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I FRATELLINI D’ITALIA SONO FINITI NELLE SABBIE MOBILI DELLA LEGGE ELETTORALE – LUNEDÌ SARÀ L’ULTIMO GIORNO UTILE PER PRESENTARE EMENDAMENTI AL “MELONELLUM” E NELLA MAGGIORANZA RESTA IL MURO CONTRO MURO SULL’INTRODUZIONE O MENO DELLE PREFERENZE, VOLUTA DA FDI – LA LEGA È CONTRARIA (COME FORZA ITALIA), MA SALVINI PROVA A SPARIGLIARE, SPIAZZANDO ANCHE I SUOI: “NOI NON ABBIAMO POSIZIONI FERME” – IL MELONIANO DONZELLI TENTA UN COMPROMESSO, IPOTIZZANDO UN SISTEMA MISTO: CAPILISTA BLOCCATI E POI PREFERENZE. MA LA CORTE COSTITUZIONALE POTREBBE BOCCIARE QUESTA SOLUZIONE...
Estratto dell’articolo di Cesare Zapperi per il “Corriere della Sera”
matteo salvini roberto calderoli
La clessidra sta finendo la sabbia. Per la presentazione degli emendamenti al testo della nuova legge elettorale c’è tempo fino a lunedì 13. E sulle preferenze nella maggioranza di centrodestra siamo fermi al muro contro muro: da un lato, Fratelli d’Italia e Noi moderati che le vogliono; dall’altro, Forza Italia e Lega che non ne vogliono sapere.
[…] il leader della Lega Matteo Salvini si è lasciato sfuggire una frase che è parsa aprire uno spiraglio, fosse anche per un compromesso. «Se il no alle preferenze della Lega resta fermo? Noi non abbiamo posizioni ferme a proposito della legge elettorale ma su temi economici, sociali e di sicurezza. Ci sono i tecnici che ci stanno lavorando. Io sono sempre stato eletto con le preferenze sia a Milano sia a Bruxelles ma questo non toglie e non aggiunge nulla».
GIORGIA MELONI GIOVANNI DONZELLI
Parole dal sen fuggite senza una reale volontà politica dietro o c’è dell’altro? Difficile dire, perché dentro la Lega sono tutti persuasi che la linea anti preferenze, più volte ribadita anche nell’ultimo Consiglio federale, non è cambiata. Chi conduce le trattative per il Carroccio, come il ministro Roberto Calderoli che in tema di leggi elettorali ha una certa esperienza (non sempre positiva), tiene la bocca rigorosamente cucita.
Mercoledì i rappresentanti dei partiti hanno discusso per quattro ore senza arrivare a una conclusione. «Se avessimo avuto una posizione comune, certa e precisa, su come affrontare il tema delle preferenze, sarebbe già stata nel testo della legge che abbiamo depositato» ha spiegato ieri Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
E ha aggiunto: «Le preferenze così come le conosciamo in Italia, nei Comuni, sono un unicum nel mondo. Stiamo anche guardando come funziona negli altri Paesi, per cercare di realizzare una soluzione magari moderna, al passo con i tempi. Stiamo lavorando su varie ipotesi e vedremo: magari troveremo una soluzione sulla quale saremo tutti d’accordo, magari no». […]
Certo la matassa è piuttosto ingarbugliata. Antonio Tajani ieri ha prima dato una risposta secca apparsa poco conciliante («La legge elettorale la fa il Parlamento, non Giorgia Meloni»), poi ha smorzato i toni: «Sono in corso riunioni tra i nostri esperti per parlare della legge elettorale, ascolteremo le proposte ma la nostra posizione è quella del testo approvato. Vediamo i tecnici cosa faranno e quali saranno le proposte che verranno concretamente dagli altri».
[…] qualcuno ha messo sul tavolo l’ipotesi compromesso: capilista bloccati e poi preferenze. Ma ci sono forti dubbi che una soluzione mista del genere possa passare indenne dal vaglio della Corte costituzionale. E poi, si osserva, quella formula è ben accettata dai partiti più grandi (FdI e Pd) ma per tutti gli altri non porterebbe alcun vantaggio. E quindi, anche il sistema misto si avvia verso la rottamazione.
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