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GLI "EFFETTI SPECIALI" DI TELE-MELONI: NEL DOCUMENTARIO SUL RASTRELLAMENTO DEGLI EBREI...SCOMPAIONO I FASCISTI! - NELLE QUATTRO ORE DI "MORBO K", MINISERIE COMMISSIONATA DALLA TV PUBBLICA E CHE VERRA' TRASMESSA DURANTE IL GIORNO DELLA MEMORIA, NON SI VEDE NESSUN GERARCA FASCISTA. NEMMENO L'OMBRA DI UN SEMPLICE CAMERATA CHE COLLABORA CON I SOLDATI NAZISTI PER DEPORTARE GLI EBREI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO, COME IN REALTÀ È ACCADUTO NEL 1943 - IL RUOLO DEI CATTIVI VIENE AFFIBBIATO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AI TEDESCHI (COSÌ GLI EX MISSINI NON SONO TURBATI) - LO SCENEGGIATORE PETER EXACOUSTOS SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI...
Estratto dell’articolo di Francesca D’Angelo per "la Stampa"
Arriva il 27 gennaio, nel mondo si commemorano le vittime dell'Olocasto ma qualcosa impedisce a qualcuno di dire quella parola: "antifascista". Così succede , per ora solo per fiction, nella miniserie commissionata proprio per celebrare la Giorno della Memoria: Morbo K, in onda su Rai1 il 27 e il 28 gennaio.
Il titolo, prodotto da RaiFiction e Fabula Pictures, ricostruisce il rastrellamento degli ebrei nella Roma del 1943, rileggendo dal punto di vista del primario Matteo Prati (Vincenzo Ferrera). Il medico, la cui figura è ispirata a quella reale di Giovanni Borromeo, si inventò un fantomatico "Morbo K" per salvare più ebrei possibili dai nazisti e dai fascisti. Peccato che nella miniserie solo i primi siano pervenuti.
In quattro ore nette di narrazione, non si vede un cittadino, un funzionario, un gerarca fascista, come se nessuno avesse mai sposato la follia di Mussolini, né tanto meno si dà conto dell'operato della polizia italiana che invece collaborò con i nazisti. Gli unici rappresentanti delle forze dell'ordine italiane sono due poliziotti che compaiono in qualche sequenza, senza divisa, con un atteggiamento alla Gatto e la Volpe di Pinocchio che li rende macchiette più che veri antagonisti.
Lo spettatore distratto potrebbe addirittura faticare nell'associarli alle nostre forze dell'ordine. Il ruolo dei cattivi se lo spartiscono invece i tedeschi – loro sì, riconoscibili nelle proprie divise - e il Vaticano di cui si ribadisce l'immobilità pubblica.
«Raccontare questa pagina storica vuol dire muoversi in una zona grigia, io stesso ho ravvisato delle criticità, a partire dalla partecipazione della polizia fascista al rastrellamento», spiega lo sceneggiatore Peter Exacoustos, «Ci sono versioni storiche diverse e non univoche. Sicuramente i nazisti non avrebbero potuto fare tutto da soli, senza un aiuto dall'interno.
Drammaturgicamente ho cercato di risolvere il problema del fascismo inserendo due figure di poliziotti che truffano la famiglia protagonista. Non sono andato più a fondo perché mancavano elementi storici certi a cui appoggiarsi: si dice che la polizia abbia fornito le liste, ma appunto senza dati sicuri. Inoltre non volevamo fare un processo storico ma cercare le emozioni dentro i fatti».
Quanto alla popolazione romana, l'autore assicura che «ci sono stati tantissimi episodi di solidarietà: Roma non è mai stata una città razzista. Sì, certo, c'era il ghetto degli ebrei». Rivendica di aver fatto «un lavoro onesto, senza omissioni», al meglio delle proprie possibilità, e sulla sua scia si unisce anche il coprotagonista Giacomo Giorgio, che qui interpreta Pietro, il giovane assistente di Prati: «Invece di sottolineare le mancanze di un progetto bisognerebbe valorizzare l'occasione rappresentata da questa serie che non è un documentario». [...]
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