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L'ACCORDO DI PACE TRA IRAN E USA È STATO FIRMATO, MA LO STRETTO DI HORMUZ È ANCORA SOCCHIUSO - L'AMMINISTRAZIONE AMERICANA SOSTIENE CHE, IN 24 ORE, 67 NAVI SIANO TRANSITATE NELLO STRETTO. MEJO DI NIENTE, MA LA SITUAZIONE E' ANCORA LONTANA DALLA NORMALITA', QUANDO CIOE' A HORMUZ NAVIGAVANO 130-140 VASCELLI AL GIORNO - IL CORRIDOIO CENTRALE NON È UNA ROTTA SICURA PERCHÉ MINATO: SONO ANCORA 500 LE NAVI BLOCCATE NEL GOLFO - I LEADER MONDIALI SI ROMPONO LA TESTA PENSANDO A UN'ALTERNATIVA A HORMUZ CHE, PERO', NON ESISTE...

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MEDIATORI, IRAN E USA HANNO CREATO UNA LINEA DI COMUNICAZIONE PER HORMUZ

donald trump - stretto di hormuz

(ANSA) - NEW YORK, 21 GIU - L'Iran e gli Stati Uniti hanno concordato di istituire un canale di comunicazione per evitare incidenti e proteggere il transito nello a Hormuz. Lo riferiscono i mediatori Pakistan e Qatar in una nota congiunta.

 

LO STRETTO RESTA APERTO MA A METÀ: LE NAVI BLOCCATE SONO 500. INTANTO CONTINUA LA RICERCA DI ROTTE ALTERNATIVE

Estratto dell'articolo di Stefano Agnoli per il "Corriere della Sera"

 

STRETTO DI HORMUZ - SITUAZIONE AL 22 GIUGNO 2026

Un conto sono la retorica e le minacce, un altro quanto sta accadendo a Hormuz nelle ultime ore. Difficile trovare piena concordanza sulle cifre, ma molte petroliere e tanker carichi di gas liquefatto hanno effettivamente attraversato lo Stretto e hanno continuato a farlo fino a ieri.

 

Il segretario Usa all’Energia Chris Wright ha parlato di 67 vascelli in 24 ore. L’Iran, riferisce Bloomberg , pur nell’incertezza del blocco Usa ha addirittura ripreso a caricare greggio dal terminale di Kharg. In una settimana avrebbe fatto uscire dallo Stretto 25 milioni di barili.

 

TRUMP E LO STRETTO DI HORMUZ - VIGNETTA BY NATANGELO

Si è però ancora lontani dalla «normalità», quando transitavano 130-140 navi al giorno. Lo Stretto, insomma, non risulta chiuso ma non è neppure del tutto aperto: resta sospeso in una zona grigia e rimane ad alto rischio con traffico ridotto e condizionato.

 

Ciò che si sta consolidando è una divisione delle acque. Il corridoio centrale usato prima del conflitto non esiste più come rotta sicura: le sue due corsie risultano «infestate» da 80 mine. Il traffico, quindi, passa da due corsie di «emergenza» a Nord e a Sud. La prima tra le isole di Larak e Qeshm, sotto il controllo di Teheran. La seconda a ridosso della penisola omanita di Musandam, gestita da Marina e aviazione americana.

 

Ma al di là della situazione del traffico, le dichiarazioni e le mosse che accompagnano i negoziati non sono ininfluenti: venerdì scorso la Persian Gulf Strait Authority, l’ente creato lo scorso maggio da Teheran per regolare i transiti, ha imposto l’utilizzo della rotta settentrionale e ha dichiarato che nessuna nave è autorizzata ad attraversare Hormuz senza un permesso di passaggio valido, da richiedere 48 ore prima.

DONALD TRUMP - PETROLIO

 

A Sud, al contrario, il Joint Military Information Center (il centro di coordinamento navale a guida Usa) ha consentito i passaggi in qualsiasi momento, anche con i consueti sistemi di segnalamento attivi. Il significato «geopolitico» delle due rotte è implicito: le navi che scelgono il corridoio nord riconoscono di fatto la sovranità operativa iraniana sullo Stretto, quelle che scelgono il corridoio sud la rifiutano.

 

Ed è altrettanto evidente che in una situazione di questo genere, gli armatori e gli assicuratori delle circa 500 navi ancora bloccate nel Golfo, e di quelle che sarebbero pronte ad entrarvi, siano restii a dare disco verde alla piena ripresa dell’attività.

 

donald trump - stretto doi hormuz

Le evidenti difficoltà di un accordo rendono peraltro ancora più urgente la domanda che resta sullo sfondo della crisi: quanto è sensato dipendere ancora da un corridoio di 33 chilometri sorvegliato da un Paese ostile? Sarebbe possibile trovare una, o più, vie di fuga? Nella diplomazia mediorientale qualcosa si sta muovendo, ma ancora a livelli di contatti preliminari.

 

Tra le alternative che hanno funzionato durante la guerra le più rilevanti sono state quella della Petroline saudita, 1.200 chilometri da Abqaiq sul Golfo a Yanbu sul Mar Rosso, e la pipeline emiratina Habshan-Fujarah, che bypassa Hormuz via terra da Ovest verso Est. [...]

 

tensioni sullo stretto di hormuz tra iran e usa

Ma la realtà che emerge dalla crisi è che nessuna alternativa può sostituire completamente Hormuz. E per alcune materie prime critiche — fertilizzanti, urea, elio, zolfo, acido solforico, metanolo, alluminio — non esiste alcun bypass: lo Stretto rimane l’unica via.