OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO…
IL GOVERNO HA TRASFORMATO IL PARLAMENTO IN UN ESERCITO DI "SCHIACCIA-BOTTONI" E SI LAMENTA SE I PARLAMENTARI SI GRATTANO - GIORGETTI, DOPO IL SUO INTERVENTO NELL'AULA DESERTA DELLA CAMERA, SBUFFA E ACCUSA I DEPUTATI ("NON HANNO VOGLIA DI LAVORARE"), MA IL GOVERNO MELONI HA ESAUTORATO IL PARLAMENTO DEL SUO RUOLO, CHIEDENDO 131 VOTI DI FIDUCIA IN QUATTRO ANNI, UN RECORD CHE HA DELEGITTIMATO LE CAMERE - LE TRUPPE DI PEONES, QUINDI, UN PO’ PER APATIA, UN PO’ PER RIPICCA E UN PO' PER POCA VOGLIA DI LAVORARE, AL MOMENTO DEL BISOGNO ARRIVANO CON CALMA - TUTTI I NODI DELLA LEGGE DI BILANCIO, CHE SPACCA LA MAGGIORANZA - VIDEO
Estratto dell'articolo di Stefano Iannaccone per "Domani"
giancarlo giorgetti parla alla camera dei deputati
La fotografia è quella di inizio giornata, alla Camera: il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, alle 9, parla dello scostamento di bilancio e delle prospettive economiche di fronte a un’aula praticamente deserta.
I deputati della destra stanno arrivando in ritardo, alla spicciolata. Con la sua ironia british, Giorgetti saluta i pochi presenti nell’emiciclo di Montecitorio, poi sbuffa con Repubblica: «Non vogliono lavorare». Una maggioranza non solo spaccata, ma anche indolente.
Le responsabilità, tuttavia, non sono solo degli onorevoli scansafatiche. Il governo ha trasformato il Parlamento in una schiera di “schiaccia-bottoni” come mai è avvenuto nella storia repubblicana: Giorgia Meloni ha chiesto 131 voti di fiducia in quattro anni, un record assoluto che ha finito per delegittimare le Camere. Un record che ha anestetizzato i parlamentari che, un po’ per apatia e un po’ per ripicca, al momento del bisogno arrivano con calma.
giancarlo giorgetti parla alla camera dei deputati
Nel frattempo la manovra non c’è ancora, ma ha già prodotto un effetto: ha spaccato il governo. Il taglio dell’Irpef al ceto medio, tanto decantato a mezzo stampa, potrebbe restare nello scaffale, già gremito, delle promesse tradite.
Tanto che nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri che si è svolto ieri sera è sparita la voce «illustrazione delle linee guida della legge di Bilancio». Nella prima versione era un punto da affrontare, nell’aggiornamento è stato cancellato. [...]
L’elefante nella stanza è diventato il taglio dell’Irpef ai redditi tra 50mila e 60mila euro. Sembrava uno dei pilastri del provvedimento. Poi c’è stata la frenata. Il costo di poco meno di 3 miliardi di euro, per una platea di 3 milioni di contribuenti, ha fatto venire qualche dubbio a Giorgia Meloni: il ritorno elettorale sarebbe minimo.
Soprattutto quando Giorgetti ha fatto notare che tra le tante idee, qualcosa bisognava eliminarla. Perché le risorse sono limitate. Dal Mef si sono limitati a far notare che la riduzione dell’Irpef era un’ipotesi. Certo è che non l’aveva proposta un passante a caso, bensì il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ed è da sempre sostenuta da Forza Italia.
Il vicepremier Antonio Tajani avrebbe voluto inserire la riduzione dell’aliquota per la fascia di reddito 50-60mila euro già nella scorsa finanziaria. «Riteniamo ancora che si debba assolutamente procedere per il taglio dell’Irpef», ha detto il segretario di FI. Da qui il rilancio della sfida a Matteo Salvini sulle banche: «Devono pagare le tasse come tutti ma non sono il nemico». [...]
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