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“NON ASCOLTANDO MATTARELLA GIORGIA MELONI HA CERTIFICATO CHE IL REFERENDUM SARÀ SUL GOVERNO E SU DI SÉ. CON ANNESSE CONSEGUENZE” - “LA STAMPA” SPIEGA IL SENSO DELLA SFIDA AL COLLE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO L’USCITA DI MATTARELLA A DIFESA DEL CSM, RINCARA E ATTACCA DI NUOVO I MAGISTRATI – “LA PREMIER HA REAGITO ASSECONDANDO QUELLA MENTALITÀ SOSPETTOSA E COMPLOTTARDA SULL'OPERATO DEL QUIRINALE. TRUMPISMO IN PUREZZA, NEL SENSO DI GIUDICI COME "NEMICI" CHE IMPEDIREBBERO DI GOVERNARE E UNA RIFORMA PRESENTATA COME UNA SPEDIZIONE PUNITIVA” – L’AVVISO AI NAVIGANTI DI MATTARELLA CON IL DISCORSO AL PLENUM DEL CSM: "ULTERIORI FORZATURE DA PARTE DEL GOVERNO NON SARANNO AMMESSE" - IN VISTA DELLA VOLATA REFERENDARIA, LA PREMIER VALUTA PURE DI PARTECIPARE ALLA SERATA DI DEBUTTO A SANREMO PER AVERE PIU' VISIBILITA'....

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COSÌ LA PREMIER SFIDA ANCHE IL COLLE 

Alessandro De Angelis per “la Stampa” - Estratti

 

Secondo la grammatica di una volta, Carlo Nordio non se la sarebbe cavata con un comunicato di circostanza sul discorso di Sergio Mattarella, come se riguardasse altri e non ne fosse il destinatario principale. Si sarebbe posto, nell'ambito di un imbarazzo condiviso nel governo, il tema del suo passo indietro.

 

meloni mattarella

L'uscita del capo dello Stato a difesa del Csm è davvero senza precedenti. Ed è stata determinata dall'accusa di "metodi mafiosi" da parte – anche qui senza precedenti – di un guardasigilli in carica. Che, per i successivi tre giorni, non ha trovato occasione per correggersi, né è stato spinto a correggersi o redarguito. 

 

E, sempre secondo la grammatica di una volta, dalle parole di Mattarella si sarebbe sentita interrogata anche Giorgia Meloni. 

(...)

 

 Il capo dello Stato per ben due volte ha usato la parola "necessità", come a dire che si è trovato costretto a un atto eccezionale, ma non ha alcuna intenzione di essere trascinato nella pugna, purché tutto rientri nei binari della correttezza: si possono sostenere le ragioni di una riforma, anche con vigore, ma senza denigrare quotidianamente la magistratura e i suoi organismi.

 

MATTARELLA MELONI CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA 1

Insomma, Giorgia Meloni avrebbe potuto cogliere l'occasione per cambiare registro. In fondo, un'eventuale vittoria su un cumulo di macerie non fa bene a nessuno e una sua eventuale sconfitta, su questi presupposti, non è a costo zero per lei. 

 

È accaduto esattamente l'opposto. Ed è la ragione per cui Nordio non è stato mai sanzionato. Il guardasigilli ci avrà anche messo del suo nella scelta del bersaglio grosso e di parole particolarmente infelici ma, in fondo, è perfettamente in linea con l'impostazione di Giorgia Meloni.

 

La conferma, di una linea che non cambia e del suo sfrontato rilancio, è nel video postato proprio poche ore dopo il discorso di Mattarella, tutto incentrato sul rispetto tra le istituzioni.

 

sergio mattarella giorgia meloni altare della patria 2 giugno 2025

È il secondo video in due giorni in cui, con toni piuttosto virulenti, la premier attacca i giudici, in perfetta sintonia col canovaccio seguito finora: la politicizzazione della pugna, scaricando sul presunto pregiudizio delle toghe tutto ciò che non va, dal Ponte sullo Stretto al tema immigrazione e sicurezza. 

 

La reazione dà il senso della sfida al Colle. Invece di rispettare il cartellino giallo, di fronte a un passaggio molto delicato, Giorgia Meloni ha reagito assecondando quella mentalità sospettosa e complottarda sull'operato del Quirinale che la porta vivere il richiamo come un drappo rosso davanti a cui eccitare ancor di più la corrida.

 

Anche mettendo in conto una tensione istituzionale strisciante. Trumpismo in purezza, nel senso di giudici come "nemici" che impedirebbero di governare e una riforma presentata come una spedizione punitiva. Unzione popolare contro regole. 

 

È un registro che la porterà, inevitabilmente, a una campagna elettorale all'insegna della crescente politicizzazione fino alla personalizzazione. Non ascoltando Mattarella ha certificato che il referendum sarà sul governo e su di sé. Con annesse conseguenze. 

giorgia meloni e sergio mattarella - consiglio supremo della difesa

 

 

 

PER IL QUIRINALE IL CONFINE È SUPERATO 

Ugo Magri per “la Stampa” - Estratti

 

(…) Mattarella, che non è nato ieri, riconosce il diritto di sostenere ciascuno i propri argomenti, anche sopra le righe, perché siamo un Paese libero (e finché lo siamo). Mette però un limite invalicabile, ribadito ieri: le istituzioni, perlomeno quelle, non debbono farsi guerra tra loro.

 

Le delegittimazioni reciproche non sono tollerabili. Il governo, nella persona del ministro di Grazie e giustizia, è tenuto ad astenersi dalle aggressioni verbali nei confronti del Csm, istituito dalla Costituzione a garanzia dei magistrati e a tutela della loro autonomia dal potere politico. Tanto più se a presiedere il Csm è il capo dello Stato in persona. 

sergio mattarella e giorgia meloni - consiglio supremo della difesa

 

Quel confine Nordio l'ha travalicato in un'intervista mai ritrattata e anche volendo Mattarella non poteva far finta di niente. Il ruolo gli imponeva di mettere un freno, sebbene esporsi comportasse dei rischi. Ad esempio di essere frainteso. Oppure di venire arruolato e strumentalizzato nel fronte del No.

 

O ancora di non risultare sufficientemente persuasivo, il che sarebbe il pericolo senza dubbio peggiore. Tuttavia tacere, a fronte di palesi strappi al galateo istituzionale, avrebbe reso ancora più inevitabile farsi sentire tra qualche giorno o tra qualche settimana, magari a ridosso del voto referendario, perché quando si imbocca una china ripida è poi difficile fermare la corsa. E

 

Ecco perché il presidente non le ha mandate a dire segnalando egli stesso l'eccezionalità del proprio intervento davanti al Csm: mai in undici anni si era fatto vivo a Palazzo dei Marescialli per presiedere una riunione ordinaria, con un paio di nomine minori all'ordine del giorno. 

MELONI - FAZZOLARI - GIORGETTI - FITTO - MATTARELLA

 

Una severità necessaria. Tanto più se le intemerate del ministro Guardasigilli, come in molti sospettano, fanno parte di un piano più ampio e dietro gli assalti al Csm c'è un disegno politico di cui Nordio è solo l'esecutore, la testa d'ariete. Motivo di più per mandare da subito un avviso ai naviganti: ulteriori forzature non saranno ammesse. Mattarella se ne fa garante da presidente della Repubblica.

 

Proprio in questa sua veste è intervenuto al Csm e lo ha fatto pesare, certo non per caso. Anche questo è un segnale di determinazione. Vuol dire che Mattarella mette in gioco il prestigio di presidente e la sua vasta popolarità perché nessuno possa immaginare, per imporsi nel referendum del 22 e 23 marzo, di ridurre le istituzioni a un cumulo di macerie fumanti su cui piantare la propria bandiera. 

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