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LA SOLITA PULSIONE DELLA DUCETTA: NON AMA IL DISSENSO - GIORGIA MELONI E RAFFAELE FITTO SONO “IRRITATI” CON I GOVERNATORI PER IL NO ALL’UTILIZZO DEI FONDI DI COESIONE PER FARE FRONTE AL CARO-CARBURANTI. E’ LA STESSA MELONI CHE HA FIRMATO GLI ACCORDI DI COESIONE CON I PRESIDENTI DI REGIONE CON CERIMONIE IN POMPA E MAGNA, SPESSO IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE, PER SBANDIERARE L’ARRIVO DEI QUATTRINI (CHE ORA VORREBBE IN PARTE RIPRENDERE) - IL PROBLEMA E’ SEMPRE LO STESSO: TROVARE I SOLDI PER PROROGARE IL TAGLIO DELLE ACCISE, CHE SCADE IL PROSSIMO 6 GIUGNO. ANCHE SUI PRESTITI PER LE SPESE DI DIFESA, LA PREMIER SI STA RIMANGIANDO LA PAROLA DATA ALL’EUROPA (CHIEDERA’ 5 MILIARDI E NON PIU’ 14,9)

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Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano Simone Martuscelli per “la Stampa”  

RAFFAELE FITTO - GIORGIA MELONI

 

«È una polemica che non comprendo». L'irritazione di Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione europea, tracima dal palco del Festival dell'energia di Lecce. E travolge tutti i presidenti di Regione che nelle scorse ore sono insorti contro il piano con cui, da Bruxelles, l'ex ministro per gli Affari Ue del governo di Giorgia Meloni ha provato ad offrire un'alternativa al probabile "no" alle richieste di flessibilità fiscale italiane in arrivo da parte di Ursula von der Leyen.

 

La tesi di Fitto è semplice: la revisione dei fondi di Coesione (con cui si immagina di liberare almeno 5 o 6 miliardi di euro da destinare al tentativo di mitigare la crisi energetica) non ha motivo di generare scompensi tra i governatori. «Non stiamo spostando alcuna risorsa: stiamo dando una opportunità alle Regioni e ai governi, responsabili dei programmi di rispettiva competenza».

I FONDI DI COESIONE - QUANTO HANNO SPESO I MINISTERI ITALIANI

 

Se non vogliono farlo – è il sottotesto – ne risponderanno agli elettori, prendendosi la responsabilità della propria scelta. Oltre che, nel caso dei presidenti di Regione di centrodestra, a Meloni.

Secondo quanto è possibile ricostruire, ad essere rimasta spiazzata dalla veemenza delle proteste non c'è infatti solo Fitto, ma pure la premier.

 

Bruxelles – come Fitto cerca di far capire ai ministri nel corso di colloqui privati – difficilmente potrà permettersi di andare oltre la disponibilità a utilizzare i 95 miliardi di euro, tra coesione e Recovery Plan, ancora inutilizzati per investimenti nell'energia.

raffaele fitto giorgia meloni - foto lapresse

Per questo serve fare di necessità virtù.

 

A onor del vero, però, anche nel governo permangono molte perplessità. La mano tesa di Fitto, spiega un ministro, «ha bisogno di almeno qualche mese» per mettere della liquidità a disposizione del governo. Troppo. L'ultimo taglio delle accise sul carburante varato in Cdm scade infatti il prossimo 6 giugno e difficilmente il Tesoro però riuscirà a mettere sul tavolo un altro mezzo miliardo di euro. Insomma, si rischia il caos.

 

Come se non bastasse, nello scontro tra Ue e Italia c'è da tenere conto anche del fronte della difesa: nella lettera inviata lo scorso 17 maggio, Meloni aveva minacciato un possibile ripensamento della partecipazione italiana al Safe, il meccanismo Ue di prestiti per le spese nella difesa. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha fatto sapere che l'Italia chiederà una cifra minore dei 14,9 miliardi inizialmente allocati a Roma (si parla di 5 miliardi). Da Bruxelles, però, l'accoglienza è fredda.

antonio tajani

 

A quanto apprende La Stampa, se l'Italia decidesse di dare una sforbiciata al proprio Safe dovrebbe presentare un nuovo piano e ricevere nuovamente il via libera sia dalla Commissione che dagli Stati Ue.

 

Un ulteriore allungamento dei tempi che peserebbe anche sulla necessità di centrare gli obiettivi di crescita della spesa militare richiesti dalla Nato e da Donald Trump. Inoltre, i fondi restanti (circa 10 miliardi) andrebbero con tutta probabilità persi definitivamente per Roma: al vaglio di Palazzo Berlaymont c'è la possibilità di utilizzare il tesoretto inizialmente allocato e non speso (14 miliardi complessivi, se l'Italia dovesse rimodulare la propria partecipazione, con la possibilità che crescano ancora) nel sostegno ai Paesi del Baltico e al fronte orientale per contrastare le recenti e sempre più frequenti incursioni di droni russi.

RAFFAELE FITTO GIORGIA MELONI