DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH…
VIDEO! “SE VINCE IL NO CI SARANNO STUPRATORI, IMMIGRATI ILLEGALI E PEDOFILI IN LIBERTÀ” – GIORGIA MELONI FINGE DI CONTENERSI E POI ESONDA ALL’EVENTO PER IL SI’ AL REFERENDUM AL TEATRO PARENTI DI MILANO – “LA STAMPA” INFILZA LA PREMIER INCAPACE DI ABBASSARE I TONI: “LO SCENARIO ABNORME DI SCIAGURE PROSPETTATO NEL GRAN FINALE CI CONSEGNA L'IMMAGINE DI UNA LEADER CHE PROPRIO NON CE LA FA A SCARTARE. COME SULL'IRAN SI MOSTRA FINTAMENTE DIALOGANTE, MA DEL DIALOGO MANCANO I PRESUPPOSTI, OVVERO UN GIUDIZIO SEVERO SU TRUMP, ANCHE QUI, DOPO LA FINTA MODERAZIONE, EMERGE, SEMPLICEMENTE LA NATURA…” - PS: "INVECE DI FAR FINTA DI NULLA, LA POTEVA ANCHE DIRE UNA PAROLINA AL FARNETICANTE MILITANTE CHE HA DETTO: "MATTARELLA SI DEVE DIMETTERE"
Alessandro De Angelis per “la Stampa” - Estratti
Il finale rovina l'operazione. Perché, fino agli ultimi cinque minuti, non si era mai vista una Giorgia Meloni svestire così i panni del capopopolo, non cercare l'applauso osannante e, dettaglio rivelatore di una disciplina autoimpostasi, non andare completamente a braccio.
Certo, invece di far finta di nulla, la poteva anche dire (all'inizio) una parolina al farneticante militante che, salito sul palco per regalarle un libro, ha chiosato con un «Mattarella si deve dimettere».
Però, ecco, nel suo primo e ultimo bagno di folla (insomma, un teatro, non proprio un'adunata oceanica), il tentativo evidente di Giorgia Meloni era quello, se possibile, di spegnere il fuoco, che pur aveva contribuito ad accendere. L'operazione però, appunto, non riesce perché, nel finale, un po'di benzina la sparge paventando,
in caso di vittoria del no, un paese ove vengono messi in libertà stupratori, pedofili, immigrati illegali, antagonisti devastatori di stazioni, figli, nei boschi e non, strappati ai genitori. Boom.
E così vanifica lo sforzo di trattenersi. Che pure era stato notevole, nella prima parte (...)
ORAZIO MAURIZIO MUSUMECI E GIORGIA MELONI - TEATRO PARENTI DI MILANO - COMIZIO PER IL SI
Questa intenzione rivela una preoccupazione sul «dopo». Quella di non caricarsi sulle spalle un eventuale esito negativo. E di tenersi un margine di distanza anche dal suo mondo scalmanato. Per poter sostenere la sera del 23 marzo: lo avevo detto che non era il giudizio di Dio sul governo…
E invece lo scenario abnorme di sciagure prospettato nel gran finale rovina tutto consegnandoci l'immagine di una leader che proprio non ce la fa a scartare.
Come sull'Iran si mostra fintamente dialogante, ma del dialogo mancano i presupposti, ovvero un giudizio severo su Trump, anche qui, dopo la finta moderazione, emerge, semplicemente la natura.
GIORGIA MELONI SELFIE AL TEATRO PARENTI - COMIZIO PER IL SI AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
giorgia meloni al comizio per il si al referendum sulla giustizia teatro parenti di milano foto lapresse 4
DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH…
DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA…
DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA…
DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA…
DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ…
DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO…