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Dopo i duri scontri tra manifestanti e forze dell'ordine la Cina sta dando vita a una censura di massa. Come si sa, migliaia di abitanti dell'ex colonia inglese durante il weekend sono scesi in strada per manifestare a sostegno dei diritti democratici di cui la città ha sempre goduto nonostante l'annessione ala Cina di qualche anno fa. Diritti democratici che vengono via via repressi da Pechino.
Adesso, usando uno stratagemma caro al partito comunista sin dai tempi della strage di piazza Tienanmen, si procede con la censura dei principali social network dove le immagini degli incidenti sono state spostate in queste ore. Al momento è Instagram, il sito web di condivisioni di foto, ad averne fatto le spese, bloccato e censurato in tutta la Cina per evitare che gli utenti vedano le foto della violenta repressione effettuata dalle forze di polizia e che sono state invece caricate da molti utenti. Sulla versione cinese di twitter, invece, il sito Weibo, è stata censurata la frase "Occupy Central" che era lo slogan dei manifestanti.
Sulla situazione è intervenuto anche il cardinale Tong, capo della chiesa cattolica della città, schierandosi apertamente con i manifestanti. Ha dapprima chiesto la fine della repressione poliziesca e poi ha detto che se non verrà garantita l'elezione a suffragio universale del capo dell'esecutivo come previsto nel 2017, la disobbedienza civile sarà cosa legittima.
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