DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA…
“ESIGIAMO UNA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, TRA PODCASTER E PORNOATTORI, CON DUE, ANZI TRE CSM, E PURE SORTEGGIONE” - "IL FOGLIO" SI SCATENA SU "PULP PODCAST" E SULL'OSPITATA DI GIORGIA MELONI CHE VA DA FEDEZ E MR MARRA, EX PERSONAL TRAINER E PORNODIVO, CHE DA PICCOLO HA AVUTO COME BABY SITTER VIRGINIA RAGGI ("UN GIORNO BISOGNERÀ FARE UNA STORIA D’ITALIA PARTENDO DALLE BABY SITTER, CON LA MELONI CHE LO ERA DEI FIGLI DI FIORELLO") - "TUTTI OGGI ASCOLTANO, PRODUCONO O SOGNANO UN PODCAST. NOI VECCHIE CIABATTE DEI GIORNALI OVVIAMENTE ROSICHIAMO. SE NOI VOLESSIMO FARE I PERSONAL TRAINER, PER NON PARLARE DEI PORNOATTORI, ORMAI È TROPPO TARDI, NON CI PRENDE NESSUNO, CO ‘STE PANZE…” - VIDEO
Michele Masneri per “il Foglio” - Estratti
Ha destato moderato stupore lo show di Giorgia Meloni al “Pulp Podcast”, condotto da Fedez e tal Mr. Marra alias Davide Marra, un palestrato tatuato e depilato con le treccine, che ha co-intervistato la premier peraltro in maniera molto professionale, su fondale damascato tipo spa di Nova Gorica. Meloni è stata la prima premier italiana in carica a mettere piede in un podcast, per quel che vale. Il Marra era invece come sempre in tenuta da palestra, con maglia di acrilico attillata. Del resto il Marra – nessuna parentela, crediamo, col leggendario Pippo Marra dell’agenzia Adnkronos – in passato è stato anche personal trainer.
E più di Fedez (il Giuseppe Conte dei cantanti, già guru della sinistra “dei diritti” e ora in pieno riposizionamento a destra) pare interessante. Autodidatta, si dichiara, appassionato di cinema e nello specifico di Fellini, cantante, anche porno attore, posta ossessivamente foto di sé discinto col fisicaccio, alternate a quelle coi gatti (“Bello il fisicooo, ma facci vedere i gatti!”, commenta una utente, poi faccina con cuoricini). Leggo che il Marra avrebbe sostituito da anni Luis Sal – da non confondere con Sal Da Vinci – all’ex podcast fedeziano “Muschio selvaggio” (il podcast è creatura fluida,è materia viva, cambia spesso nome e forma).
Il Marra ha raccontato che da piccolo ha avuto come baby sitter Virginia Raggi (un giorno bisognerà fare una storia d’Italia partendo dalle baby sitter, con la Meloni che lo era dei figli di Fiorello).
Pochi si sono veramente scandalizzati, si diceva, e del resto che c’è da scandalizzarsi?
Le Mr. Marra, il socio di Fedez, è un ex personal trainer, tatuato e con le treccine.
Alterna foto del fisico e di gatti. E’ pornoattore ed esperto di Fellini domande erano mediamente ficcanti o non ficcanti come in qualunque talk televisivo, e anzi l’assenza della solita compagnia di giro di politici- giornalisti che interrompono e “mi lasci finire” è riposante (e poi ci sono stati i siparietti, specialità vera di Meloni, quel “a Filì, e famme finì! Santa Madonna”, al fotografo Filippo, e poi “scusateme” ai due podcaster che le danno rispettosamente del lei, ma a Giorgia si dà del tu, è una del popolo, si sa). Molti hanno lamentato che i due podcaster ci sono andati giù troppo morbidi, effettivamente è vero, in un paese noto per la durezza dei cani da guardia del potere (ricordiamo la domanda alla premier se calpestasse o no le formiche in una conferenza stampa di fine anno).
E a chi si scandalizza della multiformità dell’artista e giornalista nell’èra della riproducibilità podcastica: di giorno personal trainer, la sera podcaster, la notte pornoattore e gattaro?
Vecchi tromboni! Come ha ricordato Selvaggia Lucarelli – che naturalmente ha un podcast – intervistata a tutta pagina tipo Marshall McLuhan su Repubblica qualche giorno fa, si può essere insieme ficcanti giornalisti e allegri opinionisti al GF, magari pure giudici a Ballando con le stelle, “mi invidiano perchè so trovare le notizie” ma “tengo separati i segmenti”, dice Lucarelli, insomma ‘sto segmento po ‘esse piuma e po ‘esse fero.
Del resto il podcast di Marra e Fedez ha visto ospiti politici e magistrati di primo livello, hanno avuto Renzi e Calenda e Tajani e Gratteri - “Come abbiamo detto con Tajani mi sembra proprio una contraddizione di termini” dice Marra a Meloni. “Cosa decidiamo come italiani”, continua.
“Ma soprattutto come europei”, lo incalza Fedez: i Bernstein e Woodward dei nostri giorni. Noi vecchie ciabatte dei giornali ovviamente rosichiamo, perché quest’alternanza è asimmetrica. Se noi volessimo fare i personal trainer, per non parlare dei pornoattori, ormai è troppo tardi, non ci prende nessuno, co ‘ste panze. E manco giudici a Ballando.
Esigiamo quindi una separazione delle carriere, tra podcaster, pornoattori, e giudici di danza, con due, anzi tre Csm, e pure sorteggione.
Intanto però il fenomeno dilaga. Ormai quasi tutti hanno un podcast. Secondo PodcastStatistics, ce ne sono 4,52 milioni attivi in tutto il mondo, e ne sorgono sempre di più; 198.488 nel 2025, contro i 189,280 dell’anno prima, con una crescita dunque del 5 per cento. Entro fine anno, gli ascoltatori saranno 619 milioni e il mercato globale di 39,6 miliardi di dollari. Il re di questo nuovo Eldorado è naturalmente Joe Rogan, quello “che ha fatto vincere le elezioni a Trump” secondo la vulgata corrente.
Cinquantottenne trucibaldo, palestrato pure lui, ma meno leccato di Marra, anzi un po’ bossiano-ruvido, parla spesso di integratori e proteine nelle sue maratone di tre-quattro ore che sono la cifra distintiva della “Joe Rogan Experience”.
Secondo il Wall Street Journal è il più “importante swing voter d’America”, cioè l’indeciso che decide i destini del voto.
Ex comico e appassionato di arti marziali, è di Newark, New Jersey, come Philip Roth e come Tony Soprano, e nelle sue maratone si parla un po’ di tutto, a braccio, un misto tra una cartolina di Andrea Barbato e una session di Wanna Marchi dei tempi d’oro, e spesso si fumano pure canne (come è successo con Elon Musk). Ci va ospite chiunque, con precedenza a picchiatelli maschi, ha ospitato no vax e filonazisti, ma il motivo per cui anche noi qui nelle nostre province lo conosciamo è Trump. Perché gli ha dato il famoso endorsement, il suo appoggio, prima delle ultime elezioni. Anche se prima lo considerava “una disgrazia per la politica”.
Come Bossi con Berlusconi, Rogan adesso è nuovamente acerrimo critico dell’Arancione: l’ha rimproverato per gli Epstein files, per il Venezuela, per le squadracce dell’Ice (“cosa siamo, Cisono4,52milionidipodcastattivi nelmondo,enenasconosempredipiù; 198.488 nuovi nel 2025 (più 5 per cento di crescita sull’anno precedente) la Gestapo?”) e ora soprattutto per l’attacco all’Iran, che ha definito “insane”, pazzo.
Il podcaster palestrato è insomma creatura volubile: recentemente Rogan ha accolto il candidato democratico Talarico, stella nascente dell’opposizione americana, e gli ha chiesto per favore di correre per la presidenza (ma prima si era espresso anche a favore di Bernie Sanders, il Bertinotti d’America).
Nonostante questo, tutti vorrebbero non solo andare da, ma proprio essere lui, Joe Rogan: te credo, pare abbia firmato un contratto da duecentocinquanta milioni di dollari con Spotify. Da noi, come al solito, le cose sono più complicate. Io per esempio non solo non posso fare il personal trainer né il pornoattore, ma non ho mai capito il modello di business dei podcast italiani.
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davide marra con antonio di pietro a pulp podcast
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alex mucci davide marra
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