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“NON HO MAI LODATO MUSSOLINI” – CARLO NORDIO PRENDE CARTA E PENNA E SCRIVE A “REPUBBLICA” A PROPOSITO DELLA POLEMICA SUL "PATENTINO ANTIFASCISTA" VOLUTO DAGLI ORGANIZZATORI DELLA FIERA “PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI”: “DAL VOSTRO TITOLO SI EVINCEREBBE UNA MIA NOSTALGIA FASCISTA PER IL VECCHIO CODICE PENALE DI ROCCO. PECCATO CHE IO ABBIA DICHIARATO L'ESATTO CONTRARIO AGGIUNGENDO, 'È PROPRIO UN PARADOSSO CHE SI PRETENDANO ATTESTAZIONI DI ANTIFASCISMO DA CHI NON VUOLE CAMBIARE UN CODICE FIRMATO DA MUSSOLINI'” – LA RIVELAZIONE: “IO VOLEVO ABOLIRE IL CODICE ROCCO. VENT’ANNI FA HO PRESIEDUTO LA COMMISSIONE PER FARNE UNO NUOVO, RIMASTO NEL CASSETTO” – L’ALT A VANNACCI E IL CONTRATTACCO SUL CASO MINETTI: “SI SONO INVENTATI DI TUTTO…”
1 - NON HO MAI LODATO MUSSOLINI
Lettera di Carlo Nordio a “Repubblica” - Estratto
Caro Direttore, mi ha dolorosamente colpito il titolo del vostro articolo "Nordio loda Mussolini" a proposito della polemica sul "patentino antifascista" voluto dagli organizzatori della fiera Più libri più liberi.
Un titolo, infatti, dal quale si evincerebbe una mia nostalgia fascista per il vecchio codice penale di Alfredo Rocco.
Peccato che io abbia dichiarato l'esatto contrario: che a fondamento della nostra giustizia penale vi sia un codice firmato da un dittatore e da un monarca, aggiungendo,
«è proprio un paradosso che si pretendano attestazioni di antifascismo da chi non vuole cambiare un codice firmato da Mussolini».
(...) Aggiungo che vent'anni fa ebbi l'onore di presiedere la Commissione ministeriale per la stesura di un nuovo codice penale, lavoro compiuto ma mai arrivato in Parlamento. Era nostra intenzione proporlo dopo la prova referendaria.
2 - CARLO NORDIO - NORDIO E IL CASO DEL CODICE DI MUSSOLINI: NON ERA AFFATTO UNA LODE, IO LO VOLEVO ABOLIRE
Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera” - Estratti
giorgia meloni e carlo nordio alla camera foto lapresse
Ministro Carlo Nordio, non è che parlando del «patentino antifascista» chiesto da Più libri Più liberi ha difeso il codice di Mussolini e solo dopo ha fatto retromarcia?
«Esattamente il contrario. Io volevo abolire il codice Rocco. Vent’anni fa ho presieduto la commissione per farne uno nuovo, rimasto nel cassetto».
Ora il ministro è lei.
«Abbiamo dato precedenza al referendum. E temo che in quest’ultimo anno la riforma radicale sarà impossibile. Ma spero di intervenire».
(...)
Andrà a quella fiera?
«Se me lo chiederanno. Con un’attestazione che sono contro tutti i totalitarismi: fascismo e comunismo, lager e gulag, braccio teso e pugno chiuso, patto Ribbentrop Molotov, sono tutte manifestazioni di ideologie aberranti. Per questo mi ha irritato leggere “Nordio loda Mussolini”».
Dice che anche nel caso Minetti le fu «attribuito l’opposto» delle sue parole. Perché?
«Si sono inventati tutto: dalla mia colpa di aver istruito la pratica in modo fazioso alla mia visita al ranch di Cipriani. Tutte notizie fasulle per le quali l’opposizione ha chiesto le mie dimissioni. Ora se ne dovrebbe vergognare».
L’attacco di Meloni al «patentino antifascista» non c’entra con Vannacci che vi sta spingendo a destra?
«L’europeismo democratico di Giorgia Meloni, e del suo governo, è dimostrato dal suo prestigio internazionale. Niente a che vedere con nostalgie fasciste. Vannacci ha un’altra strategia: depauperare il centrodestra, far andare al governo il Campo largo, sapendo che in un paio di anni sarebbe lo sfacelo, con spread intollerabile e coalizione sgretolata, così gli italiani, inferociti, voterebbero la protesta estrema, come è accaduto con Le Pen e gli estremismi sovranisti in Ue».
Quindi niente alleanze?
«Finché Vannacci fa Vannacci no».
(...)
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