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Arianna Finos per Repubblica
Paolo Virzì è il nuovo direttore del Torino Film Festival. Dopo la scadenza del mandato di Gianni Amelio, che ha guidato la rassegna per quattro anni, e il forfait di Gabriele Salvatores (con strascico di polemiche e veleni) ieri sera il Comitato di gestione del Museo nazionale del cinema ha dato l'annuncio.
Il regista esprime l'entusiasmo dal telefono di casa: «Mi sembrava che questo Festival meritasse un affettuoso sostegno in un momento in cui da parte dei maligni si insinuava che ci fossero nubi tempestose, quando invece parliamo di una realtà culturale tra le più belle, che deve essere benvoluta e amata».
Salvatores ha dato forfait perché voleva la sua squadra. E lei?
«Non ho la superbia di pensare di saper fare il direttore, non è il mio mestiere. Ma c'è una bella ed efficiente squadra, guidata da Emanuela Martini, che ho apprezzato nelle precedenti edizioni. à un festival che conosco bene e ho frequentato fin da quando era più di nicchia. Negli ultimi anni ha preso rilievo mediatico crescente, grazie agli investimenti del Comune e della Regione, fino agli strepitosi contributi di Moretti e Amelio».
Quando l'hanno contattata?
«Con i rappresentati istituzionali eravamo in contatto da un po'. All'inizio mi sembrava una scelta che poteva mettermi nei pasticci. I grandi festival non sono diretti da registi e questa è stata un'eccezione iniziata con Moretti. Poi ho capito che avevano piacere di un mio contributo, magari acerbo in senso tecnico ma spinto da una grande passione per i contenuti. E mi hanno garantito che potrò girare il mio film a febbraio 2013».
Come sarà il suo festival?
«Mi piacerebbe dare spazio a diverse lingue ed esperienze e a giovani cineasti. Mi è sempre piaciuto lo stile informale, appassionato di Torino. Non ho antipatia per le passerelle e le star, non rimanderei indietro Angelina Jolie, ma non possono esserci sprechi di soldi per jet e cachet delle star».
Pronto alla guerra con altri festival?
«Non ho da proteggere un ego da direttore, penso che il Festival di Roma ormai esiste. à l'ora di dare una mano: non c'è da fare una disfida tra chi ha il red carpet più lungo».
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