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I PARTNER GELOSONI FACCIANO ATTENZIONE: SPIARE WHATSAPP ALTRUI È UN REATO, E SI RISCHIANO FINO A 10 ANNI DI CARCERE – LO HA DECISO LA CORTE DI CASSAZIONE, CHE HA RIGETTATO IL RICORSO DI UN UOMO CONDANNATO DALLA CORTE D’APPELLO DI MESSINA, PERCHÉ AVEVA ESTRAPOLATO ALCUNI MESSAGGI DAI TELEFONI DELL’EX MOGLIE, PER USARLI A SUO FAVORE NELLA CAUSA DI SEPARAZIONE – PER LA CASSAZIONE, L’UOMO HA “ARBITRARIAMENTE INVASO LA SFERA DI RISERVATEZZA DELLA MOGLIE”. ANCHE SE CI FOSSE STATO IL CONSENSO, IL REATO SI SAREBBE VERIFICATO COMUNQUE...
Estratto dell’articolo di Alessandro D’Amato per www.open.online
Spiare il Whatsapp altrui è un reato. Ovvero accesso abusivo a sistema informatico. E si rischiano fino a 10 anni di carcere.
Lo ha deciso la Corte di Cassazione, rigettando il ricorso di un uomo condannato dalla Corte d’Appello di Messina. Perché aveva estratto alcuni messaggi dai telefoni dell’ex moglie.
Per usarli a suo favore nella causa di separazione. La donna aveva due telefoni. E l’uomo è stato condannato per un altro episodio per violenza privata.
[…] Il Messaggero racconta che la donna aveva denunciato a marzo 2022 atteggiamenti ossessivi da parte del marito. Lo accusava di «averle controllato il telefono dal quale aveva estrapolato alcuni messaggi da una chat con un collega di lavoro, inviandoli ai suoi genitori, per sostenere la tesi di un rapporto sentimentale fra i due».
Poi aveva denunciato «di aver scoperto che il suo ex marito aveva estratto, da un telefono cellulare che utilizzava per ragioni di lavoro e che non trovava più da tempo, diversi screenshot dal registro chiamate e dalla messaggistica, consegnandoli al suo legale, il quale li aveva prodotti in sede di giudizio civile, ai fini di addebito della separazione». […]
La Cassazione ha deciso che l’uomo ha «arbitrariamente invaso la sfera di riservatezza della moglie attraverso l’intrusione in un sistema applicativo». Anche se c’è il consenso, secondo i giudici, il reato si verifica con il «mantenimento nel sistema posto in essere da chi violi le condizioni ed i limiti».
Whatsapp è un sistema informatico perché «è un’applicazione software progettata per gestire la comunicazione tra utenti attraverso messaggi, chiamate e videochiamate. Utilizzando reti di computer per trasmettere i dati, combinando hardware, software e reti per offrire il suo servizio».
E quindi, concludono, «sussiste, nel caso di specie, il reato contestato, poiché la protezione del sistema, nel quale l’imputato si è trattenuto abusivamente, era stata assicurata attraverso l’impostazione di una password».
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