islanda pescatore

MA CHE JE FREGAVA AGLI ISLANDESI DI ENTRARE NELL'UNIONE EUROPEA? - I CITTADINI DICONO "NO" AL REFERENDUM PER RIAPRIRE LE TRATTATIVE PER L'INGRESSO NELLA UE. TE CREDO! REYKJAVIK ADERISCE ALLO SPAZIO ECONOMICO EUROPEO E, DI CONSEGUENZA, HA ACCESSO AL MERCATO UNICO E ALLO SPAZIO SCHENGEN - TRADOTTO: GODE DEI VANTAGGI DELL'UE SENZA PAGARNE I COSTI - A GUIDARE IL FRONTE DEL "NO" È STATA LA LOBBY DEI PESCATORI, CHE TEMEVANO DI ESSERE "INVASI" DALLE NAVI DI ALTRI PAESI DELL'UE - L'IPOTESI DEL RUOLO DELLA RUSSIA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE E LE REAZIONI DEI SOVRANISTI EUROPEI (SALVINI E LE PEN IN TESTA)

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LA DELUSIONE DELLA UE SOSPETTI DI INTERFERENZE DI POTENZE STRANIERE

Estratto dell’articolo di Claudio Tito per "la Repubblica"

 

ISLANDA REFERENDUM UE

«La Commissione europea prende atto dell'esito del referendum e rispetta la scelta del popolo islandese. L'Islanda rimane uno stretto partner dell'Unione europea». Questo stringato e piuttosto formale commento con cui la Commissione europea ha accolto l'esito del referendum islandese per l'adesione all'Ue, spiega più di ogni altra cosa quanta delusione sia maturata a Bruxelles per il "no" all'Unione. [...]

 

L'imbarazzo di questa nota è eloquente. Le istituzioni comunitarie si aspettavano tutt'altro risultato. Anzi, lo speravano anche per tentare di riconsegnare all'Ue un pizzico di capacità attrattiva. L'Islanda era chiamata a scegliere tra la paura esterna dell'aggressività degli Usa a guida Donald Trump e quella domestica di perdere una parte della loro ricchezza e di mandare su tutte le furie la "lobby dei pescatori", la più potente del Paese. L'Europa si era convinta che la minaccia trumpiana avrebbe sovrastato ogni dubbio ed invece l'interesse particolare ha prevalso.

 

ISLANDA

A Palazzo Berlaymont […] sono però convinti che la capacità ibrida di influenzare il voto da parte della Russia e degli stessi States abbia ribaltato le posizioni. Il timore diffuso a Bruxelles è che la Russia abbia manipolato la campagna referendaria per assestare un altro colpo all'immagine dell'Ue e per indebolire Reykjavik come primo "controllore" delle nuove rotte artiche che si stanno aprendo grazie allo scioglimento dei ghiacci.

 

ISLANDA REFERENDUM UE

Un interesse uguale e contrario degli Usa che, a cominciare dalla Groenlandia, hanno concentrato l'attenzione su quella fascia di pianeta. E in effetti se si ascoltano le reazioni dei sovranisti più vicini a Mosca e Casa Bianca, il sospetto cresce.

 

L'ingresso nell'Ue, è il giudizio di Marine le Pen, «non è l'orizzonte naturale di ogni democrazia europea: un'altra Europa è possibile». A suo parere, «i popoli devono poter decidere il proprio futuro, le proprie istituzioni e la capacità di difendere gli interessi nazionali». «Congratulazioni all'Islanda — le ha fatto eco Nigel Farage, il leader di Reform Uk e promotore del referendum sulla Brexit — per aver votato per mantenere la sua indipendenza».

ISLANDA RISULTATI REFERENDUM UE

 

Ma più che l'indipendenza è stata la paura — più o meno indotta — di perdere le quote di pesca nell'Atlantico e di ridurre il proprio tenore di vita a far invertire la rotta. Senza però tenere conto dei possibili rischi futuri.

 

L'Islanda continua a far parte dello Spazio Economico Europeo insieme alla Norvegia e quindi applica le regole dell'Unione ad eccezione di pesca e agricoltura. C'è una chiara interdipendenza con l'Ue: basti pensare che esporta nell'Unione il 66,5 per cento dei suoi prodotti e il 45,1 per cento dell'import è "made in Ue".

 

L'Islanda, poi, fa parte della Nato e quindi può contare sulla protezione militare Atlantica ma non ha esercito. E se Trump continuerà nella sua azione di disimpegno, l'unico fattore di sicurezza sarebbe stato l'obbligo di mutua difesa previsto dai trattati europei.

aurora boreale in islanda

 

Per di più i 27 stavano programmando, in caso di vittoria dei "sì", un nuovo dialogo con la Norvegia. Oslo a quel punto sarebbe infatti rimasta di fatto da sola nello Spazio Economico Europeo. Lo sconforto è aumentato anche per questo. Come […]

 

LA LEZIONE ISLANDESE PER LA UE

Estratto dell’articolo di Paolo Lepri per il “Corriere della Sera”

 

La lezione islandese […] è che l’allargamento europeo non è una passeggiata. […] Chi conosce il vento gelido che spira a Reykjavík anche in piena estate non può che raccomandare, adesso, attenzione.

 

MISS ISLANDA

Costruire un’Europa ancora più grande richiede in primo luogo ricerca del consenso, come qualsiasi operazione politica. Poi visione strategica, senso di responsabilità e spirito di collaborazione basato sull’interesse generale. È un processo necessario, nel disordine mondiale di oggi, ma non per questo scontato.

 

L o dimostra, appunto, il referendum celebrato in quest’isola i cui cittadini hanno preferito «fare da soli», come non si stancava di ripetere in campagna elettorale chi era contrario alla proposta del governo. Una suggestione ambigua, su cui vale la pena riflettere.

 

Riprendere il percorso per entrare nell’Ue e accogliere l’Islanda nel club europeo era in realtà uno scenario «win-win». Sia per Reykjavík che per Bruxelles. I negoziati furono congelati nel 2013 (quando undici capitoli su 33 si erano conclusi con successo) e abbandonati definitivamente nel 2015.

 

islanda

Si sarebbe potuto ricominciare da lì e puntare a superare in corsa gli altri candidati (perfino la maltrattata Ucraina, alla quale, come si sa, viene negata una opportuna corsia preferenziale) e diventare il ventottesimo membro. «Entro un anno e mezzo», diceva la ministra degli Esteri Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir. L’Europa avrebbe accolto un Paese ricco e moderno, l’Islanda avrebbe potuto stabilizzare la sua economia.

 

Non è andata così, nonostante l’impegno della premier socialdemocratica Kristrún Frostadóttir che si è mossa con prudenza sostenendo nei giorni scorsi di apprezzare «qualsiasi risultato». E non sono bastate le rassicurazioni del governo sul fatto che soltanto un secondo referendum avrebbe potuto fornire un eventuale via libera all’ingresso nell’Ue.

 

orban salvini le pen

Il paradosso a cui stiamo attualmente assistendo, non solo in Islanda, è che spesso gli elettori incerti o indecisi scelgono alla fine un no definitivo piuttosto che un sì condizionato. E la propaganda va spesso in una direzione precisa, cancellando le sfumature.

 

[…] Certo, c’è la questione della pesca, argomento fondamentale in un Paese nel quale il 40 per cento delle esportazioni viene dal settore ittico e che teme, una volta entrato nell’Ue, l’arrivo delle imbarcazioni europee nelle sue acque. Gli elettori non hanno creduto a Gunnarsdóttir, secondo cui, come sottolineava il Financial Times , la crescente importanza strategica dell’Islanda e il rafforzamento della sua economia sarebbero stati gli elementi decisivi per un accordo su basi favorevoli con Bruxelles e per mantenere il controllo nazionale dei mari.

matteo salvini e marine le pen a bruxelles dopo le europee 2024

 

La divisione nell’opinione pubblica su questo punto — con la capitale che vota in un modo e i territori non urbani un altro — è un caso da manuale nell’epoca del sovranismo, in un Paese che fa parte dell’Associazione europea di libero scambio (Efta), dello Spazio economico europeo e dell’area di Schengen riscuotendone chiari benefici. Bruxelles e Reykjavík non sono affatto lontane.

 

In politica tutto è possibile, ma sarà certamente difficile riaprire porte che sono state chiuse. Intanto, però, il voto islandese è un segnale per Bruxelles, dove la delusione non si può tradurre in rassegnazione o nel ridimensionamento delle ambizioni. È ovvio ripetere a questo punto che serve più Europa, non meno Europa.

 

jd vance e donald trump - groenlandia e canada - vignetta by osho

In un mondo senza regole, nel quale Donald Trump minaccia di annettersi la Groenlandia confondendola talvolta con la stessa Islanda, la forza di attrazione del nostro continente e il suo fascino per gli elettori che hanno votato «no» (in un Paese senza esercito, membro fondatore di quella Nato che il presidente americano vuole ridimensionare o scaricare) sarebbero stati maggiori se in questi anni fossero stati compiuti passi decisivi nella capacità di svolgere un ruolo da protagonista sullo scenario internazionale, nella difesa, nella sicurezza, nella protezione dei cittadini.

 

BASI MILITARI E ROTTE DI NAVIGAZIONE SULL ARTICO

È in questo quadro che si pone il problema dell’allargamento. Il fallimento del referendum di sabato 29 agosto (anche per errori compiuti da entrambe le parti, primo dei quali, come dicevamo, la mancata ricerca del consenso), deve portare ad una riflessione su date, modi e scadenze di un progetto che non può navigare nella palude dei rinvii, delle lentezze e addirittura dei veti.

 

Ucraina, Moldavia, i Paesi balcanici non possono aspettare all’infinito. Ferma restando, naturalmente, la necessità di adeguare le legislazioni nazionali ai criteri europei, pretendere il rispetto dei valori comuni, modificare i meccanismi decisionali e, infine, permettere a chi vuole, nell’Unione di domani, di andare più avanti. Tutte cose da fare più presto, non più lentamente come sembra volere lo spirito del tempo a Bruxelles. Ecco la lezione islandese .

DONALD TRUMP - VIGNETTA BY MANNELLI