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“TEMPI DURI PER IL MONDO: TRUMP NON HA UNA STRATEGIA D'USCITA DALLA GUERRA ALL’IRAN” – PER L’AMBASCIATORE STEFANINI, IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA SI STA MUOVENDO SENZA AVERE ALCUN DISEGNO IN TESTA: “SI PUÒ DUBITARE CHE GLI USA ABBIANO UNA STRATEGIA. L'APPENA ANNUNCIATO ‘BLOCCO’ DELLO STRETTO DI HORMUZ, PER IL QUALE UNA DECINA DI GIORNI FA TRUMP AVEVA PROFESSATO DISINTERESSE (‘SE NE OCCUPINO GLI EUROPEI’) È SOLO L'ULTIMA INVERSIONE DI ROTTA. TEHERAN INVECE SA QUELLO CHE VUOLE. INNANZITUTTO, SALVARE IL REGIME, DECAPITATO MA SEMPRE LO STESSO, E…
Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “la Stampa”
Donald Trump incassa e rilancia. Niente accordo, passa al "blocco" americano di Hormuz, peraltro già "bloccato" – dall'Iran. Evidentemente il Presidente ha in mente qualcosa come «bloccare l'Iran per riaprirlo alla navigazione». […]
Non si scomoda un vicepresidente degli Stati Uniti per farlo tornare a casa a mani vuote. Dopo una ventina di ore di negoziato. Ma non è stato un negoziato.
Lasciando Islamabad, JD Vance ha lapidariamente commentato: «La delegazione iraniana non ha accettato le condizioni americane per mettere fine alla guerra». Se "prendere o lasciare" è effettivamente stata la linea che egli aveva tenuto durante i colloqui, l'esito negativo era scontato.
jd vance shehbaz sharif foto lapresse
I mediatori pakistani si affannano a far sapere che il canale Usa-Iran continuerà a rimanere aperto. Per ora, il cessate il fuoco non è stato ritirato – solo Netanyahu si è precipitato a dire che la guerra in Libano continua. Vedremo.
I negoziatori iraniani erano venuti a Islamabad non a Canossa. Erano venuti per trattare. Il controllo dello Stretto di Hormuz e le conseguenze che infligge ai Paesi del Golfo e all'economia mondiale compensavano abbondantemente il peso della sconfitta e dell'inferiorità militare.
Per l'Iran erano piuttosto gli americani che dovevano accettare la nuova realtà – chiusura di Hormuz – creata dall'inizio della guerra e che metteva gli iraniani in condizione di chiedere anziché solo di costringerli a concedere. […]
La guerra ha un costo enorme per Teheran, isola e indebolisce l'Iran internazionalmente, tanto bene non farà al regime e ai pasdaran. Ma di qui a liquidare Teheran, professando disinteresse per un accordo «tanto abbiamo vinto, li abbiamo sconfitti militarmente», come aveva appena detto Donal Trump sulla via di Miami per assistere al campionato mondiale di Arti Marziali Miste (Mma), c'è un abisso di sottovalutazione della Repubblica Islamica.
TRUMP E LO STRETTO DI HORMUZ - VIGNETTA BY NATANGELO
Al tavolo sedevano pertanto due controparti deboli per reciproca necessità di porre fine alla guerra, ma con forti leve in mano, militare gli Usa e Hormuz l'Iran. Le quali consentono di negoziare da posizioni di relativa parità: l'obiettivo è di far finire la guerra ma non a tutti i costi.
Bilanciare strumenti di pressione e vulnerabilità, militari, economiche, politiche, in una trattativa così complessa richiede una strategia. Che non può essere soltanto bellica, di offesa americana e resistenza iraniana.
L'Iran ce l'ha. Gli Usa, se ne può dubitare. Non fosse altro che per i continui cambiamenti di orizzonte della Casa Bianca. L'appena annunciato "blocco" dello Stretto, per il quale una decina di giorni fa aveva professato disinteresse – se ne occupino gli europei - è solo l'ultima inversione di rotta.
Teheran invece sa quello che vuole. Innanzitutto, salvare il regime, decapitato ma sempre lo stesso. Basta anche con le eliminazioni mirate ad opera soprattutto di Israele. Di qui la richiesta di garanzie di non essere nuovamente attaccati dagli Usa e/o da Israele. […]
Terzo, infine, riparazioni economiche. Su questo terreno, Teheran ha le carte più forti grazie alla chiusura di Hormuz. Con Hormuz, ha posto un inaccettabile ricatto alla navigazione.
La regione è furiosa, ed estremamente preoccupata ove mai nel negoziato spuntasse qualche concessione sul diritto di imporre pedaggi o controlli. Sultan Al Jaber, potentissimo ministro dell'Energia degli Emirati e ad dell'Abu Dhabi National Oil Company, è andato direttamente al punto: «Non è mai stata prerogativa dell'Iran chiudere o limitare lo Stretto». […]
Non sappiamo se Teheran si rende conto che dovrà rinunciare al controllo dello Stretto dopo averlo usato come potente arma negoziale, come sta facendo. Per ottenere in cambio non tanto riparazione per danni, anche quella una pia illusione, quanto forse rimozione o alleggerimento delle sanzioni. In un accordo finale. Se e quando ci si arriverà.
jd vance in pakistan per i colloqui sull iran foto lapresse
Ma per questo accordo è indispensabile che Washington si faccia chiarezza su cosa vuole ottenere da questa guerra, scelta non provocata. Smantellamento del programma nucleare, impegno a non perseguirlo, limitazioni alle capacità missilistiche balistiche e abbassamento del sostegno regionalmente destabilizzante a Hezbollah e altre milizie sciite, sono i temi che erano già sul tavolo del negoziato di febbraio, interrotto dall'attacco israelo-americano.
Vi si è aggiunta con drammatica urgenza la questione di Hormuz. Prima non c'era. La guerra ha così rafforzato la posizione iraniana.
Strategia senza risparmio di colpi? Ispirata dall'esibizione di arti marziali cui assisteva anche Marco Rubio, quindi il vertice della diplomazia trumpiana?
donald trump - stretto doi hormuz
Mentre a Islamabad JD Vance, reduce da quello che stamattina, conti in corso, sembra un insuccesso di campagna elettorale pro-Viktor Orbán, incassava un nulla di fatto. Tempi duri per Donald e Maga. Purtroppo anche per il resto del mondo che farà un'enorme fatica a liberarsi dalle conseguenze di una guerra all'Iran, iniziata con leggerezza, sufficienza e senza strategia d'uscita.
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