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''MONTANTE NON GESTIVA IL POTERE, LO CREAVA'' - NELLE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA A 14 ANNI DELL'EX PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA SICILIA, IL GUP LO DEFINISCE ''MOTORE IMMOBILE DI UN MECCANISMO PERVERSO DI CONQUISTA E GESTIONE OCCULTA DEL POTERE CHE, SOTTO LE INSEGNE DI UN'ANTIMAFIA ICONOGRAFICA, HA OCCUPATO LE ISTITUZIONI MEDIANTE CORRUZIONE SISTEMATICA E OPERAZIONI DI DOSSIERAGGIO''
Michela Allegri per “il Messaggero”
È stato «il motore immobile di un meccanismo perverso di conquista e gestione occulta del potere che, sotto le insegne di un'antimafia iconografica», ha occupato le istituzioni «mediante corruzione sistematica e operazioni di dossieraggio», con la creazione di una «mafia trasparente». Nelle motivazioni con cui lo scorso 14 maggio ha condannato a 14 anni l'ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, il gup di Caltanissetta definisce l'imprenditore «il demiurgo non già del linguaggio dell'antimafia, ma dell'antimafia del linguaggio, che non oltrepassa la soglia delle parole, dei convegni e delle iniziative dallo scarso risultato pratico».
Un'antimafia trasformata in «business utile a garantire un posto ai tavoli che contano». Era un «ricattatore seriale», impegnato nella raccolta incessante di dati riservati e documenti. Per il gup, Montante, condannato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico, ha diretto un sodalizio di cui facevano parte ufficiali di Polizia, dell'Arma e della Finanza. Con uno scopo: «Eliminare il dissenso con il ricorso all'uso obliquo dei poteri accettativi e repressivi statuali, sabotare le indagini; corrompere in maniera sistematica pubblici ufficiali».
Per il magistrato, l'ex presidente di Confindustria aveva elaborato un progetto di «occupazione egemonica» dei posti di potere. Un progetto condiviso da chi sapeva che lui era la chiave di accesso a ministeri, enti pubblici e imprese per ottenere incarichi di prestigio: «Non gestiva potere, ma lo creava», chiosa il gup. Era talmente potente che nemmeno l'allora ministro dell'interno Angelino Alfano «poteva permettersi di contraddirlo».
Tanto che, nel 2013, il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, era stato addirittura organizzato a Caltanissetta: «Una genuflessione istituzionale - proseguono le motivazioni - innanzi a colui che nel 2015, nel pieno della bufera mediatica per il suo coinvolgimento in un'inchiesta per mafia, riusciva persino a farsi rafforzare la scorta».
A indagare su Montante era stata proprio la procura di Caltanissetta. Era stato arrestato nel maggio 2018. I magistrati, facendo accertamenti su presunti legami mafiosi, avevano invece scoperto la rete di spionaggio che teneva informato l'indistriale in tempo reale degli sviluppi della inchiesta. Tutti si rivolgevano a lui per ottenere favori: agli atti, una novantina di raccomandazioni arrivate tra il 2007 e il 2015.
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