DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL…
ANCHE IN FRANCIA, FASCISTI E SVASTICHELLE ESCONO DALLE FOGNE – ALLA MANIFESTAZIONE PER LA MORTE DI QUENTIN DERANQUE, IL 23ENNE DI DESTRA UCCISO DA MILITANTI DEL PARTITO “LA FRANCE INSOUMISE” DI MELENCHON, SFILANO MIGLIAIA DI ESTREMISTI, TRA SALUTI ROMANI, SLOGAN RAZZISTI E ATTACCHI ALLA SINISTRA – JORDAN BARDELLA, IL “GALLETTO” DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL, HA INVITATO I SUOI A NON PARTECIPARE, NEL TENTATIVO DI RIPULIRE IL PARTITO E SPOSTARSI (APPARENTEMENTE) AL CENTRO – PER LA SINISTRA, IL PARTITO DI MELENCHON STA DIVENTANDO UN GROSSO GRATTACAPO, IN VISTA DELLE AMMINISTRATIVE E DELLE PRESIDENZIALI DEL PROSSIMO ANNO: SENZA I VOTI DELLA GAUCHE PUTINIANA ED ESTREMISTA, NON SI VINCE (LO STESSO DILEMMA DEL CAMPO LARGO)...
Estratto dell'articolo di Francesca Schianchi per "La Stampa"
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Dura appena una manciata di minuti, la sensazione di essere veramente, come annunciato dai promotori, a una marcia in ricordo di una vittima. Il tempo del minuto di silenzio, con qualche giovanotto in bomber scuro che lascia scivolare una lacrima silenziosa, e dell'omaggio iniziale al 23enne Quentin Deranque, militante di estrema destra ucciso una settimana fa qui a Lione: «Ci guarda da lassù ed è fiero di noi».
Per il resto, gli interventi dal palco improvvisato su un camion e poi i cori che accompagnano la marcia, per il chilometro o poco più che separa la partenza da quella rue Victor Lagrange in cui è avvenuto il pestaggio di cui sono accusati giovani di estrema sinistra, certificano la natura tutta politica di una manifestazione che, nonostante l'invito alla preghiera e la corona di fiori bianchi, del cordoglio commosso ha ben poco.
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C'è piuttosto rabbia, revanscismo, orgoglio di parte, e la voglia di seppellire tutta la sinistra – non solo quella estrema, a meno di un mese dalle amministrative, e a un anno dalle fatidiche presidenziali – sotto questa bruttissima storia di violenza e brutalità.
[...] Straordinario dispiegamento di forze dell'ordine, droni sulle teste dei circa tremila manifestanti, controllo capillare in città che durerà fino a oggi, nel timore di disordini nella notte: ma, alla fine del corteo, nessuna violenza da registrare. Anche se ci saranno denunce, per saluti romani e insulti razzisti e omofobi scovati dalla Prefettura in alcuni video della sfilata postati sui social, e a una persona che è stata trovata in possesso di un coltello e un martello.
Anche il presidente del Rassemblement National Jordan Bardella aveva invitato i suoi eletti a non partecipare: nel pieno della sua campagna di «dédiabolisation» del partito, di ripulitura da tutte le scorie estreme per renderlo credibile nella sfida per l'Eliseo, troppo rischioso mischiarsi a gruppuscoli e frange non facilmente controllabili.
Ma in fondo è un lavoro di squadra: lui, da Parigi, dichiara che il cordone sanitario per decenni destinato al suo partito – si vota chiunque pur di non vedere il Rn al potere - va oggi applicato all'estrema sinistra; loro, da Lione, attaccano tutto il tempo la gauche: «L'estrema sinistra uccide», srotolano un enorme striscione, mentre i manifestanti scandiscono lo slogan «antifascisti assassini, La France insoumise complice».
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Perché è il partito di Jean-Luc Mélenchon il primo obiettivo di questa giornata, e tutto lo schieramento che, alle ultime legislative, ha fatto con lui accordi per fermare Marine Le Pen e il Rassemblement.
Il leader di estrema sinistra è sul banco degli imputati da giorni, per i legami del partito con alcuni sospettati dell'aggressione mortale: tra i fermati, ci sono due assistenti parlamentari del deputato Lfi Raphaël Arnault, fondatore a Lione di un movimento antifascista, la Jeune Garde, sciolto dalle autorità l'estate scorsa per i metodi giudicati violenti.
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«Hanno responsabilità anche gli ecologisti, i socialisti, i macroniani che hanno fatto eleggere questa gente», aggiunge dal microfono uno dei giovani chiamati a intervenire, Raphaël Ayma, militante arrivato dal Sud della Francia, tra gli applausi dei presenti.
Poi, a tu per tu, approfitta per aggiungere pure che, oltre al ricordo, la giornata serve per chiedere lo scioglimento di tutti i gruppi antifascisti: quelli fascisti curiosamente no, però, «non li metto sullo stesso piano».
[...]
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E, alla vigilia di municipali che riguardano tutti i comuni di Francia (il 15 marzo il primo turno) e della lunga maratona verso le presidenziali, l'ingombrante France insoumise sta diventando un grattacapo per la sinistra. C'è chi aspetta che passi la tempesta per decidere cosa fare con le alleanze, e chi, come l'ex presidente François Hollande, ha già chiesto di tagliare i ponti con Mélenchon e compagni. La pensa allo stesso modo l'eurodeputato di centrosinistra Raphaël Glucksmann: «Il cordone sanitario rimarrà valido per il Rn, perché può vincere le elezioni. Ma per impedire loro di prendere il potere, dobbiamo essere chiari nella nostra relazione con Lfi: è una questione etica ma anche politica».
Mentre la gauche si interroga, a Lione questa ultradestra che non vuole essere chiamata tale omaggia il suo giovane martire.
Nell'angolo della strada grigia e anonima in cui è stato ucciso vengono messi fiori e cartelli per ricordarlo: arriva anche lo striscione gigante «Adieu camarade», dove la traduzione non è tanto camerata, ma compagno di lotta. Fiaccole, saluti, tre volte il presente come nella tradizione di estrema destra. E poi si defluisce, «mi raccomando in modo ordinato e senza problemi, facciamo vedere che siamo gente rispettabile», ripete una delle organizzatrici. Si spengono le fiaccole, «ma la fiamma del ricordo continuerà a ardere in ognuno di noi».
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jordan bardella foto lapresse
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