DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE…
“L’ITALIA È L’UNICA DEMOCRAZIA AL MONDO IN CUI A OGNI ELEZIONE SI DISCUTE COME CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE A SECONDA DELLE CONVENIENZE DI CHI HA LA MAGGIORANZA IN QUEL MOMENTO” – ALDO CAZZULLO SULLA RIFORMA VOLUTA FORTEMENTE DA MELONI: “OGGI AL SENATO CI SONO COLLEGI DA UN MILIONE DI ABITANTI: ASSURDO. LI SI VORREBBE ABOLIRE, PER INTRODURRE UN PREMIO DI MAGGIORANZA, SU CUI PERÒ NON TUTTI SONO D’ACCORDO. E IL CRITERIO È SEMPRE LO STESSO: LA CONVENIENZA PERSONALE E DI PARTITO. CHE CREDIBILITÀ HA UNA DEMOCRAZIA COSÌ? ABBIAMO IL DIRITTO DI STUPIRCI SE I CITTADINI PARTECIPANO SEMPRE MENO ALLA VITA PUBBLICA E AL VOTO?”
Lettera a Aldo Cazzullo – Corriere della Sera
Caro Aldo,
sono iniziate le prime manovre per riformare la legge elettorale e mi permetto di dare alcuni suggerimenti.
Primo: ripristinare il sistema proporzionale, con soglia di sbarramento al 5% per evitare i «cespugli» che succhiano contributi statali senza apportare contributi.
Secondo: ripristinare le preferenze, unico sistema per dare ai votanti l’arma della scelta di chi deve rappresentarli.
Terzo: abolire le pluricandidature per cui un leader si presenta in varie circoscrizioni con buona pace della rappresentanza territoriale.
Quarto: proibire la candidatura di chi già occupa un ruolo pubblico elettivo. Chi vuole diventare parlamentare ed è sindaco, prima si dimetta. Con queste modifiche molti torneranno a votare…
Bruno Peiré
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
LA RISPOSTA DI ALDO CAZZULLO
Caro Bruno,
L’Italia è l’unica democrazia al mondo in cui a ogni elezione si discute come cambiare la legge elettorale, a seconda delle convenienze di chi ha la maggioranza in quel momento. Cominciò Berlusconi nel 2006, con una legge definita «una porcata» dal suo stesso autore Calderoli, e nessuno ha mai smesso.
La formula che lei auspica, gentile signor Peiré, è la stessa che era in vigore fino al 1992. Fu cancellata da un referendum in cui l’abolizione delle preferenze multiple vinse a valanga.
L’anno dopo si affermò altrettanto nettamente un referendum che aboliva il proporzionale. Venne fatta una legge maggioritaria, basata sui collegi uninominali, con cui si votò per tre volte: sempre si ebbe una maggioranza definita, e se la coalizione di centrodestra del 1994 si sfasciò subito, seguirono due legislature in cui governarono per cinque anni prima il centrosinistra dal 1996 al 2001, poi il centrodestra dal 2001 al 2006.
Collegi piccoli, da circa centomila elettori consentivano ai rappresentati di conoscere il loro rappresentante, e decidere se confermarlo o mandarlo a casa. Si fece anche un referendum per abolire la quota proporzionale: stravinse il Sì, ma mancò il quorum per un soffio. Oggi al Senato ci sono collegi da un milione di abitanti: assurdo. Li si vorrebbe abolire, per introdurre un premio di maggioranza, su cui però non tutti sono d’accordo. E il criterio è sempre lo stesso: la convenienza personale e di partito. Che credibilità ha una democrazia così? Abbiamo il diritto di stupirci se i cittadini partecipano sempre meno alla vita pubblica e al voto?
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