TRAPPOLONE CGIL PER RENZI - NON È SOLO DA GRILLO E DALLA SCARSA AFFLUENZA CHE RENZI DEVE GUARDARSI MA ANCHE DALLO SGAMBETTO DELLA CAMUSSO CON CISL E UIL: DOMANI, A DUE GIORNI DALLE URNE, SCIOPERO DELLA P.A.

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Elisa Calessi per ‘Libero Quotidiano'
I sondaggi che non si possono pubblicare ma che a Palazzo Chigi continuano ad arrivare, sono, per Matteo Renzi, abbastanza tranquillizzanti. Il sorpasso del M5S sul Pd per ora non c'è. Il distacco tra i due non è enorme, va dai 4 ai 6 punti, ma pare difficilmente colmabile.
A meno che un dato, che non è possibile rilevare con precisione, non rivoluzioni tutto. Ed è quel "dato" che preoccupa Renzi e il suo staff. Parliamo dell'affluenza. Fino a qualche settimana fa quasi il 40% degli elettori diceva di non voler andare a votare e pocopiùdel 20% rispondeva di essere incerto. La campagna elettorale sicuramente avrà ridotto queste percentuali. Ma di quanto, non si sa.
Il problema è che, secondo le analisi giunte a Palazzo Chigi, l'affluenza è direttamente proporzionale al risultato del Pd e al distacco che tra questi e il M5S. In altre parole: più gente andrà a votare, meglio andrà il Pd e più sarà ampia la forbice con i grillini. Tanto che ieri, sul sito del Pd, Renzi ha pubblicato una lettera ai militanti in cui chiede l'aiuto di tutti: «I dati delle ultime ore», si legge, «sono straordinariamente incoraggianti. I sondaggi sono ottimi, le piazze piene di speranza, il clima decisamente positivo. Abbiamo la possibilità di rappresentare la prima delegazione dentro il gruppo del centrosinistra europeo».
Ma per farlo bisogna convincere «uno di quelli che vorrebbe astenersi, uno di quelli che magari è deluso dalle promesse non mantenute di Beppe Grillo o impaurito dai toni, uno di quelli che in passato stava con Berlusconi e ora non ci crede più, uno di quelli che era deluso dalla sinistra e ha visto nelle misure del governo segni concreti di giustizia sociale. Una sola persona».
In serata a Otto e Mezzo ha ridotto prudentemente le aspettative: «Noi arriveremo sicuramente primi. In termini assoluti, il Pd prenderà più voti rispetto alle ultime politiche e il M5Smeno».Ha però aggiunto: «Se prendiamo il 31 o il 35% non fa molta differenza. Non credo di arrivare alla cifra di Veltroni. Ma magari sì, chi lo sa?». Scendere sotto il 30%, comunque, «non sarebbe una sconfitta». In ogni caso, non si dimetterà «se lo dice Grillo», ma se «il Parlamento» gli impedirà di fare le riforme.
In serata ha poi pubblicato il suo reddito online: quello del 2012 è di 145.272 euro. Per il resto, la strategia è rispondere alle polemiche con l'azione di governo: ieri,conferenza stampa per presentare la firma dell'accordo tra Qatar Foundation e Regione Sardegna per il Bambin Gesù a Olbia: «Un investimento a regime di un miliardo e 200milionidieurocon 120 posti di lavoro da subito e mille in prospettiva », ha spiegato.
Ma non è solo da Grillo, da Berlusconi e dalla poca affluenza che Renzi deve guardarsi. Cgil, Cisl e Uil, più volte prese di mira dal premier in queste settimane, gli hanno preparato uno scherzo niente male:venerdì, a due giorni dal voto, le categorie della Funzione pubblica delle tre sigle hanno proclamato una mobilitazione contro l'annunciata riforma della pubblica amministrazione. Una protesta che riguarda circa tre milioni di persone, tradizionalmente elettori del centrosinistra.

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