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GLI IRANIANI FANNO IL CULO A STRISCE A TRUMP – CON I MISSILI CRUISE E I DRONI KAMIKAZE, I PASDARAN COSTRINGONO GLI USA A FAR ARRETRARE LE PROPRIE NAVI PER IL TERRORE DI ESSERE COLPITE – NEI GIORNI SCORSI, UNO STRIKE HA PRESO DI MIRA UNA NAVE AMERICANA, PROVOCANDO IL FERIMENTO DI UNA DOZZINA DI MARINES – I PASDARAN HANNO NUOVE ARMI (GRAZIE A RUSSIA E CINA) E PUNTANO A RENDERE LE BASI MENO SICURE, RENDENDO TROPPO COSTOSO TUTELARNE L’INCOLUMITÀ...
Estratto dell’articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”
Contatti attraverso i mediatori, smentite e irrigidimenti tattici di Teheran, le solite profezie di Trump sulla fine imminente o meno della crisi. La diplomazia, per fortuna, non si è ancora stancata di cercare una via d’uscita. […]
Intanto dalla regione arrivano notizie interessanti sul fronte militare. La prima è apparsa sul canale Nbc : secondo la tv gli iraniani sono riusciti a colpire negli scorsi giorni una nave americana provocando il ferimento di oltre una dozzina di Marines. Una conferma di quanto rivelato il 14 settembre da Fox News .
MOTOSCAFI DRONI AMERICANI PATTUGLIANO LO STRETTO DI HORMUZ
Secondo questa tv, era stata coinvolta un’unità d’appoggio noleggiata dal Pentagono per la protezione del traffico attraverso Hormuz. Un esperto non ha escluso che i militari coinvolti avessero il compito di gestire sistemi anti-droni aggiunti allo «scafo». I pasdaran, però, avrebbero creato danni, forse anche con un missile.
L’informazione è stata subito collegata a indiscrezioni uscite nel fine settimana. Alcuni osservatori, basandosi su foto satellitari cinesi, hanno affermato che le due portaerei statunitensi schierate nell’operazione si erano allontanate di molto dal settore per il timore di essere colpite da missili cruise.
donald trump - stretto doi hormuz
Una manovra accompagnata dal doppio annuncio di alcuni dirigenti dei pasdaran: abbiamo nuove armi con le quali ingaggiare la flotta nemica, siamo pronti ad estendere le rappresaglie anche all’Oceano Indiano.
L’intelligence dei guardiani, secondo alcuni analisti su X, ha spiegato in pubblico la propria strategia. L’Iran non solo ha inflitto perdite agli Stati Uniti e alle sue installazioni, ma anche reso le basi meno sicure al punto da renderne costosa la tutela.
Sempre stando a questa interpretazione, la geografia e il materiale bellico a disposizione (di nuovo droni-kamikaze, missili) hanno costretto Washington ad allontanare o disperdere i propri mezzi. In effetti — e ciò è stato descritto ampiamente anche dai media occidentali — gli Usa hanno spostato assetti in Giordania (presa di mira comunque) o in Israele, inoltre è venuta meno la componente logistica rappresentata dal comando in Bahrein, la sede della V Flotta attaccata ripetutamente così come le piste in Qatar oppure in Arabia.
Nella visione dei pasdaran l’invio di rinforzi da parte del Pentagono si trasformerebbe in un aumento dei bersagli a disposizione. C’è in questa affermazione una parte di verità ma anche una buona porzione di propaganda […]. Ossia che l’Iran è […] certo che alla fine il successo sarà dalla sua parte perché gli avversari non avrebbero la voglia e la determinazione di continuare in una missione dispendiosa […]. Con una complicazione ulteriore rappresentata dalla penuria di munizioni per lo scudo, problema cronico e non risolvibile in tempi brevi.
donald trump - stretto di hormuz
[…]
Nulla sarà come prima, è lo slogan-chiave di Teheran.
Tutto ciò non mette al riparo la Repubblica islamica da nuove tempeste. The Donald può sempre ordinare nuove ondate di strike (anche se al Pentagono non sono pochi coloro che lo sconsigliano) e c’è il rischio, paventato da alcuni, di una situazione di né pace-né guerra che si trascina all’infinito mentre i nemici trovano alternative.
MEME SULLO STRETTO DI HORMUZ
stretto di hormuz e guerra nel golfo
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