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“L’ATTACCO ALL’IRAN E’ L’ULTIMA CARTA DI NETANYAHU PER SALVARSI” - LA CANTANTE ISRAELIANA NOA BLOCCATA A FIRENZE PER LA GUERRA ALL'IRAN (DOPO GLI ATTACCHI CONTRO IL REGIME DI TEHERAN NON E' POTUTA ANCORA TORNARE IN PATRIA) ATTACCA "BIBI" - “QUANDO L’HO SAPUTO MI SONO SENTITA MALE, LE PERSONE COME ME, CHE HANNO DIMOSTRATO CONTRO IL GOVERNO AUTORITARIO ISRAELIANO, LO SAPEVANO. È UN INCUBO PER NOI. SENTO CHE SIAMO NELLE MANI DI LEADER CHE DANNO LE NOSTRE VITE PER SCONTATE, IN RUSSIA, IRAN, CINA, IN USA. SONO MOLTO ARRABBIATA” - VIDEO
Elisabetta Berti per repubblica.it - Estratti
Dal silenzio di San Salvatore al Monte alla stazione di Santa Maria Novella, il viaggio in Italia di Noa si è trasformato in un’attesa angosciante. La cantante israeliana è rimasta bloccata a Firenze, impossibilitata a rientrare in patria a causa dell’improvvisa escalation militare contro l’Iran.
Era arrivata per lavorare al festival “Re-Imagine peace”, che si terrà a luglio per l’Estate Fiorentina, e mentre lo stato di emergenza in Israele ha paralizzato i voli, la cantante ha affidato a brevi video sui social il suo messaggio di pace – tra cui uno girato in San Salvatore al Monte, mentre intona un canto tradizionale dello Shabbat - trasformando il suo “esilio” fiorentino in una missione di testimonianza.
Noa, cosa ha provato quando ha saputo dell’attacco all’Iran?
«Mi sono sentita male, ma la cosa più difficile da ammettere è che lo sapevo. Le persone come me, che hanno dimostrato contro il governo autoritario israeliano, sapevano che l’ultima carta di Netanyahu per salvarsi sarebbe stata la guerra. È un gioco politico più grande del conflitto tra Israele e Iran.
È un incubo per noi. Preghiamo per le persone in Iran, che saranno libere dal regime, ma le loro vite sono in pericolo. Sento che siamo nelle mani di leader che danno le nostre vite per scontate, in Russia, Iran, Cina, in Usa. Sono molto arrabbiata».
Ha sentito la sua famiglia, che situazione c’è in Israele?
«Molto brutta. Per fortuna, se tutto va bene, tornerò a casa martedì di notte con un volo da Roma a Tel Aviv. È pericoloso, ma preferisco stare con la mia famiglia anche se giorno e notte bisogna nascondersi nei rifugi».
(…)
Ha sempre parlato di pace e di dialogo. C’è un messaggio che le preme adesso?
«Dobbiamo pensare alla pace, soprattutto in tempi di guerra. In guerra le persone si nascondono, hanno paura gli uni degli altri, ma il mio pensiero è l’opposto: più importante è la voce di pace. Spero che ciò che stiamo facendo a Firenze sia il primo passo di un progetto internazionale. Provo grande gratitudine per la sindaca Sara Funaro».
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