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IN ASSENZA DI OPPOSIZIONE, I FRATELLI D’ITALIA SI STANNO FACENDO FUORI DA SOLI – ORA TIENE BANCO LO SCAZZO GIULI-BUTTAFUOCO SULLA BIENNALE, MA I PUNTI DI FRATTURA INTERNI NEL PARTITO DI GIORGIA MELONI SONO INFINITI – C’È IL DUALISMO CROSETTO-MANTOVANO (CON UN OCCHIO AI SERVIZI), QUELLO TRA ROSSI E CHIOCCI IN RAI, MENTRE NON SI PLACA L’OSTILITÀ TRA I “GABBIANI” DI RAMPELLI E LA NUOVA LEADERSHIP DEL PARTITO (ARIANNA MELONI E GIOVANNI DONZELLI, CON L’OMBRA DI FRANCESCO LOLLOBRIGIDA CHE SOGNA DI RICONQUISTARE LA GESTIONE DI VIA DELLA SCROFA) – ALLARGANDO ALLA MAGGIORANZA: C’È GIANCARLO GIORGETTI CHE NON PUÒ VEDERE ADOLFO URSO. E POI…

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Estratto dell’articolo di Lisa Di Giuseppe per “Domani”

 

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

Quattro anni di legislatura sul filo del rasoio. A meno di un anno dalle elezioni politiche, la maggioranza che sostiene il governo Meloni si trova a dover fare i conti con un’infinita serie di duelli interni.

 

L’ultimo e il più pirotecnico è senz’altro quello tra due vecchi amici – testimone Giordano Bruno Guerri – come Alessandro Giuli e Pietrangelo Buttafuoco. A dividerli la Biennale, o meglio la scelta […] di ospitare la delegazione della Federazione russa. […]

 

All’origine del dissidio, un’interpretazione diversa del modo migliore di raggiungere l’egemonia culturale tanto agognata dalla destra. Che pure continua a schiantarsi contro i limiti reali delle governance proposte dal ministero della Cultura, da quella Rai in giù. Per dirla ancora con Guerri, «la concretezza» di Giuli contro «la fantasia» di Buttafuoco.

 

GUIDO CROSETTO ALFREDO MANTOVANO

Il risultato: un presidente accusato di russofilia che interpreta nella maniera più autentica la linea originaria del sistema culturale alle spalle di Giorgia Meloni e un ministro impallinato nel tentativo di coniugare l’eredità del mondo post-missino e gli accordi europei a cui aderisce il governo del centrodestra.

 

[…] Ma lo screzio tra Buttafuoco e Giuli […] non è l’unico che ha animato la legislatura.  Un altro duello a cui le cronache ci hanno ormai abituato da tempo è quello tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e il sottosegretario con delega ai sevizi Alfredo Mantovano, che controlla anche l’Aise, i servizi segreti per l’estero di cui il numero uno della Difesa non si è mai fidato appieno.

 

INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

Una posizione gravissima, anche se la sfida sembra ormai essersi chiusa a sfavore del ministro, che si è visto progressivamente privare dei suoi punti di riferimento nell’ambiente.

 

Non c’è il rischio di annoiarsi neanche in Forza Italia. Tra gli azzurri si consumano parecchie partite interne, come la sfida evergreen tra Antonio Tajani e Giorgio Mulè. Un po’ un derby forzista, anche se di questi tempi l’approccio vellutato del siculo vicepresidente della Camera, diametralmente opposto a quello romanocentrico del segretario, sembra ben più gradito alla famiglia Berlusconi.

 

PAOLO BARELLI MARINA BERLUSCONI

[…] E poi, ovviamente, c’è il grande scontro – per ora ancora carsico, ma che riempie le pagine dei giornali […] – tra Giorgia Meloni e Marina Berlusconi per la supremazia del centrodestra.

 

O della destra, se Marina dovesse scegliere un’altra strada. Underdog contro primogenita, destra nazionale contro liberale, ma tanti tratti in comune. Dalla capacità di imporsi su mondi molto maschili al talento di cogliere certi spostamenti dell’elettorato prima di altri.

 

ADOLFO URSO E GIANCARLO GIORGETTI

Soprattutto, però, la repulsione nei confronti di Matteo Salvini: per Meloni è un potenziale concorrente, per la primogenita del fu Cavaliere è un partner troppo distante dai propri valori di riferimento.

 

[…]

 

Mentre nella compagine governativa spesso si ritrova a spingere dalla parte opposta dell’altro vicepremier Tajani, anche internamente alla sua area politica il leader della Lega ha il suo rivale d’elezione: a sfidarlo è stato (come potrebbe essere diversamente, per un uomo d’arma) il generale Roberto Vannacci. […]

 

GIORGIA MELONI FABIO RAMPELLI

A trovarsi spesso su fronti opposti, uno a vigilare sulla tenuta dei conti, l’altro a promettere salvataggi spericolati a destra e a manca, sono anche Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso, rispettivamente ministro dell’Economia leghista e ministro delle Imprese meloniano.

 

In Fratelli d’Italia, poi, è tutta una questione di appartenenze generazionali e geografiche: se su Roma l’eminenza grigia di Fabio Rampelli è stata spodestata da Arianna Meloni, l’ex compagno della sorella della premier e ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, vorrebbe riconquistare la gestione diretta delle truppe del partito, attualmente in mano al responsabile territori Giovanni Donzelli.

 

GIAMPAOLO ROSSI E GIAN MARCO CHIOCCI

Sempre nel mondo meloniano, ad avere visioni differenti su come interpretare al meglio il racconto del governo nel servizio pubblico sono invece l’ad Rai Giampaolo Rossi e il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, spesso dipinti, ma solo dai maliziosi, come due contraenti ai ferri corti.

 

Insomma, i duelli a destra non finiscono mai. E tutte le energie investite nelle sfide personali rendono la miccia del governo sempre più corta.

ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO adolfo urso giancarlo giorgetti voto di fiducia sulla manovra 2024 foto lapresse