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Mandarini del Tesoro e della Ragioneria battono Renzi Matteo due a zero. I loro premi non si toccano, punto e basta.
Nel fine settimana aveva fatto scandalo che i super-tecnici di via XX Settembre, in piena e febbrile riscrittura della Legge di Stabilità, si fossero rifiutati di lavorare la sera e durante i giorni di festa. E se ne erano andati platealmente a casa, lasciando di sale i loro alter ego di Palazzo Chigi e la squadra che, agli ordini di Yoram Gutgeld, aveva in mano la manovra.
matteo renzi pier carlo padoan
La protesta era nata dal fatto che Palazzo Chigi, con il pieno mandato del Grande Rottamatore, voleva congelare alcuni fondi che alimentano la parte variabile dei grand commis, come quello che nasce dalle percentuali sulle cartolarizzazioni immobiliari o del recupero dell’evasione, o del controllo sulle partecipate (quest’ultimo davvero scandaloso).
Le cifre sono top-secret, ma in media un dirigente di quel livello guadagna 180 mila euro lordi l’anno e i premi a parte valgono circa 10 mila euro netti a testa.
Ebbene, è bastato che i dirigenti del Tesoro, guidati dai super-intoccabili della Ragioneria, facessero no con il ditino per costringere Renzi a una rapida retromarcia. E il bello è che in questo braccio di ferro si è dovuto schierare pure il ministro Pier Carlo Padoan, spesso accusato di essere troppo accondiscendente con il premier. E naturalmente si è schierato con i mandarini.
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