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E ORA IL CAMPO LARGO COSA FARA’? LA MELONI TIRA DRITTO SULLA LEGGE ELETTORALE CON L'OBBLIGO DI DESIGNARE IL CANDIDATO PREMIER AL MOMENTO DI DEPOSITARE IL PROGRAMMA E LE LISTE DELLA COALIZIONE – QUESTO SIGNIFICA CHE CONTE E SCHLEIN DOVRANNO PASSARE DALLE PRIMARIE PER INCORONARE IL LEADER ANTI-MELONI - PEPPINIELLO SI PREPARA ALLA CONTESA, MA SI GUARDA BENE DAL DIRE CHE L'OBBLIGO DI INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER GLI FA COMODO, VISTO CHE I SONDAGGI LO DANNO IN VANTAGGIO CONTRO SCHLEIN – I TIMORI AL NAZARENO CHE GLI STRASCICHI DELLE PRIMARIE POSSANO PESARE NELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE POLITICHE E ALLONTANARE UN PEZZO DI ELETTORATO…
Niccolò Carratelli per “La Stampa” - Estratti
Il problema non è tanto restare uniti nella battaglia parlamentare sulla legge elettorale, quanto non dilaniarsi dopo che sarà approvata. In Parlamento Pd, M5s, Avs, ma anche Italia Viva e +Europa, hanno intenzione di tenere una linea comune, anche in vista degli emendamenti da presentare.
(...) «Per noi collaborare a questo testo, che loro si sono acconciati e confezionati secondo le loro esigenze, lo vedo assolutamente improbabile», avverte il presidente M5s Giuseppe Conte.
Per Stefano Bonaccini «la legge è da rigettare completamente», anche se il presidente Pd sarebbe pronto a battersi «solo per introdurre le preferenze, visto che Meloni un tempo le voleva». Ma la linea di chi vorrebbe provare a migliorare il testo appare minoritaria, se pure Dario Franceschini, uscito allo scoperto di recente per suggerire il confronto, ora frena, perché è «evidente la volontà della maggioranza di approvarsi da sola e in fretta una legge fatta su misura» e questo «chiude ogni spazio di intesa tra avversari», spiega il senatore dem ed ex ministro.
Dunque, l'attenzione si sposta già a quando le nuove regole del gioco, così come sono state riviste dal centrodestra, saranno approvate a colpi di maggioranza. A cominciare dall'obbligo di designare il candidato premier al momento di depositare il programma e le liste della coalizione. Reso più stringente dalla minaccia di rendere inammissibili le liste «che non abbiano dichiarato il nome e cognome della persona da indicare come proposta per l'incarico di presidente del Consiglio».
Una pura formalità per il centrodestra, visto che nessuno si sogna di mettere in discussione la ricandidatura di Giorgia Meloni. Non è così nel centrosinistra, dove un leader riconosciuto non c'è.
Al Nazareno questo vincolo non piaceva nella versione originaria, quando era più sfumato, e piace ancora meno adesso. Elly Schlein, se potesse, eviterebbe volentieri il passaggio delle primarie, preferendo adottare il criterio già in voga a destra: dopo le elezioni, il leader del partito più votato all'interno della coalizione viene proposto come premier. Ma la segretaria Pd sa bene che, a prescindere dalla legge elettorale, questa strada è sbarrata.
Perché Giuseppe Conte non accetterebbe mai di incoronarla senza coinvolgere i cittadini e perché, fanno notare fonti dem, «sarebbe impensabile andare alle elezioni senza avere un leader da contrapporre a Meloni». Insomma, se gli avversari «hanno inserito questo obbligo per metterci in difficoltà, non si facciano illusioni: per noi non cambia nulla, le primarie sono comunque necessarie».
Lo pensano, a maggior ragione, dalle parti del Movimento, dove tutti sanno che l'unico modo per sperare di rivedere Conte a Palazzo Chigi è portare Schlein alla sfida dei gazebo e del voto online. Per «allargare il più possibile la partecipazione», spiegano fonti M5s, anche oltre il perimetro del centrosinistra.
Il leader 5 stelle si prepara alla contesa, ma si guarda bene dal dire che l'obbligo di indicazione del candidato premier, tutto sommato, gli fa comodo. Anzi, sostiene che «rappresenta una criticità, perché «prefigurare già un'indicazione vincolante per il capo dello Stato è anche un problema costituzionale», avverte Conte. Il possibile conflitto con l'articolo 92, evidenziato da diversi giuristi, non inciderà nell'immediato, visto che un eventuale ricorso alla Consulta avrebbe tempi lunghi, oltre l'appuntamento elettorale.
giorgia meloni - videomessaggio al convegno L'Italia del Pnrr
Dunque, se la legge viene approvata a colpi di maggioranza, «saremo obbligati a scegliere prima e lo faremo nel solo modo possibile, allo stato attuale: le primarie – conferma Goffredo Bettini –. In questo caso, saranno decisivi la lealtà e il clima fraterno che sono necessari per affrontare questa prova». E qui si annidano le preoccupazioni di quanti, dentro al Pd, preferirebbero tenere chiusi i gazebo. Nel timore che gli strascichi della competizione interna possano pesare nella successiva campagna elettorale per le Politiche e allontanare un pezzo di elettorato. Del Pd o del M5s, a seconda di chi perderà le primarie.
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