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Ferruccio Sansa per il “Fatto quotidiano”
Il sondaggio parlava chiaro: il 99% degli italiani erano renziani. Matteo Renzi si aggirava per i corridoi di palazzo Chigi con le mani screpolate, quasi sanguinanti, tanto se le era sfregate. Un tarlo comunque lo rodeva: chi era quell’uno per cento che si ostinava a resistere? Il sondaggio parlava chiaro: il 99% degli italiani erano renziani. Matteo Renzi si aggirava per i corridoi di palazzo Chigi con le mani screpolate, quasi sanguinanti, tanto se le era sfregate. Qualche dubbio poteva sussistere, pure i sondaggisti erano renziani. Un tarlo comunque lo rodeva: chi era quell’uno per cento che si ostinava a resistere?
Ma qui il principe si fermava, cominciava a intravvedere all’orizzonte il vero ostacolo: se tutti gli italiani erano diventati renziani, come fare per sceglierne uno piuttosto che un altro? Sulla scrivania ecco il foglio per la nomina del nuovo amministratore Rai. Era tutto pronto, mancava solo il nome. Ma chi premiare, se tutti stavano dalla sua parte? Il più ossequioso , il più obbediente, il sostenitore di più lungo corso?
Scartò il più capace, gli pareva che la scelta potesse nascondere delle insidie. No, non riusciva a decidere, prese il telefono per chiedere consiglio agli uomini di cui si fidava di più. Ma di nuovo si arrestò. Gli avrebbero dato ragione, tutti, comunque, perché erano senza eccezione renziani. Erano d’accordo con il capo, più d’accordo di quando non fosse lui stesso.
Non andò meglio quando pensò di scegliere i responsabili dei tg: Rai1, vabbé, era il canale filo-governativo. Ma Rai2, l’emittente dell’opposizione? Stava per chiedere a Verdini, ma si fermò. Renziano pure lui. E Rai3? Gli veniva quasi da rimpiangere i vecchi tempi del pentapartito, le trattative, il tentativo di ogni partito di mettere il proprio uomo. Ma adesso? Di sinistra, destra, centro, erano tutti renziani.
Lanciò via dalla scrivania i fascicoli con le altre pratiche: Ferrovie, Poste, Finmeccanica. Niente da fare. Era sempre lì. E i grandi quotidiani? D’accordo, non era compito suo, in teoria. Ma cambiava poco: tutti renziani. Quello che aveva scritto libri con lui, l’altro che gli aveva dedicato un’agiografia (troppo, perfino per lui?) o magari il cantore del neo-ottimismo (renziano).
Scese in cucina, aprì il frigo: che cosa di meglio di un po' di squacquerone di Eataly, renziano doc. Accese la televisione, una piccola distrazione - anche il premier ne ha bisogno ora che non ci sono più i bunga bunga - ecco il solito talk show: due signori che litigano a chi è più renziano. L’argomento? Che importa.
Ah, c’è la gara della Ferrari. Ecco Marchionne ed Elkann. Renziani pure loro, renziana anche la Ferrari. Era quasi tentato di rimpiangere quelle serate passate da ragazzo a chiacchierare “a cinci sciolto”, nei bar di Firenze. Qualcuno allora c’era che lo contraddiceva. A volte si ritrovava solo. Contro tutti. Già con quel suo carattere un filino arrogante. Bastiancontrario, proprio come adesso. Fu allora che capì: c’era davvero quell’uno su cento che non li sopportava più tutti quei renziani leccaculo. Era proprio lui.
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