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MACRON, ASCOLTA CHI T’HA VOLUTO BENE – GIULIANO DA EMPOLI, AMICO PERSONALE DEL PRESIDENTE FRANCESE: “LO STIMO PER QUEL CHE HA FATTO A LIVELLO INTERNAZIONALE E PER L’EUROPA, UNA FIGURA COME LA SUA MANCHERÀ ALL’UNIONE. MA PER PRIMA COSA UN RESPONSABILE POLITICO SI GIUDICA SUI RISULTATI INTERNI. E DA UN EX BANCHIERE, EX MINISTRO DELL’ECONOMIA, CON IL PROFILO DEL TECNOCRATE IPER-DIPLOMATO, CI SI SAREBBE POTUTO ASPETTARE DI PIÙ. IL DISSESTO FINANZIARIO CHE MACRON LASCIA IN EREDITÀ ALLA FRANCIA È UNA MACCHIA SULLA SUA PRESIDENZA” 

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Estratto dell’articolo di Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera”

 

GIULIANO DA EMPOLI - LE FONDATEUR

Quartiere latino, un caffè dietro al Panthéon. Qualche metro più in là i ragazzi gridano «Strangolati, non ascoltati!». Il cameriere si lamenta del freddo improvviso ma aggiunge «tanto, è la fine del mondo», buono spunto per cominciare la conversazione con Giuliano da Empoli: dopo il successo mondiale del Mago del Cremlino, il politologo italiano di casa a Parigi torna lo scrittore del momento in Francia grazie a Le fondateur (Gallimard), romanzo sulla fine del mondo per come l’abbiamo conosciuto, e sulla nuova realtà fatta di intelligenza artificiale e sorveglianza globale.

 

Il caos di Parigi ha un valore così epocale?

«Il sentimento apocalittico mi pare oggi straordinariamente presente nell’opinione pubblica occidentale, tutti hanno la sensazione di essere sulla soglia di qualcosa di inimmaginabile. C’è la convinzione vaga ma diffusa di essere arrivati a una svolta. Ogni Paese poi vive questa paura in modo diverso».

 

giuliano da empoli

In Francia i ragazzi chiedono innanzitutto più aule e professori. Ma c’è anche l’ansia per il futuro, come si legge in tanti manifesti?

«Parlerei di tre livelli. Il primo è quello ormai tipico di una protesta studentesca in Europa, ovvero la richiesta di condizioni migliori.

 

Il secondo livello riguarda tutta la società francese, che ha un grado ormai elevatissimo di scontento rabbioso, un malessere aggressivo che non ha mai trovato uno sbocco per via del sistema presidenziale, e che in queste ore viene sfruttato dalla sinistra radicale di Mélenchon. Infine, il terzo livello: la paura di un futuro sempre più ignoto».

 

Emmanuel Macron

Studiare non condiziona più l’avvenire?

«Purtroppo no. La correlazione tra il livello di competenza di uno studente e la possibilità di garantirsi un futuro nella società dell’AI è completamente saltata, e i ragazzi lo sanno. Non si capisce più quali studi fare, che cosa scegliere per non rimanere disoccupati.

 

E questo è traumatico per un Paese come la Francia che basava tutto sull’aristocrazia degli studenti, come diceva Pierre Bourdieu: attraverso gli studi, a seconda di quale scuola frequenti e con quali voti, costruisci la tua vita. Oggi più studi, più rischi di essere sostituito dall’AI».

 

[...] La Francia sembra entrata in una tempesta perfetta: rivolte di piazza, crisi finanziaria, instabilità politica, agricoltori pronti a manifestare a loro volta. Come mai?

proteste studentesche in francia 8

«Mi sembra che ci siano elementi di crisi comuni a tante democrazie occidentali: i beni essenziali, l’energia, la casa, come abbiamo visto in Spagna, la scuola, la sanità, costano sempre di più.

 

Poi c’è il forte divario tra i territori; e la composizione demografica del Paese, che negli ultimi anni con l’immigrazione si è modificata creando tensioni.

Ma questi problemi, in gradi diversi, li ritroviamo anche altrove».

 

Che cosa rende unico il caso francese?

GIULIANO DA EMPOLI

«Prima di tutto, il sistema politico. In questi anni la Francia non ha mai avuto una valvola di sfogo populista o sovranista, qualcosa di paragonabile alla Brexit o ai diversi governi italiani.

 

Tutto è rimasto soffocato, imperniato sul presidente e il sistema elettorale a doppio turno, che condiziona i politici ossessionati dall’Eliseo. Poi, la terribile crisi finanziaria».

 

Come spiega questi conti?

«Durante il Covid, Macron ha stanziato soldi per sostenere le aziende e gli artigiani “a tutti i costi”, come diceva.

 

Poi sono arrivate le elezioni del 2022, e nessun governo al mondo fa tagli alla spesa prima di un voto così importante. Così il debito ha continuato a correre, e poi sono arrivati il voto anticipato e il governo di minoranza. In Italia con quei numeri una maggioranza si sarebbe trovata, ma la politica qui è diversa».

 

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In che cosa ha sbagliato, soprattutto, la Francia?

«Da francofilo, la sua crisi mi dispiace molto perché il Paese ha fatto tante scelte lungimiranti visto l’attuale scenario mondiale: ha coltivato una autonomia strategica militare e nucleare nei confronti degli Stati Uniti; ha sviluppato il nucleare civile e le energie rinnovabili, ha investito nelle start-up e nell’intelligenza artificiale, in modo unico in Europa. Tutti appuntamenti che la Germania ha mancato».

 

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Quindi qual è il problema?

«Una gestione catastrofica delle finanze pubbliche, che non sono solo una questione economica ma anche di sovranità: quando i livelli di debito superano una certa soglia, la libertà di manovra è limitata, le scelte cominciano a essere obbligate da fattori esterni. Per fortuna i francesi sono protetti dall’euro, se avessero ancora il franco non so che sarebbe successo».

 

C’è un responsabile?

«Ci sono tante cause. Stimo Emmanuel Macron per quel che ha fatto a livello internazionale e per l’Europa, una figura come la sua mancherà all’Unione.

Giuliano Da Empoli Renzi

 

Ma per prima cosa un responsabile politico si giudica sui risultati interni.

 

E da un ex banchiere ex ministro dell’Economia con il profilo del tecnocrate iper-diplomato, ci si sarebbe potuto aspettare di più. Il dissesto finanziario che Macron lascia in eredità alla Francia è una macchia sulla sua presidenza».

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