mattarella meloni

UN BEL "VAFFA" AL QUIRINALE - GIORGIA MELONI IGNORA L'APPELLO DI SERGIO MATTARELLA AL “RISPETTO VICENDEVOLE” PRONUNCIATO AL PLENUM DEL CSM E TORNA AD ATTACCARE I GIUDICI IN VISTA DEL REFERENDUM (DOPO IL CASO DEL CITTADINO ALGERINO, STAVOLTA NEL MIRINO DELLA PREMIER FINISCE LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI PALERMO CHE HA CONDANNATO LO STATO A VERSARE 76 MILA EURO PIÙ INTERESSI ALL'ONG TEDESCA SEA WATCH) – LA STRATEGIA DI “PA-FAZZO CHIGI” PREVEDE DI MANTENERE ALTI I TONI ANCHE A COSTO DI UN NUOVO CONFLITTO CON IL COLLE CHE RISCHIA DI COMPLICARE L'ALTRA PARTITA CHE SI GIOCA IN PARALLELO: LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE – IN VISTA DELLA VOLATA REFERENDARIA, LA PREMIER SCENDE IN CAMPO PESANTEMENTE E VALUTA PURE DI PARTECIPARE ALLA SERATA DI DEBUTTO A SANREMO PER AVERE PIU' VISIBILITA'. IERI, AD ESEMPIO, ERA A MILANO A DOVE HA ASSISTITO ALLE GARE DI SHORT TRACK – VIDEO

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Fra.Mal. per "la Stampa" - Estratti

 

giorgia meloni e sergio mattarella - consiglio supremo della difesa

Rai Uno, ore 20.40 del 24 febbraio. Carrellata sulla platea Ariston, prima serata del Festival di Sanremo. Il primo volto noto inquadrato potrebbe essere quello di Giorgia Meloni, con la figlia Ginevra accanto. La premier sarebbe infatti determinata a godersi lo spettacolo guidato da Carlo Conti, con Laura Pausini, Tiziano Ferro e Can Yaman ad avvicendarsi sul palco insieme ai trenta artisti in gara.

 

Gli stessi artisti che pochi giorni fa sono saliti al Palazzo del Quirinale per l'incontro con Sergio Mattarella. Con tanto di "Azzurro" intonata sottovoce dal Capo dello Stato: un dettaglio che a Palazzo Chigi ha generato più di un malumore e qualche ora di silenzioso tormento.

 

(...) La platea sanremese sarebbe un tassello della strategia meloniana per intercettare un pubblico diverso da quello dei comizi o delle dirette social. Un potenziale ago della bilancia per il referendum sulla separazione delle carriere.

 

MELONI IGNORA IL COLLE

FRANCESCO MALFETANO per "la Stampa" - Estratti

 

MATTARELLA MELONI CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA 4

Centotrentaquattro secondi. Tanto basta a Giorgia Meloni per spazzare via ogni dubbio: l'appello di Sergio Mattarella al «rispetto vicendevole», pronunciato al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, non cambia la linea del governo sui giudici. Poche ore dopo quell'intervento, la premier torna davanti alle telecamere di Palazzo Chigi e affida a un video – calibrato per i social e utile per i tg della sera – un nuovo affondo contro «decisioni oggettivamente assurde» della magistratura che, sostiene, ostacolano l'azione dell'esecutivo. Il tempismo è la sostanza del messaggio.

 

Nessuna retromarcia, nessun ammorbidimento dei toni.

 

Martedì Meloni aveva evocato il caso di un immigrato algerino trattenuto in un Cpr e poi liberato nonostante «23 condanne alle spalle», con tanto di richiesta di risarcimento da 700 euro al Viminale. Ieri cambia bersaglio ma non registro: nel mirino finisce la sentenza del tribunale di Palermo che ha condannato lo Stato a versare 76 mila euro più interessi all'ong tedesca Sea Watch per il blocco della nave dopo la forzatura del divieto di ingresso in porto da parte dell'allora comandante Carola Rackete, già ex eurodeputata. Poco importa se nel mezzo è arrivato il richiamo di Mattarella. Se per qualche ora il governo prova a marcare il fatto che il Colle si riferisse tanto ai giudici quanto alla politica per non evidenziare la frattura, alla fine il messaggio meloniano è netto.

GIORGIA MELONI - IGNAZIO LA RUSSA - SERGIO MATTARELLA - 25 APRILE 2025 - FOTO LAPRESSE

Senza neanche più il consueto distinguo su «una parte politicizzata» dei giudici.

La premier si dice «senza parole». Ma le trova, eccome.

 

E sono durissime. Nei corridoi di via della Scrofa raccontano che i sondaggi sul referendum sulla giustizia non consentono esitazioni. L'esito appare più incerto di quanto preventivato e la mobilitazione dell'elettorato necessaria a far prevalere il "sì" non è scontata. I toni «devono» restare alti. Anche a costo di un nuovo attrito istituzionale che rischia di complicare l'altra partita che si gioca in parallelo: la riforma della legge elettorale, dossier che richiede un clima meno incendiario di quello attuale.

È l'assaggio di una strategia che, a meno di una clamorosa inversione di tendenza misurata dai dati nei prossimi giorni, la presidente del Consiglio non intende modificare fino al voto del 22-23 marzo.

 

SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI

Al di là dei richiami al merito della riforma lanciati fin qui, la scelta è quella della personalizzazione. Meloni mette sé stessa al centro della contesa. Ha chiesto sostegno ai ministri, ma è convinta di dover guidare in prima persona la campagna, per controllare tempi, linguaggio e intensità. In quest'ottica si spiega anche la gestione del caso Carlo Nordio.

 

(...)

Più presenza, più visibilità, più iniziativa personale. In tv, come il passaggio a sorpresa a Cortina per applaudire gli azzurri dello short track alle Olimpiadi invernali. Eventualmente anche a Sanremo, se servirà a intercettare un pubblico più ampio. Nelle piazze, a Milano il 12 marzo con i comitati del "Sì" di Fratelli d'Italia. O, nel caso, a Napoli se dovesse servire sfidare apertamente Nicola Gratteri. Comunque, sui social, con nuovi video da Palazzo Chigi per sfogliare a favore di telecamera il faldone sugli errori giudiziari che da settimane campeggia sulla sua scrivania. È lì dentro, ne è convinta Meloni, che si nasconde la chiave per ribaltare una partita che oggi appare più aperta del previsto.

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