IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO…
GLI 007 DI PUTIN SONO "MONOUSO" - PER LE OPERAZIONI CLANDESTINE DI SPIONAGGIO IN EUROPA, IL CREMLINO ARRUOLA ANCHE RAGAZZINI E POVERI DIAVOLI "ADESCATI" IN RETE, PERSONE CHE MOSCA, DOPO LE MISSIONI, PUO' SCARICARE (SI TRATTA DELLO STESSO MODUS OPERANDI DELL'ISIS CHE HA CONVERTITO ALLA CAUSA DEI LUPI SOLITARI) - AGLI SPIONI "USA E GETTA", PAGATI POCHE CENTINAIA DI EURO, VIENE CHIESTO DI SCATTARE FOTO A OBIETTIVI SENSIBILI, RITIRARE PACCHI O COMPRARE SIM CARD. POI OGNI RICHIESTA DIVENTA UN PO’ PIÙ GRANDE DELLA PRECEDENTE FINO AD ARRIVARE AI SABOTAGGI - OGNI "AGENTE" CONOSCE UN FRAMMENTO DELL’OPERAZIONE, MAI IL DISEGNO COMPLESSIVO: SE VIENE ARRESTATO E DECIDE DI COLLABORARE, PUÒ RACCONTARE POCHISSIMO...
Estratto dell'articolo di Alberto Pagani per https://www.nationaldailypress.it/
La fotografia arriva sul telefono pochi minuti dopo. È un’immagine banale, quasi noiosa: un parcheggio, la luce fredda di un pomeriggio tedesco, una donna che aspetta qualcuno che non arriverà mai. La donna è lei.
È stata scattata pochi istanti prima, da un’angolazione che nessun passante avrebbe potuto avere. Chi l’ha inviata voleva dire una cosa sola, e l’ha detta senza scrivere una parola: sappiamo chi sei, sappiamo dove sei, e possiamo guardarti quando vogliamo.
La donna nel parcheggio si chiama Angelique Geray ed è una giornalista investigativa di RTL, ntv e stern. Per quasi un anno non è stata sé stessa. È stata «Katja»: ventenne entusiasta, patriottica per procura, innamorata della Russia di Vladimir Putin.
Una maglietta a righe fotografata davanti al tricolore russo, una bandiera sventolata intorno al Bundestag, un flusso costante di contenuti filo-Cremlino. Una identità digitale costruita pezzo per pezzo, con la pazienza di chi sa che, nel mondo delle infiltrazioni, la credibilità non si dichiara: si accumula.Giornalismo e industria dell'informazione
Ha funzionato più in fretta del previsto. Il profilo ha cominciato ad attirare attenzioni, poi contatti, poi proposte. Perché nel sottobosco filorusso tedesco qualcuno sta cercando esattamente quel tipo di persona: giovane, entusiasta, ideologicamente disponibile, economicamente fragile. Qualcuno che possa essere usato e, se necessario, buttato via.
Gli investigatori tedeschi hanno coniato per queste persone una parola che dice tutto: «Wegwerfagenten», agenti usa e getta. Non sono professionisti addestrati in accademie dei servizi, non hanno leggende costruite in anni di lavoro, non conoscono il mestiere.
SPIONAGGIO RUSSO - VLADIMIR PUTIN
Sono individui reclutati online, spesso per poche centinaia di euro, a cui viene chiesto inizialmente qualcosa di innocuo, quasi ridicolo: scattare una fotografia, ritirare un pacco, comprare una SIM card. Il pagamento avviene anche in Bitcoin. La conversazione passa da Telegram. Nessuno ti guarda in faccia, nessuno ti stringe la mano, nessuno ti chiede di giurare fedeltà a niente.
Poi, lentamente, ogni richiesta diventa un po’ più grande della precedente. È il meccanismo psicologico più antico e più efficace che esista: la scala. Chi ha già accettato dieci volte trova innaturale rifiutare l’undicesima, soprattutto quando dall’altra parte hanno ormai i tuoi dati, i tuoi messaggi, le tue ricevute.
A «Katja» e alla sua squadra, nel corso dei mesi, è stato chiesto di sorvegliare un’organizzazione per i diritti umani, di raccogliere informazioni su un dipendente della CDU, di infiltrarsi in un partito politico, di procurarsi dati su aziende tedesche del settore della difesa.
In un caso l’incarico è stato di una precisione che toglie ogni ambiguità: andare alla fiera aerospaziale ILA, concentrarsi su droni e sistemi missilistici, fotografare, e raccogliere informazioni sulle persone che lavorano nelle aziende tedesche produttrici di armamenti. Non sui sistemi d’arma soltanto. Sulle persone.
Il sistema, però, è costruito soprattutto per non essere ricostruito. Ogni agente usa e getta conosce un frammento minuscolo dell’operazione, mai il disegno complessivo. Se viene scoperto, se viene arrestato, se decide di collaborare, può raccontare pochissimo: un contatto anonimo, un nickname, un indirizzo di portafoglio digitale. La compartimentazione non serve a proteggere l’esecutore, serve a proteggere il mandante dall’esecutore. È l’esatto contrario della fedeltà: è l’irrilevanza trasformata in metodo.
Durante la copertura, «Katja» è arrivata anche a incontrare Jovica Jovic, influencer filorusso con circa trentacinquemila follower su TikTok e iscritto al Bündnis Sahra Wagenknecht. Convinto di parlare con una giovane simpatizzante, le ha spiegato come rendere più efficace il suo canale, suggerendole provocazioni da mettere in scena: ballare con i piedi sulla bandiera della NATO, per esempio. E quando la giornalista gli ha chiesto direttamente se ci fossero i servizi russi dietro a tutto questo, la risposta è stata di una sincerità quasi letteraria: in teoria non lo so, in pratica lo so.Giornalismo e industria dell'informazione
[...] I giornalisti hanno ricostruito anche il presunto tentativo di sabotaggio di circa due anni fa, quando alcuni pacchi preparati per incendiarsi avrebbero dovuto prendere fuoco a bordo di aerei cargo all’aeroporto di Lipsia-Halle. Pacchi. Non missili, non commando: pacchi spediti come milioni di altri, in uno degli snodi logistici più importanti d’Europa.
E hanno seguito la storia di Stefan Thumann, imprenditore tedesco della difesa, fondatore di Donaustahl, azienda che produce droni destinati anche all’Ucraina. Secondo le autorità tedesche, Thumann sarebbe stato sorvegliato da almeno due presunti agenti usa e getta al servizio della Russia.
Uno degli uomini è stato arrestato: durante la perquisizione, oltre al materiale dell’attività di osservazione, gli è stato trovato addosso anche un machete. Gli inquirenti sospettano che l’obiettivo non fosse soltanto raccogliere informazioni. Thumann è stato avvertito dell’esistenza di un possibile complotto per ucciderlo e da allora vive sotto protezione, spostandosi continuamente, dormendo ogni volta in un posto diverso.
Un imprenditore europeo che cambia casa ogni notte, nel cuore della Germania, nel 2026, perché qualcuno reclutato via chat potrebbe essere stato incaricato di ammazzarlo. Questa non è una scena di un romanzo di John le Carré. È un verbale.
Poi la copertura di Angelique Geray è saltata, e la storia è tornata nel parcheggio dove è cominciata. Prima l’appuntamento a cui non si presenta nessuno. Poi la fotografia che arriva sul telefono, scattata attraverso telecamere di sorveglianza a cui evidentemente qualcuno aveva accesso. Poi gli avvertimenti. Infine, sulla segreteria telefonica, una frase che chiude il cerchio con la brutalità di chi non ha più bisogno di fingere: se proverai a scappare, riceverai una pallottola.
RTL ha precisato che l’intera operazione è stata condotta per un anno con specifiche misure di sicurezza e in stretto coordinamento con avvocati e autorità. È una precisazione tecnica che dice molto: per raccontare questo mondo, una redazione europea ha dovuto organizzarsi come si organizza chi teme concretamente per l’incolumità dei propri giornalisti. [...]
Quello che emerge non è la somma di alcuni episodi di spionaggio. È un modello operativo, ed è il suo essere un modello a renderlo pericoloso. Reclutamento a basso costo e su larga scala, compiti iniziali innocui, coinvolgimento progressivo, compartimentazione spinta, comunicazioni cifrate, pagamenti in criptovaluta e una distanza deliberatamente enorme tra chi esegue e chi ordina. Un’architettura pensata per produrre effetti concreti mantenendo la negabilità: se l’esecutore è un disoccupato reclutato su Telegram, non c’è nessun diplomatico da espellere, nessun ufficiale da denunciare, nessuna prova che regga davanti a un tribunale o a un Consiglio Atlantico.
LO SPIONAGGIO DELLA RUSSIA NELLE CAPITALI EUROPEE
La vecchia intelligence investiva anni per costruire un illegale. Questa ne affitta trenta in un pomeriggio, li usa una volta sola e li dimentica. È lo spionaggio che incontra la gig economy: prestazione a cottimo, nessun vincolo, nessuna tutela, e il costo del fallimento interamente a carico di chi esegue.
Chi si occupa di intelligence questo schema lo ha già visto, e non molto tempo fa. Venticinque anni fa Al Qaeda selezionava i propri uomini uno per uno, li addestrava per mesi nei campi afghani, li faceva vivere in Occidente, li mandava a scuola di volo. I dirottatori dell’11 settembre erano il prodotto di un investimento enorme, lungo e costoso, e proprio per questo vulnerabile: ogni passaggio di quella preparazione lasciava una traccia che un servizio di sicurezza poteva intercettare.
[...]
Gli agenti usa e getta sono la traduzione di quella stessa logica nel campo dello spionaggio e del sabotaggio condotti da uno Stato. Cambia il movente, non l’architettura: radicalizzazione o reclutamento online al posto della selezione, esecutori sostituibili al posto dei professionisti, effetti concreti ottenuti rinunciando al controllo sulla qualità dell’operazione, perché l’obiettivo non è la singola azione riuscita ma l’accumulo di pressione e di paura. E come allora, la difficoltà maggiore per chi deve difendersi non è colpire la testa dell’organizzazione: è che tra la testa e la mano non c’è quasi più niente da colpire.
Il punto che dovrebbe preoccuparci, però, non è la tecnica. È il bersaglio. Un sistema del genere non attacca le nostre frontiere né le nostre forze armate: attacca il tessuto connettivo delle nostre società aperte, cioè la possibilità di muoversi liberamente, di lavorare, di manifestare, di parlare, di essere raggiungibili online. Usa la nostra libertà come infrastruttura logistica. E recluta tra noi, tra i nostri concittadini scontenti, indebitati, risentiti o semplicemente annoiati, perché la vulnerabilità che sfrutta non è tecnologica ma umana.
Per questo la difesa non può essere soltanto una questione di controspionaggio. Un apparato di sicurezza può arrestare l’uomo con il machete, ma non può impedire che ce ne siano altri cento disposti a farsi contattare per trecento euro. In una guerra che si combatte dentro le teste prima che sui terreni, la prima linea di difesa è la consapevolezza collettiva: riconoscere la prima richiesta innocua per quello che è, il gradino iniziale di una scala che porta molto in basso. [...]
IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO…
DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO,…
DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI…
DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE…
DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI…
DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E…