DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER…
MELONI NON HA FATTO I CONTI CON MATTARELLA – C’È UN GROSSO OSTACOLO AL DESIDERIO DELLA DUCETTA DI ANDARE A ELEZIONI ANTICIPATE, DOPO IL PASTROCCHIO SULLA LEGGE ELETTORALE – MARCELLO SORGI: “UN'OCCASIONE COSÌ, MELONI SE LA SAREBBE SOGNATA. PUÒ CHIUDERE LA LEGISLATURA PRIMA CHE SCHLEIN E CONTE, E VANNACCI, ABBIAMO IL TEMPO DI ORGANIZZARSI. MA, C'È UN MA. SE SI APRE LA CRISI, LE CARTE PASSANO NELLE MANI DEL CAPO DELLO STATO. LA PRIMA MOSSA DI MATTARELLA SARÀ DI CHIEDERE A MELONI DI RIPRESENTARSI ALLA CAMERA E RIVOLGERSI ALLA PROPRIA MAGGIORANZA. LA PREMIER A QUESTO PUNTO DOVREBBE CONSIDERARE SE SIA CREDIBILE LO SPETTACOLO DI UNA COALIZIONE CHE SI LIQUEFA IN PARLAMENTO, E MAGARI PURE IN DIRETTA TV, PER POI RIPROPORSI TALE E QUALE DOPO L'EVENTUALE SCIOGLIMENTO DELLE CAMERE…”
Estrato dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”
sergio mattarella giorgia meloni
Un'occasione così, Meloni se la sarebbe sognata. Come dicevano in tanti ieri sera nei corridoi di Montecitorio, può giocarsi la carta delle elezioni anticipate, chiudere la legislatura prima che Schlein e Conte, e Vannacci, abbiamo il tempo di organizzarsi e andare al voto con la bandiera di chi voleva restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti [...]
Ma, c'è un ma, e la premier ne è perfettamente consapevole. Se si apre la crisi, le carte passano nelle mani del Capo dello Stato. Mattarella sarà il primo a ricordare a Meloni che è "soltanto" una presidente del consiglio, non una premier elettiva come avrebbe voluto diventare se la sua riforma fosse andata in porto.
AULA DELLA CAMERA RESPINGE L'EMENDAMENTO DI FDI SULLE PREFERENZE
La differenza tra un sistema parlamentare e uno populista sta tutta lì. La prima mossa del capo dello Stato sarà di chiedere a Meloni di "parlamentarizzare" la crisi, cioè di ripresentarsi alla Camera e rivolgersi alla propria maggioranza, per verificare se il voto sulle preferenze di ieri sera sia stato un incidente, o se si sia verificata una rottura più seria all'interno del centrodestra, tale da impedire che la legislatura vada avanti.
Meloni a questo punto dovrebbe considerare se sia credibile e quanto lo spettacolo di una coalizione che si liquefa in Parlamento, e magari pure in diretta televisiva, per poi riproporsi tale e quale dopo l'eventuale scioglimento delle Camere.
giorgia meloni ignazio la russa sergio mattarella parata 2 giugno foto lapresse
E soprattutto dovrebbero rifletterci su i suoi alleati Tajani e Salvini, contrari all'emendamento sulle preferenze, e sospettati di aver dato via libera su un voto così importante ai franchi tiratori. I quali, sia detto per inciso, non hanno bisogno che qualcuno li inviti a tradire nel segreto dell'urna: lo fanno da soli. [...]
Infine c'è un'altra possibile via d'uscita da questa situazione: che Meloni non si dimetta e ricucia la sua maggioranza. Dipenderà anche dall'ipotesi, che il Quirinale potrebbe ventilare - o anche no, per evitare forzature in un momento come questo - che in caso di vera crisi politica del centrodestra, si formi un governo elettorale per condurre il Paese al voto in un clima più sereno.
matteo salvini antonio tajani - foto lapresse
EMENDAMENTO DI FDI SULLE PREFERENZE BOCCIATO ALLA CAMERA
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
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