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L'ASSURDA QUERELA DI PIANTEDOSI A DAGOSPIA, È L'ULTIMA DI UNA LUNGA SERIE DI CAUSE TEMERARIE INTENTATE DAL GOVERNO ITALIANO CONTRO I GIORNALISTI - SALVINI HA LA QUERELA FACILE: DAL 2020 A OGGI NE HA INTENTATE 14. AL SECONDO POSTO C'E' RENZI, CON OTTO - I MELONIANI SONO INSOFFERENTI ALLE CRITICHE: NELLE PRIME DODICI POSIZIONI DELLA CLASSIFICA DEI POLITICI CHE QUERELANO DI PIÙ CI SONO SETTE MEMBRI DEL GOVERNO, NOVE SE CONSIDERIAMO ANCHE I DIMISSIONARI SANTANCHÉ E SGARBI. LA PREMIER GIORGIA MELONI HA AVVIATO SEI PROCEDIMENTI. SUA SORELLA ARIANNA UNO - A QUOTA QUATTRO CAUSE CIASCUNO C'E' LA SQUADRA FORMATA DA FAZZOLARI, GIORGETTI, URSO E DURIGON - PER LA SERIE "RECORD DI CUI NON BISOGNA ANDARE FIERI": NEL 2025, PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO, IL NOSTRO PAESE È STATO PRIMO IN UE PER QUERELE TEMERARIE...

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Estratto dell'articolo di Stefano Vergine per "Domani"

 

CHI SONO I POLITICI CHE QUERELANO DI PIU I GIORNALISTI

Matteo Salvini stacca tutti. Il ministro dei Trasporti e vicepremier ha fatto causa a giornalisti italiani almeno 14 volte negli ultimi anni. Nessuno come lui. Il distanziamento dal resto dei politici in carica è talmente abissale da richiamare alla mente le prodezze di Tadej Pogacar, lo sloveno considerato tra i più grandi scalatori della storia del ciclismo.

 

Stesse caratteristiche: resistenza eccezionale e grande esplosività. Solo che Pogacar usa le doti per vincere le gare, il leader della Lega per scalare la classifica dei politici che querelano cronisti. Con l’obiettivo di ottenere giustizia, dicono alcuni. Con l’obiettivo di silenziare le critiche, ribattono altri.

GIORGIA E ARIANNA MELONI - MEME BY EMILIANO CARLI

 

[...] Un lavoro basato su dati ottenuti da moltissime fonti che hanno chiesto di restare anonime, sicuramente non completo (non è stato possibile ottenere i numeri ufficiali di tutti i media nazionali; abbiamo anche provato a chiederli, senza successo, al ministero della Giustizia con una richiesta di accesso civico), ma comunque utile per farsi un’idea di come stanno le cose.

 

Prima di iniziare a fare nomi e cognomi, un’avvertenza sul metodo utilizzato. Nel conteggio sono stati considerati solo i politici di livello nazionale, con l’unica eccezione fatta per i presidenti di regione. Altro discrimine: per ragioni di spazio e attualità abbiamo considerato unicamente i procedimenti avviati, o in corso, dal 2020 a oggi nei confronti delle testate giornalistiche nazionali.

 

matteo salvini a cervia

Eccoci allora alla classifica. Se è vero che Salvini è primo in assoluto, in realtà c'è chi ha fatto quasi come lui. Si tratta dell’ex ministra della Difesa del Movimento 5 Stelle, Elisabetta Trenta. È stata lei stessa nel 2023 a dichiarare all’Huffington Post di aver «fatto tredici querele per diffamazione ad altrettanti giornalisti». Siccome Trenta non è più in Parlamento, non l’abbiamo inclusa nella nostra speciale classifica, ma resta comunque un'affezionata della querela.

 

Dietro Salvini, a debita distanza, c’è invece un trio di politici pienamente in carica. Medaglia d’argento al senatore Matteo Renzi che, secondo i nostri calcoli, è arrivato a quota otto cause. Un gradino più sotto, a pari merito con sette cause ciascuno, la coppia di Fratelli d’Italia più potente del momento: la premier Giorgia Meloni, con sei procedimenti in proprio e uno avviato da sua sorella Arianna, e il ministro della Difesa Guido Crosetto.

giorgia e arianna meloni 1

 

Sotto il podio un esercito di ministri, deputati, senatori e presidenti di regione. A quota sei cause pedala in solitaria Vincenzo De Luca, Pd, fino all’anno scorso presidente della Regione Campania e ora sindaco di Salerno. Subito sotto, con cinque procedimenti a testa, un trio di destra: Daniela Santanché, ex ministra del Turismo di Fratelli d’Italia, che somma alle cause fatte personalmente quelle avviate dal suo compagno e dalla sue aziende; Vittorio Sgarbi, altro ex membro dell’attuale governo, dimessosi da sottosegretario alla Cultura nel febbraio del 2024; Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, leghista, anche lui conteggiato aggiungendo alle cause avviate in proprio quelle fatte dalla moglie.

 

A quota quattro cause ciascuno c’è poi un altro nutrito gruppo di esponenti governativi. La squadra è formata da Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del consiglio; Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia; Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy; Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro.

 

matteo salvini felpe 6

Tirando le somme, sono soprattutto gli esponenti del governo attuale a fare causa ai giornalisti. Nelle prime dodici posizioni ci sono infatti sette membri dell’esecutivo, nove se consideriamo anche i dimissionari Santanché e Sgarbi. Segno evidente della fine di una consuetudine decennale: quella dei politici che, arrivati al governo, ritiravano le denunce per diffamazione avviate contro i giornalisti. Altri tempi.

 

Anche per questo non sorprende che oggi l’Italia sia il paradiso europeo delle Slapp. Secondo il report pubblicato lo scorso gennaio da Case (Coalizione contro le Slapp in Europa), nel 2025 per il secondo anno consecutivo il nostro paese è stato infatti classificato primo in Ue per numero di querele infondate (Slapp, appunto), quelle che hanno il solo scopo di intimidire e censurare chi prova a portare alla luce gli abusi di potere.

 

Giorgia Meloni Adolfo Urso

Delle 167 cause mappate in tutta l’Ue, 21 riguardano l’Italia. Tra queste ce ne sono sicuramente un paio contenute anche nella nostra classifica. Come la querela di Santanchè contro l’Espresso, con una richiesta di risarcimento da 5 milioni di euro. O quella di Urso contro Il Foglio e Il Riformista, per un importo compreso tra 250mila e 500mila euro.

 

L’Ue nel 2024 ha votato una direttiva contro questo tipo di azioni legali. Per come è scritta non rappresenta uno scudo automatico per le tante cause avviate in Italia da politici nazionali, dato che tutela solo i procedimenti transfrontalieri (ad esempio un cronista italiano querelato da un politico tedesco), ma ogni Stato nel recepirla può estenderne la validità anche ai casi nazionali. Cosa ha fatto l’Italia finora per arginare il fenomeno? La risposta sta nei fatti: il termine per il recepimento della direttiva scadeva il 7 maggio, il governo Meloni non si è ancora mosso e la Commissione europea a luglio ha avviato una procedura di infrazione contro Roma (e altri 13 paesi).

Fazzolari

 

[...] Secondo i nostri calcoli, ad avere più cause del genere sul groppone è infatti attualmente il gruppo Seif (Il Fatto), seguito da Report, Il Giornale, Domani e l’Espresso. Parliamo nel complesso di quasi 120 procedimenti solo per queste cinque testate. E in questa somma non abbiamo considerato tutti gli altri media e i tentativi di mediazione, altro capitolo importate della faccenda.

 

L’istituto della mediazione è diventato obbligatorio definitivamente per la diffamazione a mezzo stampa nel 2011. In teoria dovrebbe servire per risolvere le controversie civili in modo rapido, evitando il ricorso a lunghe e costose battaglie legali. Di fatto è il passaggio che può precedere la causa davanti a un giudice, dove le due parti si accordano di fronte a un mediatore per risolvere la questione senza entrare nel merito.

 

GIOVANBATTISTA FAZZOLARI E DANIELA SANTANCHE

I dati che abbiamo raccolto dimostrano che alcuni politici fanno un uso smodato della mediazione, diventato nei fatti un nuovo strumento di pressione dato che spesso, nonostante le testate scelgano di non mediare, i politici poi preferiscono non andare in causa. Lo dimostrano due casi su tutti. Uno riguarda Renzi che, secondo quanto ci risulta, ha avviato in tutto 18 tentativi di mediazione con Il Fatto. [...]

Matteo Piantedosi Giorgia Meloni

MATTEO RENZI - FOTO LAPRESSE MATTEO RENZI - FOTO LAPRESSE

claudia conte piantedosi

GIOVAMBATTISTA FAZZOLARI - FOTO LAPRESSE