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Tonia Mastrobuoni per "la Stampa"
Ci mancava solo l'Olanda. Stamane il primo ministro Mark Rutte si recherà dalla regina per rassegnare le dimissioni: il suo alleato di governo, il capo dell'estrema destra Geert Wilders, ha ritirato l'appoggio all'esecutivo perché si rifiuta di firmare la manovra che dovrà riportare i Paesi Bassi entro l'obiettivo del 3% nel 2013. Si avvicina anche nel Paese tradizionalmente più vicino al rigorismo tedesco da sempre annoverato tra i «falchi», lo spettro delle elezioni anticipate e il deragliamento dal percorso di risanamento.
Una notizia destinata ad aggravare la tensione sui mercati, già in fibrillazione da giorni per le elezioni francesi - gli investitori tifano per il perdente Sarkozy - e per la spirale recessiva in Spagna. Ma anche per i segnali di smottamento che provengono dall'Italia.
L'analisi di Silvio Peruzzo, economista dell'area euro per Royal Bank of Scotland, è inquietante: «Prevedo tensioni crescenti sui titoli di Stato italiani» i cui rendimenti sui decennali hanno toccato alla fine della scorsa settimana i 400 punti di differenziale con il Bund tedesco. «Nella seconda metà del 2012 lo spread potrebbe tornare a 500 punti, ai livelli di fine anno», è il pronostico funesto dell'economista. Ai livelli cioè che hanno determinato a novembre il cambio di guardia a Palazzo Chigi tra Berlusconi e Monti.
Naturalmente, in questi giorni gli occhi sono puntati soprattutto sulla Francia. Peruzzo sostiene che «una fetta non residuale del mercato tifa ancora Sarkozy». Preoccupa che «chiunque vinca le elezioni debba impegnarsi in una correzione del deficit dell'1,5%» attualmente il disavanzo viaggia a ritmi del 5,2. Ma della campagna del socialista non sono piaciute le promesse di abbassare l'età pensionabile o di assumere più dipendenti pubblici.
E soprattutto, l'impegno a rinegoziare il Fiscal compact europeo e il mandato della Bce. Ed Yardeni, un altro influente analista finanziario, ha ricordato un altro motivo di preoccupazione: «Per me la Francia è sempre stata l'anello più debole dell'Europa» perché sue banche sono «pesantemente esposte verso i Paesi periferici». Basti pensare al fatto che erano, assieme a quelle tedesche, le più imbottite di titoli greci.
Peruzzo, lucidamente, prevede che per Hollande sarà difficile andare allo scontro frontale con Angela Merkel sul nuovo Patto di stabilità se i mercati crolleranno il giorno dopo la sua nomina all'Eliseo. Insomma, avendo il mercato «una capacità di persuasione piuttosto rilevante», alla fine dovrà desistere dai suoi piani più radicali.
Ma secondo l'economista la pressione salirà anche sui titoli spagnoli e italiani per un motivo molto semplice: ormai il mercato ha imparato che la Bce interviene, quando la situazione precipita. Comprando titoli di Stato o, nella peggiore delle ipotesi, lanciando aste triennali. E ne approfitta. Finché non appariranno i primi aspetti positivi delle misure di aggiustamento e l'Europa riemergerà dalle secche della recessione con una prospettiva reale di rinascita economica, «sarebbe saggio che la Bce si assumesse quest'onere», conclude Peruzzo. Perché è inutile illudersi: i mercati non molleranno.
MARK RUTTE
ANGELA MERKEL
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Geert Wilders
Spread
FRANCOIS HOLLANDE
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