento a favore dell'accettazione del proprio corpo, della sensibilizzazione e dell'emancipazione femminile. Punto e basta».

 

A chi si chiedeva quali conseguenze fisiche potesse avere correre senza reggiseno sportivo, la maratoneta ha spiegato che la mastectomia aveva reciso i nervi del petto e che, di conseguenza, la mancanza di sostegno non le provocava dolore.

 

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Oltre ad aver contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema di vitale importanza, la squadra di corsa della coraggiosa sopravvissuta è riuscita anche a raccogliere l’incredibile cifra di 50.000 dollari statunitensi per la ricerca sul tumore al seno.

 

Nel frattempo, centinaia di persone si sono riversate sui social media per commentare il gesto audace compiuto durante la maratona.

 

«Da persona che è sopravvissuta al tumore al seno, adoro tantissimo questa iniziativa!», ha scritto un utente.

 

Altri sostenitori, visibilmente commossi, hanno elogiato il gesto scrivendo: «Davvero fonte di ispirazione» e «Liberate i capezzoli».

 

Molti altri si sono chiesti quanto dovesse essere stato doloroso correre in quelle condizioni.

 

«Brava lei, ma il dolore di stare così tanto tempo senza reggiseno sportivo... Io non ce la farei mai, ahah», ha commentato qualcuno.

 

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Tuttavia, le reazioni non sono state tutte positive: in molti hanno duramente criticato il gesto, definendolo «inappropriato».

 

«È un modo ridicolo di sostenere la salute, questo è un evento per famiglie e non è il posto adatto per correre a torso nudo», ha commentato un utente indignato.

 

«È del tutto inappropriato correre a torso nudo durante un evento per famiglie», ha aggiunto un altro.

 

Nonostante le reazioni contrastanti sul web, questa madre, diventata fonte di ispirazione per molti, continua a difendere con convinzione la propria scelta, grata per aver avuto l’opportunità di contribuire a liberare il corpo delle donne dalla vergogna.

 

La sua terrificante battaglia contro la malattia l’ha inoltre spinta a dare una svolta radicale alla propria carriera, portandola a lanciare un marchio di prodotti per la cura della pelle privi di sostanze tossiche, chiamato LakLak Beauty, dopo aver incontrato difficoltà nel trovare prodotti sicuri durante la chemioterapia.

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