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I DEMOCRATICI AMERICANI NON C’HANNO PIU’ UN DOLLARO! NONOSTANTE IL CROLLO DI POPOLARITÀ DI TRUMP, I DEMOCRAT, AVANTI NEI SONDAGGI PER LE ELEZIONI DI MID-TERM, VIVONO UNA CRISI FINANZIARIA SENZA FINE. IL PARTITO HA ACCUMULATO DEBITI E HA DOVUTO FARE RICORSO A UN PRESTITO DI 15 MILIONI DI DOLLARI, METTENDO COME GARANZIA LA SEDE CENTRALE DI WASHINGTON - NEL MIRINO È FINITO KEN MARTIN, 53 ANNI, PRESIDENTE DEL COMITATO NAZIONALE DEMOCRATICO DESCRITTO DAL “NEW YORK TIMES” COME UN UOMO SULL’ORLO DELLA CRISI DI NERVI (AVREBBE LANCIATO IL TELEFONO SULLA SCRIVANIA DI UN COLLABORATORE) - A RISCHIO NON C’È SOLO LA CAMPAGNA PER RICONQUISTARE IL CONGRESSO A NOVEMBRE, MA I FONDI PER FINANZIARE LA CORSA VERSO LE PRESIDENZIALI DEL 2028 – LA NUOVA STELLA JON OSSOFF CHE NEI SONDAGGI HA...
Massimo Basile per repubblica.it - Estratti
Favorito nei sondaggi per conquistare Camera e, forse, Senato, ma sfavorito nei fondi per fare campagna elettorale. Il paradosso democratico americano sta emergendo in tutte le sue dimensioni: il partito d’opposizione al congresso sta affrontando una drammatica crisi di liquidità, nonostante il crollo verticale di popolarità del presidente Donald Trump.
Il comitato elettorale ha accumulato debiti e ha dovuto ricorrere a un prestito da 15 milioni di dollari, mettendo come garanzia la sede centrale di Washington, una decisione che ha seminato il panico tra dirigenti e donatori.
Al centro della crisi è finito Ken Martin, 53 anni, presidente del Comitato nazionale democratico, l’equivalente del presidente del partito in stile europeo ma che si occupa in Usa soprattutto di organizzazione, strategie elettorali e raccolta fondi. Il New York Times lo ha descritto come un uomo sull’orlo della crisi di nervi, che in un momento di forte tensione, all’inizio di luglio, avrebbe lanciato il telefono sulla scrivania di un collaboratore. L’episodio è stato segnalato all’ufficio risorse umane.
Josh Shapiro, Bob Brooks e Hakeem Jeffries
Il Partito democratico soffre di una situazione economica complicata. Nonostante abbia raccolto somme considerevoli, il comitato si è indebitato al punto da dover dire ai fornitori che i pagamenti verranno posticipati. Martin viene accusato internamente di non aver ricostruito la fiducia nella base elettorale, dopo la sconfitta del 2024 contro Trump. In più ci sono le divisioni sempre più forti tra moderati e progressisti all’interno del partito.
La posizione dell’ex vicepresidente, David Hogg, favorevole a candidare giovani contro l’establishment, ha creato nuove tensioni e mostrato il volto di un partito lacerato da divisioni. Mentre i repubblicani appaiono più uniti e possono contare sulla spinta di Trump per calamitare donazioni - il presidente controlla una macchina elettorale da 400 milioni di dollari - e il partito conservatore ha in cassa quasi 130 milioni, i democratici hanno il bilancio in rosso, con un debito di due milioni.
A rischio non c’è solo la campagna per riconquistare il Congresso a novembre, ma i fondi per finanziare la corsa verso le presidenziali del 2028. E Trump, conoscendo la situazione finanziaria dei suoi avversari, spingerà nelle prossime settimane per allargare il divario con i democratici.
A gelare i donatori è stata la mancata reazione alla sconvolgente sconfitta nel 2024: Martin aveva annunciato la presentazione di un’analisi del voto, ma che non ha mai mostrato, salvo poi cavarsela con una bozza incompleta. Nel frattempo il numero uno del partito è scomparso dagli eventi pubblici e ha dribblato le interviste. Unica concessione, le dichiarazioni rilasciate a una emittente locale in Pennsylvania.
Troppo poco per galvanizzare gli elettori. Durante le riunioni interne, secondo il New York Times, Martin ha usato toni più decisi, per scuotere il suo team: “Più sono debole io, più deboli siete anche voi”
pete hegseth e Jon Ossoff
Jon Ossoff
Jon Ossoff e pete hegseth
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