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“NON È UNA PRIORITÀ”. L'ALTOLÀ DELLA LEGA (E DI FORZA ITALIA) SULLA LEGGE ELETTORALE RISCHIA DI SCOMBINARE I PIANI DI GIORGIA MELONI - L'ACCELERAZIONE IMPRESSA DA FRATELLI D’ITALIA PER INTRODURRE IL SISTEMA PROPORZIONALE CON PREMIO DI MAGGIORANZA SI È SUBITO INFRANTA CONTRO IL MURO DEGLI ALLEATI CHE TEMONO DI FINIRE CANNIBALIZZATI DAL PARTITO DELLA PREMIER. SALVINI SI È MESSO SUBITO DI TRAVERSO COSÌ COME TAJANI PER IL QUALE E' “PIÙ IMPORTANTE IL REFERENDUM DI PRIMAVERA". ENTRAMBI TEMONO CHE, UNA VOLTA APPROVATA LA RIFORMA, LA DUCETTA CEDA ALLA TENTAZIONE DI ANDARE A ELEZIONI ANTICIPATE...

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Giovanna Vitale per "la Repubblica" - Estratti

 

«Non è una priorità». L'altolà della Lega sulla legge elettorale rischia di scombinare i piani di Giorgia Meloni.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti foto lapresse

L'accelerazione impressa dai Fratelli per introdurre il sistema proporzionale con premio di maggioranza si è subito infranta contro il muro degli alleati. Impegnati in una dura trattativa interna per evitare di finire cannibalizzati dal partito della premier, che con l'abolizione dei collegi uninominali punta a fare il pieno dei seggi a scapito loro, Matteo Salvini e Antonio Tajani si son messi di traverso.

 

Spinti anche dal timore che, una volta approvata la riforma, la capa del governo ceda alla tentazione di anticipare le politiche.

 

Da giorni Giovanni Donzelli, numero due di FdI, è in pressing per depositare il testo entro febbraio e chiudere la partita prima dell'estate. Un colpo di freno addirittura più brusco di quello preannunciato dalle opposizioni, che Meloni ha comunque in animo di consultare, dopo aver sciolto tutti i nodi che però a destra faticano ancora a districare.

 

GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI E ANTONIO TAJANI A GENOVA

È in questo quadro di forti tensioni che si inscrive l'avvertimento lanciato ieri da Stefano Candiani, deputato fra i più vicini al segretario federale: «Per noi la legge elettorale non è una priorità, man mano che ci si avvicinerà alla scadenza della legislatura diventerà un tema», rallenta ai microfoni di Start.

 

«Se verrà affrontato con le minoranze sarà una cosa auspicabile e che chiediamo anche noi al governo», aggiunge, «a patto che la prospettiva non sia di mettere l'Italia ancora in stallo per i giochi di palazzo e far eleggere un presidente di sinistra», attacca per dissimulare la zeppa leghista. Ragionamento speculare a quello fatto da Tajani ai suoi: «In cima all'elenco delle nostre priorità c'è il referendum», spiega ai forzisti riuniti in vista della consultazione del 22 e 23 marzo: «Se serve più tempo per la legge elettorale prendiamocelo, l'importante è non litigare durante la campagna per il sì alla separazione delle carriere». La madre di tutte le battaglie per i berlusconiani.

meloni salvini tajaniantonio tajani, giorgia meloni e matteo salvini in senato foto lapresse

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