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IN RAI È TUTTI CONTRO TUTTI – LEGA E FORZA ITALIA SONO STATI I PIÙ DURI SULLA GAFFE SULLA NAZIONALE ISRAELIANA DI BOB (IN UN FUORIONDA, SI È SENTITO DIRE “EVITIAMO L’EQUIPAGGIO DI ISRAELE”), ARRIVANDO A TIRARE IN BALLO DIRETTAMENTE L’AD, GIAMPAOLO ROSSI – LA TENSIONE È ESPLOSA CON LA GESTIONE IMBARAZZANTE DEL CASO PETRECCA: FORZA ITALIA SOFFRE DA TEMPO LO STALLO IN COMMISSIONE DI VIGILANZA (DA PIÙ DI UN ANNO NON SI RIESCE A SBLOCCARE LA NOMINA DI SIMONA AGNES, CARA A GIANNI LETTA). LA LEGA TEME LE MANOVRE “PREDATORIE” DEI MELONIANI. E L’AMMINISTRATORE DELEGATO, CHE AVREBBE VOGLIA DI MOLLARE, DEVE RESISTERE FINO ALLA RIFORMA DELLA GOVERNANCE, CHE ANDRÀ IN PORTO NON PRIMA DI GIUGNO...
Ecco l'ignobile #fuorionda @RaiDue.
"Evitiamo l'equipaggio n° 21... che é quello dell'#israeliano"
Dove é finito lo #spiritoOlimpico? Di chi è quella voce?
É questa la neutralità del #giornalismo italiano?
Chi si dimette? pic.twitter.com/yjzqhiE23S
— (((Roby DiGio))) (@robydigi) February 21, 2026
Estratto dell’articolo di Giovanna Vitale per “la Repubblica”
C'è qualcosa di più, oltre al rammarico per la seconda gaffe olimpica collezionata in mondovisione dalla Rai. [...]
Anziché le opposizioni, sono Lega e Forza Italia a firmare gli attacchi più feroci. Loro, i principali alleati dei Fratelli che in azienda tengono le leve di comando, a guidare l'offensiva. A distinguersi per virulenza. E, soprattutto, ad alzare il tiro.
Individuando la colpa dell'ultimo scivolone in diretta dai Giochi — dopo l'imbarazzante telecronaca d'apertura by Paolo Petrecca — nella mala gestione dell'emittente, governata dal meloniano Giampaolo Rossi.
«L'ennesima prova che il cambiamento auspicato per un servizio pubblico equilibrato non è stato minimamente raggiunto», mettono a verbale i commissari salviniani della Vigilanza. «Purtroppo la nostra tv di Stato ha dimostrato pressappochismo, inanellando due figuracce alla Tafazzi che hanno fatto il giro del mondo», rincara a stretto giro Paolo Barelli, capogruppo azzurro alla Camera.
«La Rai», sentenzia il fedelissimo di Tajani, «non pare affetta da un male di stagione quale un raffreddore, bensì da qualcosa di molto più serio che coinvolge i suoi organi vitali». Toni ultimativi, conditi da giudizi mai tanto sprezzanti.
Spia di una tensione che, rimasta per mesi sottotraccia, è ora riesplosa e sembra puntare al bersaglio grosso: l'amministratore delegato e la sua madrina di stanza a Palazzo Chigi.
La controprova arriva a sera quando, in fondo a un'altra giornata di passione, dal partito della premier si leva la voce di Francesco Filini, il deputato diretta emanazione del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, erto a scudo umano di Rossi e del suo «tempestivo intervento su quanto accaduto oggi».
Sono troppi e sempre più intricati i nodi che spetterebbe a FdI sbrogliare e invece restano lì a marcire, tristemente irrisolti. Forza Italia soffre lo stallo in commissione di Vigilanza, dove per mancanza di una maggioranza qualificata da oltre un anno non si riesce a perfezionare la nomina a presidente Rai di Simona Agnes, cara a Gianni Letta.
Al punto che pure la mediazione con le opposizioni, tentata da Ignazio La Russa, comincia ad apparire più una sceneggiata che una manovra concreta per portare a casa il risultato.
La Lega, invece, teme le manovre "predatorie" dei Fratelli, pronti a far man bassa al prossimo valzer di poltrone tv, e si è risolto a spedire qualche avvertimento per rivendicare nuovi spazi.
In ballo ci sono direzioni pesanti: Affari internazionali, Relazioni istituzionali, Rai Sport che l'ad ha già assegnato ad interim al meloniano Marco Lollobrigida senza neanche consultare il cda. Per non parlare di RaiCinema, Rai Way e Rai Fiction in scadenza a primavera. E del Tg1, qualora Chiocci dovesse lasciare per trasferirsi alla corte della premier. Senza dimenticare Rai Parlamento e forse il Tg2, se Antonio Preziosi coronerà il sogno di traslocare in Vaticano. E poiché Rossi tende a tutelare i suoi, gli alleati si sono stufati. E hanno deciso di farsi sentire.
Si era capito giovedì scorso, durante l'ultimo board. Quando il leghista Antonio Marano parte lancia in resta contro i responsabili dei piani di produzione — Coletta, Imbriale e Russo — accusati di non seguire le linee guida varate in consiglio e di non sperimentare nuovi prodotti, l'ad non ci vede più.
«Non ti devi permettere di mettere in discussione persone che lavorano giorno e notte per l'azienda», sibila Rossi. «Loro discutono con me ogni scelta. Stiamo cercando di mettere le toppe ai casini fatti molti anni fa». Una quindicina almeno: allora Marano era vicedirettore generale e si occupava proprio di palinsesti. Uno scontro durissimo. Indizio di un clima sempre più deteriorato. Altro che bob olimpico.
antonio marano
simona agnes giampaolo rossi maria pia ammirati
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