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LA “GIORNATA NERA” DELLA MELONI TRA I SILENZI SU CASAPOUND E L’INCUBO VANNACCI – “LA STAMPA” SULLA CONFERENZA (POI ANNULLATA) DEI NEOFASCI DI CASAPOUND A MONTECITORIO SULLA REMIGRAZIONE ORGANIZZATA DAL LEGHISTA FURGIUELE IN ORBITA VANNACCIANA: “SALVINI, CHE AVEVA ARRUOLATO VANNACCI PER SCAVALCARE A DESTRA MELONI, ORA È SCAVALCATO DA VANNACCI CHE MINACCIA DI FARE UN PARTITO. QUESTO TURBA ANCHE LA PREMIER, CHE INFATTI, PRIGIONIERA DELL’OSSESSIONE DEL NEMICO A DESTRA, NON DICE E NON FA DIRE UNA PAROLA. MELONI VIVE COME UN INCUBO UN PUNTO PERCENTUALE AL GENERALE, DISINTERESSANDOSI DI PARLARE A UN PAESE CHE RIFIUTA QUESTI ECCESSI, DA MINNEAPOLIS A CASA POUND…”
Alessandro De Angelis per la Stampa - Estratti
matteo salvini giorgia meloni foto lapresse.
In un paese normale, sarebbe stata una “destra normale” che si riconosce nei valori della Costituzione e che, nel momento in cui è al governo si sente in dovere di difenderli, a impedire a un suo parlamentare di ospitare nella sala stampa della Camera quella compagnia “malvagia e scempia”, per dirla col sommo poeta: il fior fiore delle sigle neofasciste in circolazione.
Invece di essere quantomeno sgomberata – annuncio cui mai il ministro dell’Interno ha dato seguito – a Casa Pound viene cioè concessa una legittimazione politica in pompa magna. Invitata, assieme ad altre sigle dell’estremismo nero, a illustrare una legge a favore della “remigrazione”: sostanzialmente un progetto di deportazione e allontanamento degli immigrati, anche regolari, per tutelare la purezza di una razza.
(...) La questione è politica. Si è consentita, politicamente, la “giornata nera”, e questo attiene alla volontà, non ai regolamenti. Si è cioè rotto un argine. Vale tutto. E tutti, da quelle parti, compresi i sedicenti moderati, tollerano tutto.
È la storia di uno “slittamento”, in cui ogni giorno si supera una soglia, nell’ambito di un meccanismo di competizione a chi è più a destra: Salvini, che aveva arruolato Vannacci per scavalcare a destra Meloni, ora è scavalcato da Vannacci che minaccia di fare un partito. Questo turba anche la premier, che infatti, prigioniera dell’ossessione del nemico a destra, non dice e non fa dire una parola. Vale per i fascisti alla Camera come sulle esecuzioni dell’Ice, in un contesto in cui l’erosione della civiltà negli Stati Uniti ha l’effetto di far venir meno i freni inibitori anche qui.
Ed è davvero sorprendente cotanto trionfo di minoritarismo politico-culturale, per cui, anche dal punto di vista del consenso, Giorgia Meloni viva come un incubo un punto percentuale al Generale, disinteressandosi di parlare a un paese che rifiuta questi eccessi, dal Minnesota a casa Pound.
Al fondo, la storia è quella di un cuore di tenebra, ove gli antichi battiti del “polo escluso” che vive con revanscismo l’approdo al governo, ritrovano vigore nel corpo nel nazionalismo sovranista. La cui radice non è il passato costituzionale, vissuto come un impiccio, ma un suolo, un popolo, l’italianità da proteggere dalla contaminazione. Tollerare i fascisti alla Camera significa marcare una estraneità rispetto a questo vincolo costituzionale. Non è tattica. È natura.
domenico furgiuele
domenico furgiuele
angelo bonelli e domenico furgiuele 1
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angelo bonelli e domenico furgiuele 2
matteo salvini giorgia meloni foto lapresse
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