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SULLA LEGGE ELETTORALE LA BOMBA VANNACCI! FRATELLI D’ITALIA, CHE PUNTA A UN SISTEMA PROPORZIONALE CON PREMIO DI MAGGIORANZA PENSA AD ALZARE LA SOGLIA DI SBARRAMENTO - PORTARLA DAL 3 AL 4 PER CENTO SERVE A DISINNESCARE SUL NASCERE L'IPOTESI DI UNA CORSA SOLITARIA DI ROBERTO VANNACCI - MA ALZARE L'ASTICELLA HA UN COSTO. PERCHÉ QUELLA SOGLIA AL 3 PER CENTO È STATA PENSATA ANCHE PER CONSENTIRE A CARLO CALENDA DI RESTARE IN PISTA DA SOLO, FUORI DAL CAMPO LARGO. SPOSTARLA PIÙ IN ALTO RISCHIA DI RISPINGERLO VERSO L'AREA PROGRESSISTA – I RISCHI CHE LA NUOVA LEGGE FINISCA SUBITO DAVANTI ALLA CONSULTA…
Francesco Malfetano per la Stampa - Estratti
Il confronto pubblico è sospeso. Congelato per scelta politica. Fino a dopo il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, la riforma della legge elettorale resta ufficialmente fuori dall'agenda. Ma dietro le quinte il lavoro non si è mai fermato. Almeno in maggioranza. I dignitari di FdI, Lega e FI continuano a vedersi, a misurare ogni virgola.
Perché le regole, prima ancora dei programmi, decidono i destini politici. Dei singoli eletti, ma pure dei partiti che ambiscono a farsi ago della bilancia. Specie quelli di chi, con il gran ritorno del proporzionale, pensa a correre con un proprio simbolo: Maurizio Lupi, Carlo Calenda e - chi può dirlo - Roberto Vannacci.
Lo sa bene il ministro Roberto Calderoli, attivissimo giovedì nei suoi faccia a faccia romani nel tentativo di arginare con garbo l'asso pigliatutto meloniano. Lo sanno benissimo a via della Scrofa dove, mentre la maggioranza si arrocca, sfila da settimane una processione di giuristi e costituzionalisti. A giorni alterni al tavolo ci trovano Francesco Lollobrigida, Giovanbattista Fazzolari, Giovanni Donzelli e Alberto Balboni, tutti incaricati - assieme al sempre attivo Ignazio La Russa - di mettere nero su bianco un testo che non lasci spiragli: l'obiettivo, infatti, è evitare che la nuova legge finisca subito davanti alla Consulta.
Il disegno di fondo è chiaro: archiviare il Rosatellum, cancellare i collegi uninominali, introdurre un sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che supera una soglia significativa. Una legge pensata per produrre un vincitore certo. Ma sono i dettagli a trasformarla in un campo minato. Perché ogni soglia, ogni correttivo, sembra parlare direttamente a qualcuno.
C'è il capitolo dello sbarramento. Portarlo dal 3 al 4 per cento è più di una scelta tecnica: è un messaggio politico. Serve, nelle intenzioni di una parte della maggioranza, a disinnescare sul nascere l'ipotesi di una corsa solitaria di Roberto Vannacci, che a destra inquieta più di quanto si ammetta in pubblico. Un partito guidato dal generale, anche piccolo, potrebbe sottrarre voti decisivi alla coalizione.
Ma alzare l'asticella ha un costo. Perché quella soglia al 3 per cento è stata pensata anche per consentire a Carlo Calenda di restare in pista da solo, fuori dal campo largo ma senza essere costretto a scegliere il centrodestra. Spostarla più in alto rischia di spingerlo indietro, verso un'area progressista che la maggioranza preferirebbe non ricompattare. Un gioco di equilibri sottili, dove ogni punto percentuale pesa come un macigno.
Poi c'è il tema dei piccoli alleati. Maurizio Lupi lo ripete da tempo: senza correttivi, i partiti minori rischiano di essere spazzati via. Da qui la richiesta di abbassare o eliminare le soglie per chi è disposto a correre in coalizione. Una proposta che i partiti maggiori guardano con sospetto, temendo l'effetto moltiplicatore di micro-sigle. La mediazione prende la forma di una norma chirurgica: il recupero del primo escluso sotto la soglia. Un paracadute che tiene in vita Noi Moderati, ma che potrebbe salvare anche altre formazioni borderline. Ammesso che il passaggio veda la luce nel testo finale che Giorgia Meloni è pronta a far passare anche da sola.
giovanni donzelli giorgia meloni carlo calenda (5)
Sul tavolo resta poi il nodo più delicato: il Senato. Ai vertici di FdI si lavora per chiudere ogni ambiguità sull'articolo 57 della Costituzione. Premio nazionale o regionale? La risposta deve reggere politicamente e giuridicamente.
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ROBERTO VANNACCI A MENDRISIO
GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
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